Dostoevskij nel celebre ritratto fotografico di Panov del 1880

Di cosa parliamo quando parliamo di libertà

Ah, la libertà… Un valore sacro, inviolabile per noi occidentali, più della stessa vita (come se, di vite, ne avessimo a disposizione due, tre, quattro). Quante volte abbiamo sentito dire, di un uomo, spesso prematuramente scomparso, “è un martire della libertà?”. Tutto molto bello, nobile e commovente, ma, concretamente, di cosa parliamo, noi occidentali, da un paio di secoli a questa parte, decennio più decennio meno, quando parliamo di libertà? Credo che meglio d’ogni altro lo spieghi Dostoevskij nelle Note invernali su impressioni estive, caustico e illuminante resoconto del suo primo viaggio in Europa:

Che cos’è la liberté? La libertà. Quale libertà? La libertà, per tutti uguale, di fare quello che si vuole, nei limiti della legge. Quando è possibile fare tutto quello che si vuole? Quando si possiede un milione. La libertà dà un milione a testa? No. Che cos’è un uomo senza un milione? Un uomo senza un milione è colui che non fa tutto quello che vuole, bensì è colui del quale si fa tutto quello che si vuole.

Per comprendere davvero la Russia è necessario leggere Dostoevskij. Per comprendere davvero l’Europa, come dimostra questo illuminante passo delle Note invernali, pure. Forse, chissà, lo è anche per comprendere davvero la Cina e l’India. Perché leggere Dostoevskij è necessario per comprendere davvero l’uomo.