Amici e parenti

L’amicizia […] è qualcosa di più complesso. È lunga e difficile da ottenere, ma una volta che ce l’ha non se ne libera più, e con essa deve fare i conti. Non s’illuda che gli amici le telefonino tutte le sere, come dovrebbero, per sapere se non è proprio quella la sera in cui ha deciso di suicidarsi, o più semplicemente se ha bisogno di compagnia, se ha voglia di uscire. Ma no, se telefonano, stia pur tranquillo, lo fanno la sera in cui non è solo, e in cui la vita è bella. Al suicidio la spingerebbero, semmai, in virtù di ciò che secondo loro lei deve a se stesso. Mio caro signore, ci guardi il cielo dalla troppo alta considerazione dei nostri amici! Quanto a coloro la cui funzione è quella di amarci, intendo dire parenti e affini (che razza di espressione!), qui è tutt’altra musica. Loro la parola giusta ce l’hanno, ma per sparare a zero; telefonano come se impugnassero una carabina. E hanno buona mira.

Albert Camus, La caduta.

Meglio, molto meglio la simpatia, spiega Clamence, che è più facile da trovare e non impegna, non delude, non uccide. Meglio ancora la solitudine, ma è soltanto un parere personale.