I creatori: morti

Non lavorava come tutti coloro che lavorano per vivere, bensì come uno che, in nessun conto avendosi quale uomo vivente, ma desideroso soltanto di essere considerato un creatore, null’altro voglia che lavorare, e per il resto se ne vada attorno grigio e insignificante, pari all’attore che ha smesso il trucco e che non è nulla se nulla ha da rappresentare. Lavorava muto, chiuso, invisibile e pieno di disprezzo verso quei piccoli mestieranti per i quali l’ingegno non è che ornamento da società, che, ricchi o poveri non importa, si mostravano in pubblico arruffati e cenciosi o ricercavano il lusso in eccentriche cravatte, e insomma erano convinti di menare una vita insuperabilmente felice, affascinante ed artistica; senza sapere che le opere di valore nascono solo sotto il premere di una vita cattiva, che colui che vive non lavora e che, per essere perfetti creatori, bisogna essere morti.

Thomas Mann, Tonio Kröger.

L’arte è morte.