Caspar David Friedrich, La stella della sera, 1830 circa

Goethe, «Le affinità elettive»: il cieco dominio del destino. Seconda parte

IV.

Il momento in cui Edoardo e Carlotta si uniscono carnalmente, tradendosi, è uno dei più straordinari, suggestivi e inquietanti delle Affinità elettive:

Nel chiarore crepuscolare della lampada, l’inclinazione e la forza dell’immaginazione affermarono subito i loro diritti sulla realtà; Edoardo teneva tra le sue braccia solo Ottilia, e la figura del capitano aleggiava vicina o lontana dall’anima di Carlotta: così, in una specie di prodigio, l’assente e il presente si intrecciavano l’un l’altro con un fascino pieno di beatitudine [1].

È un momento particolarmente suggestivo, di grande impatto: attraverso il corpo della moglie Edoardo si unisce a Ottilia, attraverso il corpo del marito Carlotta si unisce al Capitano. Dietro un rapporto coniugale apparentemente lecito, amorevole e passionale, si cela in realtà il tradimento, un tradimento tutto mentale, immaginario, certo, ma dalle conseguenze concrete, tangibili e terribili. Edoardo e Carlotta si usano per poter finalmente saziare le rispettive passioni adultere; i loro corpi rappresentano dei media legittimi attraverso i quali unirsi agli amanti. Goethe mostra come anche in un rapporto sessuale, in questo caso persino legittimato dal diritto, la mente conti più del corpo. Stando così le cose, un terribile quesito sorge spontaneo: come ci si può fidare dell’altro? Ma il matrimonio di Edoardo e Carlotta non è il coronamento di una affinità elettiva, che pure c’è stata, ma è tramontata da tempo, bensì del capriccio, e queste ne sono le naturali, necessarie conseguenze. Carlotta lo aveva capito, per questo motivo nel suo piano aveva destinato Edoardo a Ottilia, ma allora non seppe imporsi, non seppe evitare l’errore di unirsi in matrimonio a un uomo oramai destinato a un’altra donna. Prima o poi, visti gli stretti legami familiari tra Carlotta e Ottilia, sarebbe accaduto l’inevitabile. Eccolo che accade. Al risveglio, dopo aver dormito sul petto della moglie, a Edoardo sembra, significativamente, di aver commesso un delitto, di aver tradito, al tempo stesso, Carlotta e Ottilia, la moglie e l’amante.

Dall’unione di Edoardo e Carlotta nasce il piccolo Otto, che porta i segni del tradimento immaginario dei due coniugi: ha i grandi occhi di Ottilia e i lineamenti del Capitano, suoi genitori spirituali. Con la nascita del piccolo Otto la legge cieca, inesorabile delle affinità elettive raggiunge probabilmente la sua massima espressione, e la tragica morte del bambino segna per sempre i protagonisti del romanzo «con l’impronta della maledizione» [2].

V.

Carlotta, che vede la passione esuberante, incontenibile di Edoardo per Ottilia, ma non prova gelosia o dolore, s’illude di poter tornare indietro, di poter ristabilire l’equilibrio coniugale precedente all’arrivo del Capitano e di Ottilia allontanandoli dal castello: «Carlotta sperava di poter ristabilire presto i suoi rapporti con Edoardo e accomodava tutto fra sé così ragionevolmente, che la sua illusione non faceva che rafforzarsi: l’illusione di poter ritornare in uno stato anteriore più limitato, di poter ridurre a freno passioni potentemente scatenate» [3]. Qualcosa si è spezzato per sempre e tornare indietro non è possibile. Mentre Carlotta tenta illusoriamente di ricucire l’equilibrio, Edoardo si abbandona alla propria passione per Ottilia, sprofondando giorno dopo giorno in una sorta d’incoscienza. L’inesorabilità della passione per Ottilia lo rende spontaneo e straripante, come se non fosse sposato, come se accanto non avesse una moglie. A tal proposito, il totale mutismo delle coscienze è uno degli aspetti più singolari dell’opera. Come può Ottilia ignorare di offendere Carlotta, la sua benefattrice, con il suo comportamento? La stessa cosa vale per gli altri protagonisti del romanzo, per Edoardo, che asseconda senza il minimo rimorso la propria passione per Ottilia, per Carlotta, che non prova sentimenti negativi legittimi, umani come la gelosia o il dolore, per il Capitano, che arriva persino a giudicare favorevolmente la morte del piccolo Otto, in una manifestazione di spietato cinismo difficile da accettare. «Il loro amore non è per la vita soddisfatta, per l’essere persuaso, bensì pel vicendevole bisogno che ignora la vita altrui» (corsivo mio), scrive Michelstaedter nel passo della Persuasione e la rettorica dedicato all’unione chimica tra il cloro e l’idrogeno, riportato nel terzo capitolo del presente contributo [4]: la cieca necessità delle affinità elettive ammutolisce le coscienze, impedisce all’individuo, come all’elemento chimico, di vedere al di là della propria unione con l’individuo-elemento predestinato, restringe l’orizzonte, tutto concentrato nel «vicendevole bisogno che ignora la vita altrui».

La passione di Edoardo per Ottilia cresce e si rafforza di giorno in giorno, diviene incontenibile, ossessiva, del tutto irrazionale, abbatte ogni freno, ogni precauzione, sebbene sempre all’interno di quelle convenzioni borghesi mai trasgredite da nessuno dei protagonisti, ed egli inizia persino a provare risentimento verso Carlotta e il Capitano, che ostacolano la sua unione con la fanciulla (nella prospettiva capricciosa ed egoistica di Edoardo tutto è sempre stato troppo semplice e immediato). Dall’altra parte Carlotta, sempre cosciente, lucida, razionale, decisa nel suo proposito di rinuncia e sacrificio, rifugiata nella sua illusione di riequilibrio, in cui tuttavia s’insinua il sospetto «che la lontananza non basterà da sola a guarire un male simile» [5]. Inoltre, ciò che Carlotta vorrebbe e dovrebbe dire a Ottilia per dissuaderla dall’errore, vorrebbe e dovrebbe dirlo anzitutto a se stessa: «Vorrebbe ammonire e sente ch’ella stessa potrebbe avere ancora bisogno di ammonimento» [6]. Sono tutti in trappola, e così i protagonisti si trascinano inerti giorno dopo giorno, incapaci di prendere decisioni definitive, come se le cose seguissero il loro corso ordinario, «come avviene anche nei casi più straordinari, quando tutto è in gioco e pur si continua a vivere come se niente fosse» [7].

Carlotta si rassegna alla separazione dal Capitano, rinuncia a lui e crede «di poter pretendere anche dagli altri quel dominio che aveva esercitato sopra se stessa. Ciò che a lei non era stato impossibile doveva essere possibile anche agli altri» [8]. Secondo Citati, Carlotta rinuncia all’amore del Capitano perché può farlo, perché la sua passione non è naturalmente «predestinata come quella di Edoardo e di Ottilia, e nessun segno celeste o demoniaco la proteggeva» [9]. In realtà, la somiglianza del piccolo Otto con il Capitano, ancor più spiccata di quella con Ottilia, perché complessiva, rivela quanto sia profonda e abissale la passione di Carlotta, che pure tenta di mantenere intatto il proprio matrimonio, si sacrifica per Edoardo, che invece non vuol sentire ragioni ed è completamente soggiogato dalla propria passione per Ottilia. Mentre Carlotta vive a tre dimensioni, comprende e considera il passato, il presente e il futuro, Edoardo si concentra tutto nel presente e non vede né comprende altro: è un uomo a una dimensione, la dimensione della soddisfazione del proprio bisogno. La passione per Ottilia, divampata come un incendio improvviso e devastante, ha distrutto di colpo tutto il resto e, al di là del dominio delle affinità elettive e del destino, credo che le ragioni siano anche di carattere psicologico: Edoardo non sa cosa siano la rinuncia e il sacrificio, non lo ha mai saputo. Egli è concentrato tutto nel proprio egoismo, e nella sua egocentrica miopia vede soltanto i segni positivi, favorevoli inviati dal destino in merito al suo legame con Ottilia, non quelli negativi, funesti che pure si accumulano in quantità. In tal senso, le moltissime «corrispondenze reciproche […] nel simbolo della morte», che segnano e attraversano Le affinità elettive dall’inizio alla fine, rappresentandone la simbolica spina dorsale, riproducono, come scrive Benjamin, la tipicità «propria del destino»: «”l’eterno ritorno dell’identico” […] è il segno del destino» [10].

Il confronto tra Carlotta ed Edoardo è un confronto tra dovere, spirito di sacrificio ed egoismo, tra rinuncia e capriccio. Incalzato dalla ragione, dalla coscienza, dalla propria storia, ovvero dai propri capricci passati, perché anche il suo matrimonio postumo con Carlotta non è stato altro che un capriccio, impreparato a incontrare e fronteggiare ostacoli sulla via della soddisfazione dei propri desideri, ineducato alla lotta, come del resto tutti gli altri protagonisti del romanzo, Edoardo decide infine di fuggire, di lasciare il castello-palcoscenico, ponendo tuttavia a Carlotta una condizione, quella di tenere Ottilia con sé, di non affidarla ad altre cure:

Fuori dell’ambito del tuo castello, del tuo parco, affidata a persone estranee, ella appartiene a me, ed io me ne impadronirei. Se invece tu rispetterai il mio sentimento, i miei desideri, le mie sofferenze, se accarezzerai la mia illusione, le mie speranze, anch’io non mi opporrò alla guarigione, qualora mi si offra [11].

Edoardo avanza a Carlotta, di fatto, una richiesta di complicità, e la sua fuga è soltanto un rimandare, un procrastinare l’inevitabile. Edoardo fugge per non vedere distrutto il proprio sogno d’amore, incapace com’è di lottare per esso. Egli preferisce allontanarsi da Ottilia, ma sapendola , nei suoi luoghi, piuttosto che restare e assistere alla partenza dell’amata.

VI.

Tanto per Edoardo quanto per Ottilia, la distanza acuisce la passione: dinanzi a un’affinità elettiva, a un legame predestinato non c’è distanza che tenga, anzi, la separazione e l’assenza alimentano l’immaginazione e nutrono la speranza. Edoardo pensa sempre, ininterrottamente a Ottilia, le è sempre vicino, si scrive a suo nome lettere d’amore alle quali risponde, custodendo con gelosia questa corrispondenza immaginaria (un’attività singolare per un uomo maturo, in cui si mescolano infantilismo e vocazione letteraria). Inoltre Edoardo può contare sul conforto del sogno, in cui si riunisce all’amata.

Tutto quello che mi è capitato insieme a lei si confonde e si sovrappone. Ora firmiamo un contratto: ecco la sua mano e la mia, il suo nome e il mio: si cancellano l’un l’altro, s’intrecciano [12].

Ottilia diviene l’unica realtà di Edoardo, e viceversa, ma la presenza, anche in una fantasia amorosa, del «contratto», dunque della legge, di quel diritto strenuamente, stoltamente rivendicato da Mittler e posto a fondamento della società, se non addirittura della civiltà, mostra come Edoardo, nonostante una passione naturale, necessaria, predestinata resti sempre indissolubilmente legato alla propria dimensione borghese, «agiata e garantita», come la definisce Benjamin in un passo che riprenderemo in conclusione del presente contributo.

La notizia della gravidanza di Carlotta è un colpo durissimo per Edoardo, che decide di partire per la guerra: vedendo Ottilia lontanissima da sé, irraggiungibile, si getta a capofitto nel pericolo, cercando la morte. Edoardo offre la propria testa alla sorte, ma non esiste sulla terra un nemico che possa privarlo della vita. Edoardo è invulnerabile: morire su un campo di battaglia non è il suo destino.

NOTE

[1] Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive, traduzione di Cristina Baseggio, Rizzoli, Milano 2019, p. 177.

[2] Pietro Citati, Introduzione a Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive, cit., p. 46.

[3] Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive, cit., p. 188.

[4] Vedi Johann Wolfgang Goethe, «Le affinità elettive»: il cieco dominio del destino. Prima parte.

[5] Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive, cit., p. 190.

[6] Ivi, p. 191.

[7] Ibidem.

[8] Ivi, p. 203.

[9] Pietro Citati, Introduzione, cit., p. 33.

[10] Walter Benjamin, Le affinità elettive, in Id., Angelus Novus. Saggi e frammenti, a cura di Renato Solmi, Einaudi, Torino 2014, p. 176.

[11] Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive, cit., p. 208.

[12] Ivi, p. 222.