I. Pubblicato nel 1915, il celebre racconto La metamorfosi rappresenta probabilmente l’esito più estremo della visionaria, conturbante e straniante creatività di Kafka. In questo capolavoro dell’assurdo il protagonista, Gregor Samsa, giovane commesso viaggiatore, è vittima di una trasformazione inspiegata e inspiegabile, da uomo in insetto:

«Quando Gregor Samsa si risvegliò una mattina da sogni tormentosi si ritrovò nel suo letto trasformato in un insetto gigantesco. Giaceva sulla schiena dura come una corazza e sollevando un poco il capo poteva vedere la sua pancia convessa, color marrone, suddivisa in grosse scaglie ricurve; sulla cima la coperta, pronta a scivolar via, si reggeva appena. Le sue numerose zampe, pietosamente esili se paragonate alle sue dimensioni, gli tremolavano disperate davanti agli occhi» [1].

Come Il processo e Il castello [2], anche La metamorfosi si apre con il risveglio del protagonista, aspetto che contribuisce in modo determinante, sostanziale a conferire alla vicenda il carattere e l’atmosfera dell’incubo, una delle caratteristiche precipue dell’intera opera di Kafka. Ciò che forse sorprende di più, dopo la metamorfosi, è la reazione, o non-reazione, di Gregor Samsa alla terribile trasformazione, accettata senza orrore, come un evento perfettamente naturale (del resto, quando sogniamo accettiamo la realtà del sogno). Il protagonista si guarda intorno, riconosce le pareti familiari della sua stanza, osserva il campionario di stoffe posto sul tavolo, la figura femminile appesa alla parete, da lui stesso ritagliata e incorniciata, getta uno sguardo fuori e il cattivo tempo lo rattrista nel profondo, infine si domanda se non possa dormire ancora un po’. Il suo pensiero corre subito al lavoro, insoddisfacente e fisicamente dannoso:

«Oh Dio […] che mestiere faticoso mi sono scelto! Sempre in giro, un giorno dopo l’altro. L’affanno per gli affari è molto maggiore che nell’azienda, inoltre devo sopportare anche questa piaga del viaggiatore, i crucci per le coincidenze, i pasti irregolari e cattivi, rapporti umani sempre mutevoli, mai costanti, mai cordiali. Che vada tutto al diavolo!» [3].

In realtà Gregor non ha scelto il suo lavoro, gli è stato imposto dalle circostanze, dalla necessità (egli è una vittima della necessità) e non può licenziarsi, almeno fin quando non avrà raggranellato abbastanza denaro per pagare il debito che i genitori hanno con il suo principale – ancora cinque o sei anni di lavoro. Trasformato in un enorme insetto, Gregor riflette sulla sua vita, modesta e insoddisfacente, come se niente fosse, e in lui subentra – finalmente – una certa apprensione solo quando si accorge di essere in spaventoso – spaventoso più della metamorfosi – ritardo: avrebbe dovuto prendere il treno delle cinque e sono già le sei e mezza del mattino. Gregor è alienato a tal punto da preoccuparsi più del lavoro che della sua terrificante metamorfosi, o almeno così pare. Del resto, egli è «condannato a lavorare per una ditta dove la minima mancanza destava i più grandi sospetti», e quanto il suo impiego sia avvilente, umiliante, schiavizzante, annichilente lo dimostra la visita del procuratore della ditta, che davanti ai genitori gli rimprovera la sua negligenza e il suo scarso rendimento negli ultimi tempi: «anche se non ci troviamo nella stagione migliore per gli affari, non esiste una stagione in cui non si conclude nessun affare, signor Samsa, non deve esistere» [4]. Gregor è schiacciato, svuotato, spersonalizzato, annichilito insomma, dalla logica spietatamente capitalistica della ditta per cui lavora, per cui è costretto suo malgrado a lavorare, essendo l’unico a provvedere al sostentamento di tutta la famiglia, dopo il fallimento, cinque anni prima, dell’impresa paterna. Gregor si trova in trappola, stretto in una morsa: da una parte il lavoro, alienante, annichilente, che lo rende di fatto un automa, dall’altra la famiglia, legata indissolubilmente al suo stipendio. Il protagonista è condannato alla dipendenza ed è come se il suo nuovo, mostruoso, scomodo e goffo corpo da insetto rappresentasse proprio la sua avvilente condizione esistenziale (la metamorfosi sarebbe una sorta di processo di materializzazione di questa condizione).

Gregor non prova orrore per la sua trasformazione, forse già annebbiato da una discreta e salutare dose d’incoscienza bestiale, ma suscita orrore negli altri, nel procuratore, nel padre, nella madre, quando riesce finalmente ad aprire la porta chiusa a chiave e mostrarsi nel suo nuovo e terribile aspetto:

«Era ancora tutto preso da questi difficili movimenti e non aveva tempo di pensare ad altro, quando udì il procuratore lanciare un “Ooh!” lacerante, come un gran colpo di vento, poi lo vide che stava vicino alla porta e indietreggiava lentamente con una mano premuta sulla bocca spalancata, come sospinto da una forza cieca e irresistibile. La mamma, che malgrado la presenza del procuratore aveva ancora i capelli sciolti e irti così come si era alzata dal letto, guardò prima il padre con le mani giunte, fece quindi due passi verso Gregor e cadde in mezzo alle sottane che si aprivano intorno a lei, il volto completamente sprofondato nel petto. Il padre serrò il pugno con espressione malevola, quasi volesse respingere Gregor nella sua stanza, si guardò attorno con aria incerta, poi si coprì gli occhi con le mani e pianse scuotendo l’ampio petto» [5].

Gregor si rivolge al procuratore, gli garantisce che partirà subito, si difende: «lei sa benissimo che il viaggiatore di commercio, trovandosi quasi tutto l’anno lontano dalla ditta, può essere spesso vittima di pettegolezzi, di combinazioni e di lamentele immotivate, contro i quali non può difendersi, perché spesso non ne viene neppure a conoscenza e soltanto quando torna a casa sfinito da un lungo viaggio ne comincia a sentire le conseguenze sul proprio corpo senza sapersi spiegare le cause» [6]. Che siano questi pettegolezzi, queste combinazioni, queste lamentele immotivate le ragioni della sua assurda metamorfosi? Gregor si getta all’inseguimento del procuratore, ma il padre, minacciandolo con un bastone, lo ricaccia nella sua stanza. Inizia così la nuova esistenza di Gregor Samsa, non più uomo, ma insetto gigantesco. I ruoli si ribaltano: non più Gregor prigioniero della famiglia, ma la famiglia prigioniera di Gregor, a causa dell’incapacità, da parte di tutti i componenti, di instaurare un rapporto con lui.

II. L’incomunicabilità, l’incomprensione, l’emarginazione, l’esclusione sono gli altri grandi temi della Metamorfosi di Kafka, accanto all’assurdità dell’esistenza, all’alienazione e all’annichilimento dell’individuo moderno. Nonostante la trasformazione in insetto, Gregor conserva facoltà umane, riflette, soffre e sogna come un uomo normale, ma i familiari, incapaci di spingersi oltre l’apparenza, oltre l’aspetto mostruoso assunto dal protagonista, non lo comprendono e lo emarginano, lo escludono, relegandolo nella sua stanza-tana come un terribile e vergognoso segreto da nascondere (secondo una sorta di contrappasso, dopo anni di viaggi, di spostamenti continui e frenetici, Gregor, dopo la metamorfosi, è costretto alla lentezza e all’immobilismo). Ogni iniziativa di Gregor, animato dalle migliori intenzioni, viene fraintesa, interpretata negativamente, come un’aggressione e in quanto tale condannata e punita (il padre lo ferisce gravemente conficcandogli una mela nella schiena).

Gregor sogna, la sua essenza resta intimamente umana, e quando sente la sorella suonare il violino si entusiasma, vorrebbe condurre Grete nella sua stanza e averla per sempre al suo fianco:

«Era davvero una bestia se la musica l’afferrava come se potesse indicargli la strada per raggiungere un nutrimento ignoto e bramato? Era deciso a spingersi ancora più avanti verso la sorella, a tirarla per la sottana facendole intendere di venire col violino nella sua stanza, lì nessuno apprezzava la musica quanto lui. Non l’avrebbe più fatta uscire dalla stanza, almeno sinché fosse vissuto; il suo aspetto pauroso gli sarebbe servito per la prima volta; avrebbe sorvegliato contemporaneamente tutte le porte e avrebbe sbuffato in faccia a tutti gli assalitori; la sorella sarebbe rimasta con lui non per obbligo, ma di propria spontanea volontà; si sarebbe seduta sul divano accanto a lui ed egli le avrebbe confidato all’orecchio di aver avuto la ferma intenzione di mandarla al Conservatorio; doveva annunciarlo a tutti il Natale passato – il Natale era passato, nevvero? – senza tener conto di eventuali recriminazioni. Dopo tale rivelazione la sorella avrebbe pianto di commozione e Gregor si sarebbe sollevato sino alla sua spalla per baciarla sul collo […]» [7].

Guidato dalla musica, che lo conduce verso un «nutrimento ignoto e bramato», in cui alla sensibilità artistica si mescola un disperato bisogno di affetto, di comprensione, di inclusione, Gregor esce dalla sua stanza e si trascina lentamente in salotto, ma la sua apparizione produce, ancora una volta, l’ultima, orrore, e la sorella si scaglia contro di lui, gridando:

«Via, deve andarsene via […] è l’unico sistema, papà. Devi solo cercare di liberarti dal pensiero che lui sia Gregor. La nostra disgrazia è di averlo creduto per troppo tempo. Ma come potrebbe essere Gregor? Se fosse stato Gregor si sarebbe già reso conto che la convivenza di esseri umani con una bestia simile non è possibile e se ne sarebbe andato spontaneamente. Noi non avremmo avuto più il fratello, però avremmo potuto continuare a vivere serbando un buon ricordo di lui. Ma così questa bestia ci perseguita, caccia via i pensionanti, vuole impadronirsi evidentemente di tutto l’appartamento e farci dormire per strada» [8].

Restare uomo nel corpo di un gigantesco scarafaggio, è questo il vero dramma di Gregor. Il suo sogno va in frantumi, le parole della sorella lo feriscono nel profondo ed egli, costernato e avvilito, rientra nella sua tana, con una lentezza esasperante e una goffaggine tragicomica. Al sicuro nel suo buco, divenuto nel frattempo una sorta di piccola discarica domestica, dove viene ammassato tutto il superfluo, Gregor, sfinito, ripensa alla famiglia con affetto e commozione, e, convinto di dover sparire per il bene di tutti, esala il suo ultimo respiro. Finalmente libera dalla presenza ingombrante e inquietante di quell’enorme insetto, il cui cadavere viene smaltito in fretta dalla serva, come un rifiuto qualunque, la famiglia Samsa, sollevata, dedica la giornata al riposo e alle passeggiate. Sul tram diretto fuori città, i signori Samsa si accorgono che anche in Grete, negli ultimi mesi, è avvenuta una piccola metamorfosi, ma naturale e benaugurante:

«Uscirono dall’appartamento tutti e tre insieme, dopo mesi e mesi che non l’avevano più fatto, e andarono col tram fuori città, in aperta campagna. La vettura in cui si trovavano soli era tutta illuminata dai caldi raggi del sole. Comodamente seduti sui loro sedili discussero le future prospettive, e risultò che, a guardarle bene, non erano affatto malvagie, perché tutti e tre i lavori, di cui non avevano mai parlato tra loro, erano vantaggiosi e offrivano possibilità di miglioramento. Il miglioramento più grosso e immediato si sarebbe conseguito cambiando casa; avrebbero preso un appartamento più piccolo e più a buon mercato, ma ubicato meglio e più pratico dell’attuale, che era stato scelto ancora da Gregor. Mentre conversavano, il signore e la signora Samsa notarono quasi nello stesso istante, osservando la figlia che si faceva sempre più vivace, come, negli ultimi tempi, – malgrado tutte le pene che avevano scolorito le sue guance – fosse sbocciata trasformandosi in una bella e florida ragazza. Più silenziosi e con sguardi d’intesa quasi involontari, pensarono che fosse ormai tempo di trovarle un bravo marito. E fu come una conferma dei loro nuovi propositi, che alla fine del tragitto la figlia si alzasse per prima stirando il suo giovane corpo» [9].

Libera finalmente dalla presenza di Gregor, la famiglia Samsa torna a una vita normale, indipendente ed emancipata, quasi fossero i genitori e la sorella le vittime di Gregor, e non il contrario.

NOTE

[1] Franz Kafka, La metamorfosi, traduzione di Luigi Coppé, in Id., Tutti i romanzi, i racconti, pensieri e aforismi, Newton Compton editori, Roma 2013, p. 523.

[2] Per un approfondimento sui romanzi rimando ai contributi Franz Kafka, «Il processo»: colpevole senza colpa e per legge di natura, «Il castello»: l’ultimo grande incubo di Franz Kafka.

[3] Franz Kafka, La metamorfosi, cit., p. 523.

[4] Ivi, p. 528.

[5] Ivi, p. 529.

[6] Ivi, p. 530.

[7] Ivi, p. 547.

[8] Ivi, p. 549.

[9] Ivi, p. 552.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Follow by Email
Instagram
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: