Leonardo da Vinci, studio del David di Michelangelo (dettaglio), Royal Library, Windsor

Avete mai ragionato sul concetto di “arte di strada”? Subito penserete ad una parete colorata, a Banksy o a Blu, agli splendidi murali nelle periferie italiane, a qualche sobborgo di Bristol o ad un ghetto newyorkese.
Ma contesto a parte, non si potrebbe dire lo stesso di una statua, di una opera qualsiasi che sia posta in un luogo pubblico, in bella vista?
Il fine ultimo di tutti gli artisti che si sono ritrovati a dover parlare ad un pubblico ampio e popolare come quello che calpesta i marciapiedi, lo si può racchiudere sotto un filone narrativo e dei contenuti simili: sensibilizzare verso un argomento, sferzare una feroce satira politica, adempiere scopi didattici, o denunciare ruberie varie ed eventuali.
Il grande megafono che ha sempre offerto la strada ha generato oggi una sottocultura, filtrata dai muri, che parla in maniera più diretta alla gente, senza passare attraverso mezzi di comunicazione altri. Dal produttore al consumatore, e così dall’artista all’uomo comune.

Tutto ciò sembra terribilmente attuale, contemporaneo. Eppure ci fu un caso diplomatico, che vide coinvolti i più illustri uomini di cultura del Rinascimento, che può essere ricondotto ad uno dei primi esperimenti di street art, seppur non della stessa matrice odierna, ma dalla rilevanza simbolica ben più importante.

La storia del David è di per se molto avvincente: questo lastrone di marmo, un parallelepipedo di dimensioni notevoli, giaceva abbandonato nelle cantine del duomo di Firenze. Durante il ‘400 diversi avevano già tentato l’impresa di tirarne fuori l’anima che vi era nascosta dentro, ma senza successo. Quando venne incaricato il “divino” Michelangelo, nessuno credeva potesse realizzare qualcosa di decente con quel blocco rovinato e già abbozzato. Appena venticinquenne, il genio artistico e soprattutto la sua ambizione, lo condussero per mano verso l’opera scultorea tra le più importanti al mondo.

Il David di Michelangelo nell’attuale disposizione. La statua è una copia per evitare che l’originale venga compromessa dagli agenti atmosferici

La realizzazione del busto del David fu travagliata e al centro dell’attenzione, infatti Michelangelo fu costretto ad alzare un paramento ligneo intorno al suo luogo di lavoro, per evitare che occhi indiscreti lo deconcentrassero. Dal 1501 al 1504 non fece altro, si dedicò esclusivamente a realizzare il  suo capolavoro, che assume i contorni del mito. Al termine dell’imponente opera si aprì un dibattito storico, che vide contrapporsi due intellettuali senza rivali, Leonardo e Michelangelo.

La collocazione prevista da Leonardo, chiamato a consigliare un luogo ideale, era addossata ad una nicchia, in un luogo di importanza minore, che non avrebbe contribuito all’accrescimento della meritata fama michelangiolesca. Questa scelta è dovuta ai rinomati dissapori tra i due fuochi del Rinascimento. Michelangelo da parte sua chiedeva una posizione di primo piano, e suggerì di posizionare il David davanti a palazzo Vecchio, al centro della vita politica e sociale della città. Certamente questa scelta avrebbe portato un prestigio maggiore alla città di Firenze, e al suo genio tornato appena da Roma.

Alla fine la spuntò Michelangelo, e la statua soppiantò quella di Donatello. Ma l’importanza di questa presa di posizione, di questa scelta, assume contorni ancora più leggendari se si riflette sul significato e l’importanza della scultura. Il David è il giusto, l’uomo comune che con l’astuzia ha dimostrato di poter superare il gigante Golia. E’ implicito il trasferimento del David da un contesto religioso a civile. L’artista ponendo la sua scultura in posizione di rilievo intendeva esortare il popolo “minuto”, smuovere le menti a ragionare, per oltrepassare l’univoca visione religiosa. Anche l’arrivo della statua in piazza ha contribuito ad alimentare il mito; il viaggio è durato quattro giorni e quattro notti, dovendo superare anche lo scoglio dei dissidenti che presero a sassate la statua di notte. Il successo della splendida scultura fu eccezionale, tanto che ogni passante durante il suo trasporto dava una mano e contribuiva come poteva.

Il genio di Michelangelo portò per la prima volta in piazza delle idee sotto forma di arte. Questa è la street art in fondo, 500 anni prima. L’incredibile temperamento michelangiolesco gli permise di avere la meglio e imporre le proprie idee come un novello David, con la sua fionda sulla spalla, spavaldo e nuovo. Non la fede, non l’amore, non la scaltrezza, non il denaro e non l’astuzia resero il David diverso dagli altri, ma l’autogenerazione e l’autosufficienza più che mai. E la popolarità che solo in strada e in nessun altro luogo ha potuto raggiungere.

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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