Mi piacerebbe abitare in una grande cabina di fronte al mare. La tappezzerei di conchiglie di madreperla e dormirei là, cullato dalla voce del mare, insieme a una bella fanciulla bionda e indolente con la pelle dal sapore di sale.

James Ensor

James Ensor, pittore belga, nasce ad Ostenda, città portuale affacciata sul Mare del Nord, il 13 aprile del 1860. Nel 1877 si iscrive all’Accademia di Bruxelles, dove resta fino al 1880. Nella stessa città, nel 1881, tiene la sua prima mostra personale. Questo primo periodo dell’artista, che giunge fino al 1885, è chiamato periodo scuro, poiché caratterizzato dall’uso di colori profondi, cupi, e da luci tenui eppure vibranti, palpitanti. Nelle opere riconducibili a questi anni, appare evidente l’influenza di quel naturalismo proprio della fiorente tradizione fiamminga, e dell’altrettanto rigoglioso realismo francese (un nome su tutti: Gustave Courbet). Tra i temi principali delle tele riconducibili a questo primo periodo ensoriano: nature morte, ritratti, interni borghesi particolarmente intimi e melanconici, paesaggi dall’orizzonte basso a dalla luce suggestiva. Queste opere sfiorano l’impressionismo, e alcuni autori ad esso appartenenti come Manet, Degas, Monet, ma sono prive di una sua caratteristica peculiare: l’abbandono totale e immediato alla natura e alla lucentezza che dilata e disgrega persino la forma più definita.

Nel 1885 la svolta. Grazie anche alla scoperta dei primi maestri fiamminghi, tra i quali Hieronymus Bosch e Pieter Bruegel il Vecchio, Ensor volge lo sguardo verso temi e stili avanguardisti, accostandosi al Simbolismo e al Decadentismo. Da questo momento in poi, la vera personalità del pittore belga, finalmente svelatasi, straripa. La realtà, trasfigurata, viene rappresentata attraverso un linguaggio fatto di colori puri, incontaminati, duri, aspri, stesi sulla tela con pennellate interrotte, vibranti, violente. Ensor critica la società del proprio tempo, la borghesia, e la sua pittura si popola di elementi inquietanti. Maschere spaventevoli dietro le quali si cela la morte, scheletri, spettri, demoni, immagini tutte sovraccariche di un simbolismo ambiguo, ossessivo, straripante e compulsivo. L’universo artistico di Ensor è un incubo grottesco sospeso tra sottile ironia e angosciosa inquietudine, in cui sogno e realtà si scontrano e si confondono. Tematiche tipiche del Surrealismo, di cui Ensor, dunque, è un illustre anticipatore. Non a caso egli sarà uno dei maggiori ispiratori del movimento novecentesco.

Ensor non fu una personalità culturale particolarmente attiva nella sua epoca. Molto spesso le sue opere non vennero esposte a causa dell’eccessiva eccentricità. Egli si limitava a trascorrere intere giornate chiuso in casa, nel suo studio (una piccola e semplice camera con una sola finestra affacciata sulle strade di Ostenda, e sull’orizzonte, freddo e infinito, del Mare del Nord), dipingendo oppure partorendo scritti rabbiosi, invettive polemiche nei confronti della critica ufficiale che non poteva comprenderlo.

Ensor si spegne il 19 novembre del 1949 nella sua città natale.

Di seguito, alcune delle opere più belle e intense dell’artista.

L’entrata di Cristo a Bruxelles, 1888.

Scheletri che si riscaldano, 1889.

L’intrigo, 1890.

Scheletri in lotta per un uomo impiccato, 1891.

I cuochi pericolosi, 1896.

Le maschere e la morte, 1897.

Autoritratto con maschere, 1899.

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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