Graham Sutherland, “Portrait of Sir Winston Churchill”, 1954. © The Telegraph

 

È certo che sia l’ora più buia della notte quella in cui Grace Hamblin, fedelissima segretaria personale di Lady Clementine Churchill, e il suo più nerboruto fratello maggiore stanno impalati lì, ad osservare con stanchezza e rassegnata soddisfazione il rogo che hanno appena appiccato in questo giardino dove tutto è immobile come loro.
Dovremmo immaginare un qualsiasi giardino nel retro di una qualsiasi casa della campagna inglese, a qualche chilometro da Chartwell, nella verde regione del Kent. L’odore dell’erba bagnata che nella notte riposa a mezz’aria leggera come fosse la stessa nebbia che non manchiamo d’immaginare quando associamo il colore verde alla terra inglese, il calore di un fuoco che arriva quel tanto che basta a non farci dimenticare che l’aria che Grace e suo fratello stanno respirando è ancora fredda, e lo sarà fino a poco dopo l’alba. Le spalle rivolte all’entrata sul retro di questa villetta, dove attendono di sentire il rumore di un’automobile passare in strada, e da cui si stanno nascondendo, in modo che nessuno possa vedere il fuoco: questa piccola casa che è diventata uno schermo così sottile che sembra un’altra tela immacolata, pronta a rivelare le ombre di chi vi si nasconde dietro.

Era precisamente il 30 novembre del 1954, e Westminster Hall non aveva mai ospitato un evento simile prima di questo giorno: i membri riuniti delle Camere dei Lord e dei Comuni sono seduti davanti ad un palchetto d’onore discretamente troppo alto persino per Sir Winston Churchill, che a loro tutti sta rivolgendo i più calorosi e diffidenti ringraziamenti, come nella sua migliore tradizione oratoria. Ciò che si festeggia sono i suoi ottanta anni. Ancora alla guida del Paese. Le Camere riunite avevano commissionato al pittore Graham Sutherland un suo ritratto come dono per questo importante traguardo sentito da tutto il popolo britannico.

Ora invece siamo a qualche mese prima. È agosto e siamo in una delle sale di Chartwell, Residenza scelta dalla famiglia Churchill, immersa nella natura. La sala è in perfetta penombra, dà sul giardino e sul piccolo laghetto che Sir Winston usa dipingere ripetitivamente come esercizio nella sua personale guerra che sta conducendo con la pratica della pittura: ogni dipinto, una battaglia.
Qui, insieme ai coniugi Churchill, sono presenti Graham Sutherland e sua moglie Khatarine. Graham usa volentieri la macchina fotografica come sostegno ai molti carboncini su carta di prova per il ritratto. Le sedute saranno diverse, ma queste operazioni preliminari alleggeriranno il lavoro e lo velocizzeranno: si passa presto alle prove ad olio.

 

Elsbeth R. Juda (Ph.), Winston Churchill; Kathleen Frances Sutherland; Graham Sutherland, 17 Ottobre 1954. © The National Portrait Gallery

 

In Westminster Hall Sir Winston Churchill si appresta a svelare il grande dipinto di Sutherland che lo ritrae. Durante le sedute di posa il grande statista e uno dei modernisti più radicali del momento avevano avuto modo di discorrere sulle proprie rispettive idee riguardanti le Belle Arti: pur sempre che brevi interruzioni del silenzio possano dirsi conversazioni.
Graham Sutherland è uno dei pochi che, sedendo sul palco d’onore fra il pulpito laico riservato al Primo Ministro e la sua tela, può osservare la faccia di Churchill al momento della svelatura.
Non sappiamo molto: possiamo dire con certezza che fu un’espressione imperdibile, memorabile, e che un istante dopo rivolgendosi al pubblico l’uomo che sconfisse Hitler salutò l’opera quale “rimarchevole esempio di Arte Moderna”, suscitando anche più di una risata. Si era fra amici, in fin dei conti: pur sempre che in Politica possano esistere amici.

Il ritratto era dall’inizio pensato dai committenti per immortalare Churchill nella sua abituale tenuta da Parlamentare, politico appassionato e funzionario di Governo. Certo, lui avrebbe di gran lunga preferito una versione che rappresentasse l’eroismo dell’Uomo che si era innalzato a Gran Giudice della Storia, cambiandone il corso degli eventi e donando una (sorta di) Pace Mondiale. E forse una tale ipotesi non mancò di suggerirla più o meno caldamente, a Sutherland.
Ma qualora potessimo osservare più attentamente questo dipinto ciò che la vista suggerirebbe sarebbe qualcosa di assai differente. Avanza una discrasia, una differenza appunto, ma nel vero senso del suo differire. Winston Churchill ci appare seduto su una normalissima sedia di legno imbottita e rivestita in pelle; pesante e fiero allo stesso tempo ricorda la sacra frontalità di una Madonna in Trono, in Maiestas circondata dagli angeli e quel Papa Innocenzo X ritratto da Diego Velázquez. Non possiamo non accorgerci che i nostri occhi sono irrevocabilmente attratti dalle mani dipinte da Sutherland: ci ricordano qualcosa, un legame, il ricordo di un attestato di repulsione verso un’idea cristallizzata di Potenza. Sono quelle mani, le stesse mani.
E non può non incuriosire il fatto che solo qualche mese prima lo Screaming Pope di Francis Bacon aveva già visto la luce: un altro Innocenzo X veniva a raccontarci la storia di una carne differente, e qualcosa sembra accomunare questi due dipinti. Una certa abrasione della superficie pittorica sembra volerci dire di un ossimoro insostenibile: quello di un vero e proprio rumore che graffia via nel silenzio totale la materia circostanziale della storia, la Carne del Potente come dell’Impotente.

Dopo la solenne celebrazione il dipinto fu portato alla Residenza di Chartwell.
Lady Clementine Churchill fece di tutto per togliere da davanti lo sguardo del marito quel dipinto che troppo gli ricordava incessantemente la crudeltà della vecchiaia e soprattutto di come la Verità si insinui sempre nelle pieghe di ogni Realtà, anche quella perpetuata nella Maschera di chi ha sconfitto il Grande Mostro della Storia.
Fece mettere il dipinto in un angolo della cantina, e non lo fece esporre mai.
Sir Winston Churchill rassegnò le sue dimissioni da Primo Ministro pochi mesi dopo.

Quando, nel 1977, Lady Churchill passò a miglior vita, furono in molti a chiedersi se finalmente il  grande capolavoro di Graham Sutherland avrebbe potuto tornare di nuovo visibile al pubblico.
E no, non fu possibile.

Articolo a cura di Marco Zindato.
Fonti: The Telegraph.

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