Un corso di letteratura italiana contemporanea interamente dedicato alla poesia di Giorgio Caproni.

Una docente che oltre ad essere docente è anche poetessa, scrittrice e giornalista: Biancamaria Frabotta.

Uno studente: io.

E poi? Cos’altro? Appunti. Una pioggia di appunti.

Sezione Lilliput e andantino.

VIA PIO FOÀ, I

La luce sempre più dura,
più impura. La luce che vuota
e cieca, s’è fatta paura
e alluminio, qua
dove nel tronfio rigoglio
bottegaio, la città
sputa in faccia il suo Orgoglio
e la sua Dismisura.

È la via in cui abita Caproni a Roma. Anche se si trova prima, è in realtà scritta dopo la seconda Via Pio Foà. E la paura chiude la seconda poesia e apre la prima. Ricorre di nuovo a Dante: «il suo Orgoglio / e la sua Dismisura». Canto XVI dell’Inferno, Dante, tra i sodomiti, incontra la grande società nobiliare: «La gente nuova e i subiti guadagni / orgoglio e dismisura han generata, / Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni» (vv. 73-75). Caproni avrebbe voluto intitolare la raccolta proprio Orgoglio e Dismisura. Nell’Inferno Dante accusa più volte la «gente nuova», colei che con l’usura e il commercio ha generato orgoglio e dismisura, ovvero l’errore di chi infrange la misura, propria della vita onesta. Caproni utilizza personalmente le parole di Dante nella sua polemica contro il consumismo. Caproni ha nostalgia del carattere plebeo degli anni Cinquanta, non riconosce le origini, né proletari né borghesi, di chi gli sta intorno, e da ciò scaturiscono paura e sgomento (complesso dello spatriato).

CABALETTA DELLO STREGONE BENEVOLO

Non chieder più.
Nulla per te qui resta.
Non sei della tribù.
Hai sbagliato foresta.

Siamo nella foresta e uno stregone benevolo lo invita a smetterla con queste insistenti richieste. Il cercatore diventa un estraneo. La società è come una foresta in cui la sua domanda di poeta e di uomo che si interroga su Dio non è più riconosciuta. Il paesaggio è così disorientante che la via di città può sembrare persino una foresta.

COMPLEANNO

Avevo salutato
tutti, uno per uno.
Infatti, non sapevo
se sarei ritornato.
Per strada mi sono voltato,
prima di scantonare a destra.
Nessuno s’era affacciato
(nemmeno io) alla finestra.

Negli ultimi due versi incontro con il proprio io (Dostoevskij, Il sosia). Tema del doppio. Tema del viaggio. Partenza in prima persona, saluti (tema del congedo). È un viaggio dall’incerto ritorno. Esitazione che porta quasi a un ripensamento. In conclusione trionfo del nulla, nessuno esprime rimpianto.

SOTTO LE FESTE

Rullano lontani tamburi.
Auguri auguri auguri.

Importanza della parola “sotto”, scritta in corsivo nel titolo. Qui ritroviamo la stessa immagine della poesia mio figlio Attilio Mauro che ha il nome di mio padre. I tamburi segnano il passaggio del tempo.

LE CARTE

Imbrogliare le carte,
far perdere la partita.
È il compito del poeta?
Lo scopo della sua vita?

La poetica dell’imbroglio è l’opposto della poesia come quadrato della verità. Il muro della terra rappresenta una svolta di Caproni in merito alla funzione della poesia e alla missione del poeta. Nel ’47 il poeta è sul ponte dove transitano verità ed errore (il falso), e la sua missione è fermare l’errore e afferrare la verità. Perché la poesia senza verità non vive.

ARISTOFANE

a Benedetto Marzullo

…e anch’io mi domandavo come,
in tanto sole nero,
ancora non si vedesse,
dal muro, nessun messaggero…

Dedicata a un grecista. Tema della malinconia e montaggio di citazioni: si riferisce alla commedia Gli uccelli di Aristofane. L’immagine del sole nero richiama l’incisione Melencolia I di Dürer, in cui è presente tutta la simbologia della malinconia (la posa della figura alata diviene canonica del malinconico); la cometa somiglia a un sole nero; i versi vengono anche dal Desdichado di Nerval (già citato nel Passaggio d’Enea).

Albercht Dürer, Melencolia I, 1514.

La malinconia non coincide con il lutto (che produce il lamento), legato alla scomparsa di qualcuno (Olga, Anna Picchi) o qualcosa (la patria). La malinconia è un lutto incancrenito di cui non si conosce la causa, è innaturale (proprio come il sole nero).

SASSATE

Ho provato a parlare.
Forse, ignoro la lingua.
Tutte frasi sbagliate.
Le risposte: sassate.

Si fa sempre più potente il senso di estraneità.

VIA PIO FOÀ, II

Una giornata di vento.
Di vento genovesardo.
Via Pio Foà: il mio sguardo
di fulminato spavento.

È precedente alla prima Via Pio Foà. Improvviso ricordo, a Roma, del vento «genovesardo», poesia dunque che scaturisce da una epifania. «fulminato spavento»: si tratta di una paura esistenziale, come dichiara Caproni stesso. Questo vento fa pensare a Dopo la notizia, e lo sgomento nasce proprio dal non riuscire a riconoscerlo pienamente. Dissoluzione dello spazio, non riconoscere chi lo abita (Caproni non riconosce le origine di chi gli sta intorno, né proletari né borghesi) significa non riconoscere lo spazio. Solitudine di chi non si riconosce più.

ANDANTINO

Così di rado l’ho visto
e, sempre, così di sfuggita.

Una volta, o m’è parso,
fu in uno dei più bui
cantoni d’un bar, al porto.

Ma ero io, era lui?

C’era un fumo. Una folla.
A stento, potei scorgerne il volto
fisso sulla sua birra svogliata.
Teneva la mano posata
sul tavolo, e piano
piano batteva le dita
sul marmo – quelle sue dita
più lunghe, pareva, e più magre
di tutta la sua intera vita.

Provai a chiamarlo. Alzai
anche un braccio.
Ma il chiasso.
La radio così alta.
Cercai,
a urtoni, d’aprirmi un passo
tra la calca, ma lui
(od ero io?) lui
già s’era alzato: sparito,
senza che io lo avessi incrociato.

Mi misi, muto, a sedere
al suo posto, e – vuoto –
guardai a lungo il bicchiere
sporco ancora di schiuma:
le bollicine che ad una
ad una (come nella mia mente
le idee) esplodevano
finendo – vuote – in niente.

Restai lì non so quanto.
Mi scosse la ragazza del banco,
e alzai il capo. Ordinai.

Poi, anch’io mi eclissai.

Andrebbe eseguito con la fisarmonica, scrive Caproni. Poesia-racconto. Racconto in prima persona, incontro di sfuggita. Di nuovo il tema del doppio. Identificazione tra cercatore e cercato. Racconto scarno, frasi nominali. Il verbo più importante compare nel primo verso: «l’ho visto». Sintomo della perdita della ragione. Qui si trova la più lunga descrizione di lui, Dio, descritto come un avventore. Il volto, come al solito, è difficile scorgerlo. Sostituzione: «Mi misi, muto, a sedere…». Si va oltre la perdita della ragione. Si giunge a una tranquilla, serena, inconsapevole follia, propria di chi ha il vuoto attorno. Le idee sono inconsistenti come le bollicine. Mente-niente rima terribile. Nullificazione. L’invisibilità di Dio costringe l’uomo alla stessa invisibilità. «a urtoni»: termine violento. Scrive Caproni: il poeta è un seminatore di dubbi; rimette in discussione tutto; non è un rivoltoso, ma un dissidente, che mette in discussione ciò che le istituzioni danno per scontato: si inserisce con un urtone; il poeta porta la guerra e non la pace. In Andantino Caproni va oltre, è vero, si fa strada a urtoni, ma poi termina con un’eclissi dell’io. Riecheggia Kirillov, l’ingegnere nichilista tra i protagonisti del romanzo I demoni di Dostoevskij. La scomparsa di Dio provoca la dissoluzione del soggetto. L’eclissi di Dio corrisponde all’eclissi dell’io.

Le poesie sono tratte da Giorgio Caproni, Poesie 1932-1986, Garzanti, 1989.

Gli appuntamenti precedenti:

Caproni in itinere. Parte I
Caproni in itinere. Parte II
Caproni in itinere. Parte III
Caproni in itinere. Parte IV. Introduzione ai Lamenti
Caproni in itinere. Parte V. I lamenti
Caproni in itinere. Parte VI. Le biciclette
Caproni in itinere. Parte VII. Stanze della funicolare
Caproni in itinere. Parte VIII. Il passaggio d’Enea
Caproni in itinere. Parte IX. L’ascensore
Caproni in itinere. Parte X. Litania
Caproni in itinere. Parte XI. Il seme del piangere, 1
Caproni in itinere. Parte XII. Il seme del piangere, 2
Caproni in itinere. Parte XIII. Il seme del piangere, 3
Caproni in itinere. Parte XIV. Il seme del piangere, 4
Caproni in itinere. Parte XV. Il seme del piangere, 5
Caproni in itinere. Parte XVI. Congedo del viaggiatore cerimonioso
Caproni in itinere. Parte XVII. Il fischio (parla il guardacaccia)
Caproni in itinere. Parte XVIII. Lamento (o boria) del preticello deriso
Caproni in itinere. Parte XIX. Il muro della terra, 1
Caproni in itinere. Parte XX. Il muro della terra, 2
Caproni in itinere. Parte XXI. Il muro della terra, 3
Caproni in itinere. Parte XXII. Il muro della terra, 4
Caproni in itinere. Parte XXIII. Il muro della terra, 5
Caproni in itinere. Parte XXIV. Il muro della terra, 6

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