La nebbia che affogava la campagna romana dalla prima mattina si era distesa, lasciando spazio ad una tiepida giornata: il clima ideale per concedersi una passeggiata con Edoardo D’Erme, in arte Calcutta, in una vivace periferia della capitale.
Il nostro interesse verso il cantautore pontino nasce dal recente successo di “Mainstream”suo ultimo album, grazie al quale sta attirando l’attenzione di una porzione di pubblico sempre più nutrito.
La pausa per un caffè diventa l’occasione adatta per farci raccontare qualche curiosità e conoscerlo meglio.

Quando hai iniziato a suonare?
Nel 2009. Come Calcutta per lo meno. Eravamo un duo, un duo estendibile. Ma abbiamo suonato anche in 4, in 5, in 6 una volta.
Come in una jam praticamente…
Si, era jam in realtà perchè i pezzi erano dei megacanavaccioni che noi ampliavamo a piacimento, anche se la gestione del pezzo era quasi sempre mia. Poi c’era un ragazzo che suonava dei tamburi e faceva i cori, poi ogni tanto veniva un mio amico che suonava la tastiera. Un’altra volta è venuto un ragazzo, ha messo la televisione sul palco e ha cominciato a suonarla con delle bacchette. Diciamo insomma che eravamo una formazione estendibile molto anarchica. Croce e delizia del fonico del “Sottoscala” che si divertiva a microfonarci in maniera particolare, a volte con dei panoramici, sopra, delle cose senza senso. Era tutto un po’ improvvisato.
Poi dopo un po’, nella solitudine, ho cominciato chitarra e voce. Così ho registrato il disco, “Forse…”. Da lì si sono cristallizzate alcune strutture dei pezzi vecchi, che però erano evidentemente incompiuti…

Avevi le idee chiare in quel momento? Già sapevi che avresti fatto il cantante?
No, assolutamente. Poi quest’anno c’è stata un po’, come dire, la voglia di provarci. Però non è che ho fatto il disco con l’idea di mandarlo a Linus, mai pensato proprio. Ho un disco perché una serie di eventi mi ha portato a farlo, sicuramente con un ambizione diversa.

Ho notato una sorta di geolocalizzazione nei tuoi pezzi, parli di Frosinone, Pomezia, Latina, come per indirizzare da dove parli, da dove canti…
Bhè per Frosinone non si può parlare di geolocalizzazione, quindi quella la togliamo. Ma poi non so, perché alla fine non parlo di Latina, più o meno come nei “Promessi sposi” non si parla di “Gesù”. Non troverai mai la scritta “Gesù”, e così non è presente per me Latina nei miei testi.
Quindi non la vivo molto come una geolocalizzazione, citare città e luoghi in mezzo ai miei testi ha solo un valore simbolico. Questo è un pensiero che condivido con il mio amico Davide Panizza, lui in un intervista ha detto “io sono un grande fan dell’Italia” e anche io lo sono, così come mi piace attraversare i luoghi mentali che si producono esplorandola.
Poi ultimamente ho approfondito la psicogeografia, e quando giro cerco di applicarla (un po’ a cazzo) e passeggio guardando le vette dei palazzi cercando di comprendere lo spirito dei quartieri. Per me è molto bello che esistano spiriti diversi in luoghi diversi, e da questo cerco di farne una tinta nei pezzi.

Mi piace il fatto che le canzoni sembrano “vive”, forse perché ispirate dalla tua vita? C’è qualcosa di autobiografico?
In questo ultimo disco devo dirti di si. E’ molto personale. Tante volte mi ritrovo a pensare che cantando quello che senti riesci ad esprimere delle cose imponderabili e non comprensibili che come se fossero dei laser ti arrivano in un certo modo, ma non so se questo influisce esattamente sulla vitalità. In ogni caso si, sono cose molto personali. Le ho tirate fuori soffrendo, senza accorgermi di star parlando troppo di me, è stato un atto quasi liberatorio. Tanto volte poi, rileggendo, mi sono chiesto “ma non potevo tenermele per me certe cose?”
Per pudore o per timidezza?
Si, per pudore un po’, e anche per una sorta di ricerca della sobrietà nelle cose che faccio. Per una questione di onestà. Però alla fine penso che sono uscite in maniera semplice.

Mi è sembrato di capire che sei una persona timida. Spesso in passato nascondevi il volto o non comparivi nei video…c’era la timidezza o qualcos’altro dietro questo comportamento?
Non voler comparire non è timidezza. In realtà lo facevo per quanto riguarda internet. Non amo il fatto che tutti possano vedere una faccia, possano vedere una cosa, anche perché ai primi tempi la mia condotta sul palco non era proprio integerrima. Ho fatto cose brutte (e ride). Mi sono divertito, ma dentro di me pensavo che se un giorno avessi voluto fare il maestro non sarebbe stato il massimo…

E allora il fatto che oggi sembri più sfrontato, nei testi, nelle parole…è una mia impressione?
Secondo me questo è il Mainstream. Ad un certo punto ascoltando il pop anni ’60 (a me il pop piace, mi piace la musica facile).
Questo atteggiamento è cambiato decisamente nella nuova generazione di cantanti. Prima era un tabù dire che apprezzavi certa musica…Non trovi?
In questo devo dire che una persona che porta avanti questa battaglia culturalmente è Demented Burrocaco. Lui da sempre cerca di sdoganare il pop, ad esempio è un fan dei Pooh. Ha tutti i loro dischi…E questa cosa è bella, perché è facile.
Quindi essere Mainstream non è più un mostro?
“Mostream” (ridiamo). Mah, a parte gli scherzi, una sorta di atteggiamento politico in certe cose non penso che sia totalmente sbagliato. Secondo me è sbagliato quando l’atteggiamento è cieco, senza compromessi. Bisogna avere l’intelligenza di soffermarsi ad ascoltare. Nonostante ciò ci sono degli artisti che non tollero, in maniera cieca! Tipo Michael Bublé. Non so perché, non lo posso vedere…Ma a pelle mi sta antipatico. E di conseguenza anche la sua musica non mi piace, ed in quel caso ammetto di essere cieco. Ma so che non è un atteggiamento intelligente, lo ammetto.

Devo dire che mi piace in te l’onestà che hai dato al disco: ho voluto fare un disco “mainstream”…
…E non ci sono riuscito! Ma è  comunque la mia visione del mainstream, forse. Il lavoro che penso di aver fatto e che mi soddisfa è di esser riuscito ad esporre questa visione del mainstream in maniera “spartana”, fatta di canzoni semplici e fruibili, senza troppe stronzate, senza cercare qualcosa che non fa parte di me stesso.

E chi è Gaetano invece?
Un mio amico. Quella della canzone è una storia vera, lui è semplicemente la prima inquadratura di questa carrellata che è il pezzo…è una situazione in cui mi trovavo, è una panoramica di un mio pomeriggio a Roma. C’è anche Bologna ma fa parte dei ricordi, dei sentimenti che provavo.

E invece c’è qualcosa che non è mai stato detto su “Mainstream”? Qualcosa che ti aspettavi venisse notato e invece è sfuggito a tutti? 
C’è il discorso sulla coppia che non è stato notato, una sorta di fuga anni sessanta. Questo fatto di dire “Amore mio andiamo in campagna: lasciamo stare la vita in città, lasciamo stare la corruzione, lasciamo stare tutto e andiamocene a vivere in uno stato primitivo.” E’ un atteggiamento un po’ bucolico che nessuno ha notato, ad esempio in “Del verde” molti hanno visto un’amore universitario, invece no, voglio andarmene proprio via da qua, “Ti presterò i miei soldi per venirmi a trovare”, ma qui io insieme a te non ci riesco. E’ come se la coppia soffrisse del contesto metropolitano.

A conti fatti te lo aspettavi questo successo?
Assolutamente no.
E ti sta cambiando in qualcosa, cominciano a riconoscerti per strada?
Mah, si qualcuno ogni tanto mi ha riconosciuto. Meglio incontrare qualcuno che ti riconosce dei compagni delle medie d’altronde.
Ma il tuo pubblico è cambiato?
Tanto. Molti che mi seguivano prima sono rimasti, la maggior parte in realtà, vuoi per una questione di simpatia nei miei confronti, e in più si è aggiunta gente che non avrei mai incontrato altrimenti.

Infine una domanda da dieci punti, che fa molto prete all’oratorio, quel è il tuo rapporto con la religione?
Mi piace la religione, sono comunque una persona religiosa alla fine. Sono una pecorella smarrita forse…ma ho una mia spiritualità. Non sono ateo e mi infastidisce il pensiero ateo semplicemente perché non ammette possibilità, ed è una delle cose che più mi da fastidio. Credo comunque in una sorta di intelligenza.
La mia condotta non è quella di un fedele, però penso che piano piano nella mia vita mi avvicinerò sempre di più a qualcosa di rispettoso, ai principi sani.

Per chi volesse ascoltarlo dal vivo, di seguito segnaliamo le date del tour. Vi suggeriamo inoltre la doppia data insieme a I Cani che realizzerà il 21 febbraio – ALCATRAZ (Milano) e il 23 febbraio ATLANTICO (Roma).

Prossime date del tour:

22 gennaio 2016 Firenze tender:club
23 gennaio 2016 Comunanza (AP) P.A.R.C.A.

28 gennaio 2016 Monopoli (BA) Dirockato Monopoli Winter
29 gennaio 2016 Terlizzi (BA) MAT laboratorio urbano
30 gennaio 2016 Guagnano (LE) Arci Rubik

19 febbraio 2016 Napoli Lanificio 25
20 febbraio 2016 Padova Mame club
21 febbraio 2016 Alcatraz – Milano w/ ICani LaBand
23 febbraio 2016 ATLANTICO LIVE! w/ I Cani

04 marzo 2016 Frosinone Affekt Club
05 marzo 2016 Viterbo Al settantasette

10 marzo 2016 Lugano (CH) Teatro – Studio Foce
11 marzo 2016 Brescia LIO BAR
12 marzo 2016 Carpi (MO) Mattatoio Culture Club

18 marzo 2016 Torino sPAZIO211
19 marzo 2016 Pavia Spaziomusica Pavia

25 marzo 2016 Benevento MORGANA Music Club
26 marzo 2016 Cosenza RDO Ragazzi Di Oggi
27 marzo 2016 Messina Retronouveau

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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