Canzoni di protesta. Fausto Amodei.


Canti tribali, lamenti d’amore, inni religiosi e mugugni di fatica.
Da sempre il canto come espressione più sincera dei sentimenti ha caratterizzato i momenti fondamentali della vita umana.


Un lungo percorso culturale, sociale ed evolutivo ha avuto come protagonista l’uomo. Bene, senza addentrarci in elucubrazioni storico-antropologiche, è innegabile che lo strumento del canto e la forza dei versi hanno avuto un importanza fondamentale in questo processo. Nei riti religiosi come nelle rivolte popolari si sono intonati canti, recitato versi e suonato inni. Dalle litanie dei Misteri eleusini, ai canti dei bluesman nelle piantagioni di cotone.

In questa serie di articoli si approfondirà una delle accezioni  più importati nella storia della musica e del canto. Le canzoni di Protesta. I mugugni, le lamentele, le speranze e la rabbia, tutte racchiuse in splendide canzoni o in veri inni del popolo.

Il più grande e impegnato rappresentante della canzone di protesta italiana. Il vero padre del genere. 
Uno dei più influenti e produttivi cantautori del vecchio continente. Tanto importante quanto sconosciuto, Fausto Amodei assieme a Michele Staniero ha permeato la musica italiana con un alone d’impegno politico e morale, dieci anni prima di De Andrè, Lolli e del mediocre De Gregori
La musica degli anni 50′ rappresentava tutta l’ipocrisia e la mediocrità del dopoguerra italiano, in questa epoca controversa artisti del calibro di Pasolini e Calvino rivoluzionavano il panorama letterario e cinematografico, allo stesso modo Fausto Amodei con il suo gruppo del Cantacronache ha cambiato il panorama musicale.

Nasce nel 1935 a Torino, sin dalla giovinezza sviluppa la passione per la musica e per gli ideali di sinistra. Inizierà con il pianoforte, la fisarmonica ed infine la chitarra. Di pari passo inizierà la inizia la sua attività politica nel movimento laico di sinistra Unità popolare, fondato da Ferruccio Parri; nel 1966 diverrà anche deputato del PSIUP. 
Il nome di Fausto Amodei è legato indissolubilmente a quello del gruppo dei Cantacronache, da lui fondato a Torino nel 1958 assieme a Michele Straniero, Giorgio De Maria, Margot, Emilio Jona, Sergio Liberovici.
L’intento del gruppo era quello di scrivere canzoni che si staccassero dagli standard dell’epoca, trattando tematiche politiche o d’attualità, è così che Amodei compose canzoni quali Il tarlo, feroce critica dell’economia capitalistica o La zolfara, cronaca di un incidente in miniera.

E quei briganti neri mi hanno arrestato,
In una cella scura mi han portato.
Mamma, non devi piangere per la mia triste sorte:
Piuttosto di parlare vado alla morte.

E quando mi han portato alla tortura,
Legandomi le mani alla catena:
Tirate pure forte le mani alla catena,
Piuttosto che parlare torno in galera.

E quando mi portarono al tribunale
Dicendo se conosco il mio pugnale:
Sì sì che lo conosco, ha il manico rotondo,
Nel cuore dei fascisti lo cacciai a fondo.

E quando l'esecuzione fu preparata,
Fucile e mitraglie eran puntati,
Non si sentiva i colpi, i colpi di mitraglia,
Ma si sentiva un grido: Viva l'Italia!

Non si sentiva i colpi della fucilazione,
Ma si sentiva un grido: Rivoluzione!
                          ( Quei briganti neri )

Come tutti i cantautori del secolo scorso Amodei subì l’influenza enorme e fondamentale di Georges Brassens, per lui è una vera folgorazione, tradurrà infatti molte delle sue canzoni in dialetto torinese. Lo stesso Brassens elogierà queste traduzioni. 
Amodei continuerà a scrivere canzoni ed inni popolari, spesso portati alla ribalta da altri artisti e da grandi esecuturi. Nel 1975 gli verrà conferito il premio Tenco assieme a Guccini, De Andrè e Straniero,  un premio meritato per un autore che ha musicato anni di rivolta e di promesse mai mantenute.

A chi chiama 
rispondiamo NO
per la guerra
rispondiamo NO
e su di noi  è inutile contare
per ricominciar

Volan sulla testa
rispondiamo NO
bombe nucleari
rispondiamo NO
e su di noi  è inutile contare
per ricominciar

Missili Polaris
rispondiamo NO
bombe nucleari
rispondiamo NO
e su di noi  è inutile contare
per ricominciar
                  ( A chi chiama rispondiamo NO )



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