“Giunsero in questa Capitale diversi carri contenenti vari dei migliori capi d’opera in Pittura e Scultura, che con trasporto di giubilo e per il Bene delle Arti, ritornano ad associarsi a questi Monumenti Romani, vale a dire a quel centro di riunione ch’è il solo capace di formare gli Artisti e d’inspirar loro la sublimità de’ concetti. Questo avvenimento ha eccitato il più grande entusiasmo del Popolo Romano”
 – Dal “Diario di Roma” del 4 gennaio 1816

Il primo aprile 1815 Napoleone Bonaparte, mentre da qualche parte in Sassonia nasceva Otto van Bismark, padre del secondo “tragico” Reich, rientrava segretamente in Francia, cercando di recuperare le sue truppe per rimanere aggrappato alla nazione che aveva faticosamente conquistato. Waterloo e il duca di Wellington ci raccontarono poi un’altra storia.

La sconfitta portò ovviamente con se conseguenze epocali, con differenti portate a seconda delle latitudini: in Italia quella sconfitta valse il ritorno in patria di grandi capolavori artistici, la maggior parte dei quali trafugati in maniera violenta durante le “espoliazioni napoleoniche”.

I cavalli bronzei di piazza San Marco vengono inviati a Parigi. Venezia, 1797.

Molto si è discusso in merito alle barbarie compiute dai francesi, disposti a tutto pur di strappare dal grembo di mezza Europa la progenie artistica più ricercata: quel che preme ricordare però, è che in seno ad ogni impero vi è un desiderio di accumulare meraviglie provenienti dai popoli sottomessi, in una assurda manifestazione di potenza. Questo atteggiamento, seppur ingiustificabile, possiamo trovarlo in tutte le campagne militari, dall’alba dei tempi ad oggi: penso all’impero romano, fino al terzo Reich ed al museo che Hitler voleva realizzare a Linz, per non parlare degli “alleati” e delle meraviglie riportate in patria dopo il secondo conflitto mondiale.
I più grandi musei del mondo, a ben pensarci, nascono dal sangue delle campagne straniere, dalle ceneri degli imperi passati.

Ciò che è meno noto dei rimpatri artistici a spese del mittente francese, è l’intervento fondamentale di Antonio Canova, corriere d’eccezione che a Napoleone aveva persino dedicato una delle sue sculture più note, oggi presente in una copia bronzea al centro del cortile della Pinacoteca di Brera, in una veste divina come Marte pacificatore. Ma Canova, oltre ad essere un artista apprezzato dalle corti di mezza Europa, godeva di una evidente capacità adattiva, che lo ha aiutato a galleggiare in qualsiasi situazione politica gli si presentasse davanti.

La spedizione venne organizzata dallo stesso Stato Pontificio, parte maggiormente lesa dai furti, incaricando l’allora supervisore di tutti i musei capitolini, Canova appunto. La scelta si rivelò fortunata poiché lo scultore, arrivato a Parigi e trovandosi di fronte un’agguerrita resistenza, riuscì a selezionare alcune delle opere presenti al Louvre – Musée des Monuments Français basandosi esclusivamente sulla sua memoria, non esistendo una lista completa della refurtiva.
Nell’intreccio di rapporti diplomatici che Canova riuscì ad intessere, fondamentale fu l’amicizia con W. Hamilton, che mise a disposizioni alcuni militari in difesa del lavoro dell’ambasciatore pontificio. Dal 2 ottobre 1815 al 24 dello stesso mese – data in cui partì il carico – Canova gestì le operazioni di catalogazione ed imballaggio delle opere in maniera certosina, salvando capolavori come “La trasfigurazione” e il famoso ritratto di Leone X di Raffaello, ma anche opere del Guercino, Guido Reni, o il capolavoro ritrovato del “Gruppo scultoreo del Laooconte”.

Una quarantina di carovane, oltre duecento cavalli a trainarle, più di 50 tonnellate di carico in movimento: solo per rendere alcuni dei numeri immensi che interessarono un trasporto più che straordinario messo in atto in un periodo storico in cui spostarsi non era così semplice. Durante il viaggio, a tal proposito, cadde il “Gruppo scultore del Laoconte” frantumandosi in più blocchi, costretto a viaggiare in pezzi fino a Roma, dove venne restaurato.

Gruppo scultoreo del Laocoonte, Databile tra I secolo a.C. e I secolo d.C. di un originale bronzeo del 150 a.C. circa, Marmo, 242 cm, Musei Vaticani, Città del Vaticano

Nonostante la diplomazia adoperata da Canova però, purtroppo non si può dire di aver recuperato tutta la refurtiva, anzi: circa il 30% del patrimonio rubato è ancora in Francia ed in gran parte è esposto al Louvre. Tra i tanti nomi che non hanno mai rivisto il loro luogo natio vi sono tra gli altri dei quadri di Perugino, Mantegna, Giotto, Carracci, Guercino ma anche il Codice Atlantico di Leonardo e tanti altri capolavori.

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