V. Kraft e Olja ovvero l’epidemia dei suicidi

Da sempre attento al tema del suicidio – gran parte della sua umanità, quella più nera, si toglie la vita, e ricordo i casi più celebri ed emblematici, quelli di Svidrigajlov in Delitto e castigo [1], di Kirillov [2] e di Stavrogin [3] nei Demòni, di Smerdjakov [4] nei Fratelli Karamazov [5] – Dostoevskij nell’Adolescente sparge numerosi casi di morte volontaria, quattro per l’esattezza (in realtà, nel primo abbozzo del romanzo erano molti di più, e Arkadij [6] stesso optava per questa soluzione estrema), di cui due occupano un discreto spazio: i suicidi di Kraft e di Olja. Partiamo dal primo.

Seguace di Dergačëv-Dolgušin, il leader del movimento populista, a casa del quale lo incontra Arkadij, Kraft è una di quelle nature che, a causa dell’intenso impegno ideologico e filosofico, si esauriscono presto, come il già citato Kirillov e Ivan Karamazov. Impegno ideologico e filosofico che li ha completamente sviati e svuotati, e ai quali non resta altro da fare che morire, porre fine da sé alla propria esistenza. Questo il ritratto del primo suicida dell’Adolescente realizzato da Arkadij (insisto sempre sui ritratti dei personaggi perché in Dostoevskij il carattere e il pensiero di un uomo finiscono sempre per riflettersi nel suo aspetto fisico, e ricordo gli emblematici casi di Stavrogin e Šigalëv [7] nei Demòni):

«Non mi dimenticherò mai il viso di Kraft: nessuna particolare bellezza, ma qualcosa di troppo mite e delicato, anche se in tutto si palesava il sentimento della propria dignità. Di un ventisei anni, abbastanza magro, di statura più alta della media, biondo, un viso serio, ma dolce; c’era in tutto il suo essere qualcosa di quieto. E d’altra parte, se me lo chiedeste, non cambierei il mio viso, forse anche molto volgare, col suo che mi pareva così attraente. C’era qualcosa nel suo viso che non avrei desiderato avere nel mio, qualcosa di troppo quieto nel senso morale, una specie di orgoglio segreto, ignoto a se stesso» [8].

Kraft appartiene a quella parte di umanità dostoevskiana radicale, per cui tutto è bianco o nero, caldo o freddo, mai grigio o tiepido. Così, gettatosi con tutto se stesso nell’ideologia socialista e accortosi dell’impossibilità della sua effettiva e pratica realizzazione, Kraft preferisce morire piuttosto che cedere a compromessi e fare professione di pessimismo, o meglio, di nichilismo. Giunto all’amara conclusione che «il popolo russo è un popolo di second’ordine […] destinato a servire da materiale per una razza più nobile, e non ad avere una propria parte autonoma nei destini dell’umanità» (95), Kraft decide di togliersi la vita. Tutto per lui è compiuto, definito, la sua parabola esistenziale conclusa, e l’età non c’entra, non può entrarci. Un ventenne può essere più vecchio e stanco di un novantenne se ha letto i libri giusti. Kraft è molto più vecchio e stanco di Makar [9], non c’è dubbio, e di convertirsi e risorgere non ha né la voglia né la forza. Solo una Sonja avrebbe potuto salvarlo, come ha salvato Raskol’nikov, forse.

Dopo la discussione in casa di Dergačëv-Dolgušin Arkadij si reca da Kraft, e quest’ultimo esprime concetti negativi davvero illuminanti. Innanzitutto sulla morale, accostandosi a Nietzsche:

«Idee morali oggi non ne esistono; sono scomparse tutte d’improvviso fino all’ultima e, soprattutto, lasciando l’impressione che non ce ne siano mai state» (110).

Inoltre Kraft realizza un succinto, ma efficacissimo ritratto della propria epoca, perfettamente aderente alla nostra (il carattere profetico di Dostoevskij, talvolta davvero impressionante):

«[…] l’epoca attuale è l’epoca dell’aurea mediocrità e insensibilità, della passione per l’ignoranza, la pigrizia, l’incapacità di fare e l’esigenza di trovar tutto pronto. Nessuno si impensierisce; è raro chi abbia maturato una sua idea» (110-111).

Kraft assume il punto di vista e l’atteggiamento critico del persuaso michelstaedteriano [10], dell’uomo-contro che del proprio tempo vede con una chiarezza abbacinante tutte le brutture, soffre a causa di esse e, consapevole di non poterle contrastare, pur avendo tentato, preferisce suicidarsi piuttosto che correre il rischio di esserne contaminato, e solo per protrarre una vita oramai del tutto svuotata di senso, che non sarebbe altro che mera e inutile sopravvivenza. Ecco, rispetto al suicidio di Kirillov, il suicidio di Kraft non è il culmine di un pensiero, di una tesi filosofica, ma la conclusione naturale di un esaurimento precoce.

Kraft si spara al crepuscolo e scrive le sue ultime righe al buio, senza accendere la candela per timore di causare un incendio, con la caduta successiva al colpo, evidentemente. «E accenderla per spegnerla di nuovo prima del colpo, come la mia vita, non voglio» (242), puntualizza. Quella della luce è sempre una simbologia importante per il suicida, in particolar modo per Kraft, che sceglie di uccidersi in un determinato momento della giornata, il crepuscolo – la sua morte è, in un certo senso, frutto del crepuscolo di un ideale -, e al buio, senza il conforto di una luce artificiale, quella della candela, metafora della sua stessa breve vita. Interessante come negli ultimi pensieri fissati sul diario e che lo accompagnano alla fine, Kraft sottolinei l’assoluta e desolante ordinarietà degli istanti conclusivi della sua esistenza, come riferisce l’arido Vasin ad Arkadij, al contrario profondamente scosso dal suicidio del giovane:

«Gli ultimi pensieri a volte sono straordinariamente meschini. Un suicida come lui si lagna proprio in un diario di questo genere che in un’ora così importante non lo abbia visitato nemmeno un “pensiero superiore”, ma, al contrario, tutti così minuti e vuoti» (243).

Anche l’ora del suicidio non è che un’ora come un’altra, vuota e insignificante. E neppure uccidersi cambia le cose, come credeva Kirillov; tutto resta perfettamente eguale a prima.

Se Kraft si suicida per esaurimento filosofico-esistenziale, Olja, la povera e commovente Olja, si suicida perché giunta al culmine della disperazione. È Versilov [11] a portare il suo caso alla ribalta, leggendo l’annuncio pubblicato da Olja sul giornale:

«Ecco, sentite: “Maestra prepara per tutte le scuole (sentite, per tutte) e dà lezioni di aritmetica”, una riga sola, ma classica! Prepara per le scuole; dunque, s’intende, anche per l’aritmetica? No, per l’aritmetica è detto a parte. Questa è la pura fame, è già l’ultimo grado della miseria. Ma quel che commuove qui è appunto questa inesperienza: evidentemente, non si è mai preparata a fare la maestra, e difficilmente sarà in grado d’insegnare qualcosa. Ma non ha scampo, porta al giornale l’ultimo rublo e fa pubblicare che prepara per tutte le scuole e, per di più, dà lezioni di aritmetica» (166-167).

Versilov, profondamente impietosito dall’annuncio, consegna del denaro alla giovane, del tutto disinteressatamente, ma lei lo rifiuta con sdegno, esacerbata a tal punto dalle numerose umiliazioni e offese subite da non saper più distinguere tra bene e male, tra disinteresse e interesse, tra carità e malvagità. Olja maledice pubblicamente il benefattore e si toglie la vita, impiccandosi. È lei la seconda suicida dell’Adolescente dopo Kraft, protagonista di una drammatica storia tipicamente pietroburghese: due donne, madre e figlia, cadute in disgrazia dopo la morte del marito e padre, senza un soldo bucato in tasca; Pietroburgo, la città nella quale si sono trasferite per risolvere un contenzioso con un mercante, che le divora: gli uomini attentano alla purezza della giovane figlia, Olja, le donne provano a farne una prostituta; lei, troppo fiera ed esasperata per poter distinguere tra bene (il provvidenziale aiuto di Versilov) e male, cede e si impicca, scrivendo alla madre queste poche parole d’addio: «Mammina mia cara, perdonatemi di aver troncato il mio debutto nella vita, la vostra Olja che vi amareggiava» (267).

Di Kraft e di Olja nella Russia dell’epoca ne esistevano a migliaia. Dostoevskij lascia che l’epidemia dei suicidi si diffonda anche nel suo romanzo, per porre l’attenzione su un problema scottante, che riguardava quella gioventù russa che egli nelle sue due ultime opere, L’adolescente e I fratelli Karamazov, attraverso le figure di Arkadij e di Aleksej, elegge quale lettore e destinatario ideale, nutrendo nei suoi confronti una grande fiducia, come emerge dalle parole di Nikolaj Semënovič poste in epigrafe a questo studio e che ripropongo:

«[…] i giovani come voi non sono pochi, e le loro facoltà minacciano realmente sempre di svilupparsi in peggio: o in una soggezione muta, o in un occulto desiderio di disordine. Ma questo desiderio di disordine […] deriva forse da un occulto desiderio di ordine e di “bellezza morale” […] La giovinezza è pura già per il solo fatto che è la giovinezza. Forse in questi così precoci impeti di follia si racchiude precisamente una sete di ordine e una ricerca della verità» (753).

NOTE

[1] Per un approfondimento sul primo dei quattro maggiori romanzi di Dostoevskij rimando all’articolo Delitto e castigo, dalla dialettica alla vita.

[2] Per un approfondimento sul personaggio dei Demòni rimando all’articolo Aleksèj Niljč Kirillov, l’Uomo-Dio.

[3] Per un approfondimento sul protagonista dei Demòni rimando agli articoli Nikolàj Vsèvolodovič Stavrògin, il funesto demiurgo. Prima parteNikolàj Vsèvolodovič Stavrògin, il funesto demiurgo. Seconda parte.

[4] Per un approfondimento sul personaggio dei Karamazov rimando all’articolo Smerdjàkov, il contemplatore.

[5] Per un approfondimento sull’ultimo e più grande romanzo di Dostoevskij rimando agli articoli I fratelli Karamazov, il «libro sacro». Prima parteI fratelli Karamazov, il «libro sacro». Seconda parteFëdor Dostoevskij, Il Grande Inquisitore.

[6] Per un approfondimento sul giovane protagonista del romanzo rimando al secondo capitolo di questo studio: Personaggi e temi dell’«Adolescente» di Dostoevskij. Capitolo secondo – L’idea di Arkadij.

[7] Per un approfondimento sul personaggio dei Demòni rimando all’articolo Scigaliovismo.

[8] Fëdor Dostoevskij, L’adolescente, introduzione di Eridano Bazzarelli, Rizzoli, Milano 2011, p. 93. D’ora in poi il numero di pagina tra parentesi nel corpo del testo.

[9] Per un approfondimento sul padre legale di Arkadij rimando al quarto capitolo di questo studio: Personaggi e temi dell’«Adolescente» di Dostoevskij. Capitolo quarto – Sof’ja e Makar ovvero la Russia.

[10] Per un approfondimento sul filosofo, scrittore e poeta goriziano rimando allo studio Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter.

[11] Per un approfondimento sul padre naturale di Arkadij rimando al terzo capitolo di questo studio Personaggi e temi dell’«Adolescente» di Dostoevskij. Capitolo terzo – Versilov, l’«uomo libresco».

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