“Faust alzava gli occhi ai comignoli delle case che nella luce della luna sembravano punti interrogativi ..”
                                                                                                                          Dino Campana – Canti Orfici, 1913

La più grande e influente figura letteraria e culturale dell’umanità. Chierico, musicista, negromante, scienziato o medico, nel corso dei secoli sempre più affamato di conoscenza e folgore creativa, Faust non ha mai abbandonato la cultura occidentale.

Faust è il protagonista di un infinita serie di racconti, poesie, opere musicali, opere teatrali, narrazioni e film. Faro letterario. Chiunque abbia affrontato temi come la ricerca esistenziale o i moti spirituali ha dovuto confrontarsi con la storia di Faust. Moltissimi autori, fra i più grandi della storia, si sono occupati delle vicende sconclusionate dell’uomo primo contemporaneo, tutte sublimate nella figura del tormentato Doctor Faustus.  Gli Autori più disparati si sono rivolti alla leggenda del dottore e scienziato che scende a patti con il diavolo. Tutto è partito però dalla prima narrazione in prosa di Johann Spies, autore tedesco, che scrisse il volume Historia von D. Iohan Fausten nel 1587, e che venne poi tradotto da P. F. Gentleman nel 1592 con il titolo La storia della vita dannata e della meritata morte del Dottor Iohn Faustus.
A quella prima opera si ispirò certamente il drammaturgo inglese Christopher Marlowe per la sua meravigliosa opera “La tragica storia del Dottor Faust” composta duranti gli ultimi anni del 500′ e pubblicata postuma nel 1604.

“L’inferno non ha limiti e non è circoscritto In un unico luogo; perché dov’è l’inferno, lì noi sempre saremo.”

Descrivere con la mia balbuzie lessicale una delle massime espressioni dello spirito umano diventa veramente ridicolo, è però interessante raccontare “di striscio”  gli autori che si sono occupati delle vicende del Faust, per portare alla vostra conoscenza il più ampio spettro possibile di opere legate al bramoso dottore. Precisamente tutte le opere che ho potuto leggere e che ritengo indispensabile per chiunque, e per me certamente.

Non più marciando a’ campi al Trasimeno
dove fu Marte coi Cartaginesi
crudeli, né scherzando in brio d’amore
nelle corti dei re, dove lo stato
è capovolto, non nel fasto d’alte
audaci azioni, ora la nostra Musa
vuol dispiegare il suo verso divino.
Solo evocar di Fausto le vicende
e tristi e liete – questo ora dobbiamo.
Mite giudizio concedete. Noi
per lui narriamo la sua fanciullezza.

La tragica storia del Dottor Faust, Prologo, 1604

L’opera inizia con il prologo (dove è citato incredibilmente il caro Trasimeno) che ci annuncia quale sarà la storia narrata, le vicende di Faustus, uomo di umili origini, accademico e scienziato di enorme talento. La narrazione prosegue sviscerando i temi che saranno poi paradigmatici per le future trasposizioni della storia, la bramosia e la tracotanza di Faustus sono enormi, Marlowe lo paragona direttamente ad Icaro. Icaro, un meraviglioso paragone quello portato dal drammaturgo di Canterbury, Faustus è un Icaro del pensiero, la sua sete di conoscenza lo porterà ad approfondire le arti magiche e ad abiurare le scritture e il proprio battesimo. E’ in quel momento che appare Mefistofele, arrivato a reclamare l’anime di Faust. Il demone, primo servitore di Lucifero, fungerà da intermediario tra lui e Faust nella stipula del celeberrimo contratto: l’anima del dottore per ventiquattro anni dei servigi del demoniaco Mefistofele. Il centro dell’epopea  “Faustiana”.
Nonostante le illimitate possibilità raggiunte il dottore vivrà i suoi ultimi giorni senza riuscire a raggiungere le mete che tanto aveva desiderato, lacerato dal pentimento e dalla paura della dannazione eterna. Mefistofele riscatterà la sua anima e Faust sarà dannato, come da copione certamente. Ma se questa storia ci è così familiare è proprio perché Marlowe (e poi Goethe) ha scritto questa sua meravigliosa, trattando con coraggio temi scabrosi e profondi, in una epoca difficile e lontana.

Inoltre nell’edizione che posseggo, che ho poi scoperto essere il famoso “testo B”, è presente il bellissimo incontro di Faust con l’Elena mitologica, efferata simbologia della conoscenza, dannata e messaggera infernale. Dalla loro unione sensuale e trascendente Faust erediterà la propria natura demoniaca, proprio nel momento finale, in cui sarà chiamato alla dannazione ultima.
Marlowe con maestria inietta tutta l’opera, e in particolare la figura del protagonista, con l’evidente tema del peccato, delle colpe (molteplici) di cui si macchia il Dottor Faust, e dell’inevitabile rimorso per i propri errori. Errori di cui Faust è unico responsabile, errori che si torneranno nel pentimento degli ultimi anni. La superbia di Faust, nel corso della storia, supera di gran lunga la sua bramosia di conoscenza, arriva a desiderare la potenza stessa di Lucifero, e usa le conoscenze magiche per nutrire il suo ego e le sue voglie.

-Faust: “O lentamente, lentamente correte, o cavalli della notte!”
Le stelle ruotano, il tempo corre, l’orologio suonerà,
verrà il demonio e Faust sarà dannato.
Salirò fino a Dio! Chi mi trascina in basso?
Guarda, guarda, il sangue di Cristo allaga il firmamento!
Una sola goccia mi salverebbe, metà d’una goccia. Ah, mio Cristo,
non uncinarmi il cuore se nomino Cristo.
Lo dirò di nuovo. Risparmiami, Lucifero.
Dov’è ora? È scomparso. Vedo Dio
che stende il braccio e china la fronte minacciosa!

                                                    La tragica storia del Dottor Faust, Atto V, 1604

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