In quell’ipotetica storia dell’alternativa letteraria italiana di cui sto fornendo le coordinate fondamentali, a partire da Iacopone da Todi e Cecco Angiolieri, che ne rappresentano la genesi [1], nel capitolo dedicato al XV secolo, accanto al grande Luigi Pulci [2] troveremmo un barbiere fiorentino dichiaratamente anti-mediceo, Domenico di Giovanni, esiliato nel 1434 e morto a Roma nel 1449, in miseria, senza un soldo bucato in tasca. Di Giovanni è autore di una serie di sonetti scritti “alla burchia” – da qui il soprannome -: il “burchio” è un’imbarcazione, e l’espressione fa riferimento al modo casuale, disordinato in cui si caricano le barche, perché in modo del tutto casuale e disordinato il bizzarro poeta fiorentino dispone le parole all’interno dei propri sonetti. Vediamone un esempio, Nominativi fritti e mappamondi, tra i componimenti più celebri del Burchiello:

Nominativi fritti e mappamondi
e l’arca di Noè fra due colonne
cantavan tutti chirïeleisonne
per l’influenza de’ taglier’ mal tondi.

La Luna mi dicea: – Ché non rispondi? -.
E io risposi: – Io temo di Giansonne,
però ch’io odo che ‘l dïaquilonne
è buona cosa a fare i capei biondi -.

Per questo le testuggini e i tartufi
m’hanno posto l’assedio alle calcagne,
dicendo: – Noi vogliam che tu ti stufi -.

E questo sanno tutte le castagne:
pei caldi d’oggi son sì grassi i gufi,
ch’ognun non vuol mostrar le sue magagne.

E vidi le lasagne
andare a Prato a vedere il Sudario,
e ciascuna portava l’inventario.

La poesia comica si fonda su una ricerca linguistica spinta al paradosso e sulla violenta dissacrazione di quei valori ufficiali decantati dalla letteratura appunto ufficiale. Se il Burchiello lascia in disparte il secondo aspetto – anche se l’immagine delle lasagne in pellegrinaggio è un’irriverente sferzata al rito religioso, come il riferimento a Giasone alla poesia classicheggiante -, spinge il primo fino al suo esito estremo: il nonsense. Svuotate del loro significato, le parole si mostrano esclusivamente nel loro scheletro significante, in un accumulo puramente fonico che priva la poesia di qualunque elevata dignità, riducendola ad un mero strumento di divertimento e riso. È dunque contro lo stesso mito poetico che Burchiello scrive questi sonetti provocatori e del tutto privi di senso, in una forte manifestazione di protesta, perché, come scrive Muzzioli,

«il significante è precisamente il corpo e la materia del linguaggio, per cui porlo al centro dell’operazione costituisce una rivendicazione della corporeità e della materialità che vale da atto ostile verso l’idealismo imperante» [3].

NOTE

[1] Per un approfondimento rimando all’articolo Genesi dell’alternativa letteraria italiana: Iacopone da Todi e Cecco Angiolieri.

[2] Per un approfondimento su Pulci e la sua opera più celebre, il poema Morgante, rimando all’articolo Quel genio irriverente di Luigi Pulci.

[3] Francesco Muzioli, Piccolo dizionario dell’alternativa letteraria, ABEditore, Milano 2014, p. 86.

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