Dopo aver approfondito la sua formazione e le sue ispirazioni, è ora il momento di entrare nel vivo della sua produzione, di iniziare il viaggio che ci porterà attraverso i luoghi intimi da lui dipinti.

Come abbiamo già detto i suoi temi sono spesso ricorrenti, discorso a parte per alcune opere nei primi anni di carriera in cui dipinge paesaggi contadini quasi impressionistici. Per il resto i soggetti principali sono luoghi solitari, spesso con una forte componente naturalistica, molto decadenti o dagli evidenti fasti passati: in questo senso i paesini delle Fiandre regalano un’atmosfera unica.

 

Ed è dal Belgio e da quei canali che si parte per capire la sua poetica di sospensione temporale, da quei riflessi infinitamente poetici che hanno affascinato molti simbolisti e non solo, è dall’idea iniziale di una “città” senza la frenesia moderna. Al fiume in costante divenire, Le Sidaner preferisce le placide acque quasi stagnanti di un canale. Per il pittore francese, come per Rodenbach (caro amico oltre che autore del romanzo simbolista “Bruges la morta”), l’obiettivo è quello di evocare la città come un essere vivente, che ha dunque i suoi stati d’animo, sta solo all’occhio più sensibile carpirli. E in questo senso Bruges, così decadente e meravigliosa, lo indirizza, lo guida, lo dissuade e addirittura lo consiglia lungo i suoi canali, attraverso la sua immobile instabilità emotiva.
Ancor più chiare sono le parole che usa Rodenbach stesso, e che senza dubbio Le Sidaner avrà letto, nel suo romanzo dedicato alla città morente:

“E come era triste anche Bruges, in quel morire del pomeriggio! e come gli piaceva così! L’aveva scelta appunto grazie alla sua tristezza; per quello ci si era stabilito dopo il grande disastro. Una volta, nei tempi della felicità, quando viaggiava con la moglie e vivevano una vita capricciosa, un pochino cosmopolita, a Parigi, all’estero, in riva al mare, c’era venuto con lei, così, passando, senza che quella grande malinconia potesse qualche cosa sulla loro gioia. Ma poi, rimasto solo, s’era ricordato di Bruges, e di colpo aveva avuto l’intuizione che ormai era lì che doveva stabilirsi. Era una misteriosa equazione che s’imponeva: alla sposa morta doveva corrispondere una città morta. Il suo grande lutto esigeva un simile scenario: soltanto lì avrebbe potuto tollerare la vita. C’era venuto portato da un istinto. Che fuori di lì il mondo si agitasse e facesse rumore e accendesse le sue luminarie, intrecciasse i suoi mille fragori: egli aveva bisogno di un infinito silenzio e d’una esistenza talmente monotona che quasi non gli desse più la sensazione di vivere.”

Dopo i lunghi soggiorni a Bruges tra il 1898 e il 1909, Le Sidaner decise di tornare in maniera più o meno stabile in Francia: ma ormai Parigi non faceva più per lui, rappresentando un cambiamento di rotta eccessivo per la sua pittura. Chartres, Gerberoy e Versailles (dove verrà sepolto dopo la sua morte) saranno i paesi che lo ospiteranno per il resto dei suoi giorni, senza escludere proficui e interessanti soggiorni in Italia (dove ci ha lasciato delle opere incantevoli di Venezia) e Olanda (la conformazione dei paesini olandesi sono assimilabili a quelli delle Fiandre).

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: