La storia del restauro si può definire relativamente giovane. In teoria considerare il restauro come un operazione di semplice ripristino è sempre esistito, basti pensare alle antiche basiliche romane che dopo l’avvento del cristianesimo divennero chiese vere e proprie. Ma se si vuole definire un secolo in cui la cura per il bene archeologico si unì alla progettazione e allo studio dello stesso, quello è senza dubbio l’800. La materia del dibattito, per la modalità e l’entità dell’intervento, è sempre stata caratterizzata da forti contraddizioni. Volendo suddividere in due scuole di pensiero le principali teorie che presero piede erano indirizzate o verso una pura conservazione o verso un cambiamento in stile. Ruskin fu il precursore del conservazionismo tipicamente inglese, con influenze gotiche.

John Ruskin fu il più grande amante delle rovine, nella sua vita triste e piena di solitudine non ebbe altre felicità se non quelle dei suoi lunghi viaggi ad ammirare le bellezze artistiche italiane, i suoi fantastici acquerelli e i suoi libri. Sviluppatosi in un guscio, costruito appositamente dalla madre che lo ovattò dal mondo esterno, arrivando al punto tale da seguirlo anche alla sua iscrizione al college di Oxford, fin da giovane alternò momenti di insana pazzia a giorni di solitudine e riflessione. Vittima della sua stessa vita non fece altro che attaccarsi a ciò che più amava, ovvero l’architettura.

Vecchia abitazione sull’isola di Rhône, 1862-63, John Ruskin

“Il mondo non può diventare tutto un’officina… come si andrà imparando l’arte della vita, si troverà alla fine che tutte le cose belle sono anche necessarie”

Fu proprio la nascita di una nuova situazione culturale, legata alla rivoluzione industriale inglese, a far crescere gli attriti tra Ruskin e la società contemporanea.  Il ruolo del lavoratore era sempre più legato a quello di una macchina, e questo fece sorgere in lui un pensiero fortemente socialista. I suoi libri in merito influenzarono lo stesso Marx che racconto di averli letti con grande interesse.

Ma ciò che più interessante a riguardo è il suo pensiero nei confronti delle opere artistiche e architettoniche. Il suo fu un comportamento estremamente rispettoso nei confronti del bene archeologico, il quale a suo parere doveva essere lasciato intatto nel tempo. La bellezza di un rudere in un bosco, completamente immerso nella natura è tipica dell’ideale romantico, facendolo così associare al precursore del restauro conservativo, in particolare venne soprannominato ” restauro romantico”. In questo caso gli edifici non dovevano godere di altro che non fosse una semplice manutenzione e, quando sarebbe arrivato il loro momento, dovevano avere la possibilità di morire.

Il suo messaggio non fu colto dai contemporanei, che videro in lui solo i peggiori aspetti del carattere. Ma le sue parole, sempre fortemente suggestive, non caddero nel vuoto e furono raccolte qualche anno dopo dalla successiva generazione di architetti. Il restauro moderno ha fatto delle sue idee le basi per i più attuali dibattiti e ancora oggi i movimenti più attuali hanno nei loro dogmi indiscutibili l’importanza e il rispetto verso l’opera artistica.

Per concludere e comprendere a pieno il forte sentimento romantico, vi lasciamo un toccante passo del suo libro “Le sette lampade dell’architettura”, pubblicato nel 1849:

“Vigilate su un vecchio edificio con attenzione premurosa; proteggetelo meglio che potete e ad ogni costo, da ogni accenno di deterioramento. Contate quelle pietre come contereste le gemme di una corona; mettetegli attorno dei sorveglianti come se si trattasse delle porte di una città assediata; dove la struttura muraria mostra delle smagliature, tenetela compatta usando il ferro; e dove essa cede puntellatela con travi, e non preoccupatevi per la bruttezza di interventi di sostegno: meglio avere una stampella che restare senza una gamba. E tutto questo, fatelo amorevolmente, con reverenza te continuità, e più di una generazione potrà ancora nascere e morire all’ombra di quell’edificio. Alla fine anch’esso dovrà vivere il suo giorno estremo; ma lasciamo che quel giorno venga apertamente e senza inganni, e non consentiamo che alcun sostituto falso e disonorevole privi degli uffici funebri della memoria.”

Il giardino di San Miniato, vicino Firenze, 1845, John Ruskin

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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