Non voglio girarci intorno, assolutamente non voglio utilizzare arte retorica o scorciatoie lessicali. Asserisco, quindi, di trovare spiacevole il pasticciaccio brutto del nuovo ponte di Genova progettato dal buon Renzo Piano!
Apriti Cielo! Lesa Maesta! Sei in conflitto di intessersi? Invidioso? Ma insomma abbiamo visto tutti come l’ottuagenario super-mega-arci-architettone genovese si sia infilato, col plastico sottobraccio, nelle sacre aule, in compagnia del giocondo Toti. Tutto normale? Sicuri?

” Caro diario voglio essere più urticante:
Immagino Piano, seduto alla scrivania con la coperta fino all’ombelico, colori e fogli davanti a se, la televisione accesa. Sinceramente commosso apprende dal TG della terribile tragedia. Si contano i morti sotto le macerie, una lacrima corre sul viso di Piano e scende giù piano, fino al mento. Trascorrono i giorni e il nostro si appunta un numero purtroppo crescente, il numero di lampioni da ordinare, al culmine della commozione. Il numero sale piano piano fino a 43, ben 43 lampioni. Beh in fondo è un numero preliminare, in fondo ci sono anche 9 feriti (Sarebbe almeno il caso di aggiungere 9 lampadine a risparmio energetico ovviamente).”

Ok si scherza! Non vi incazzate! Io adoro Piano! Credo veramente che Renzo Piano sia un professionista eccezionale, un protagonista del ‘900 e a mia discolpa allegherò la foto del volume che tengo sempre sulla mia scrivania. In culo a possibili critiche. Non sono qui per discutere sulle sue qualità, ci mancherebbe, ma il particolare comportamene difronte al crollo del ponte non l’ho proprio digerito.
I motivi sono tre (tre dico io, e sono soggetti ok, “ma la soggettività è oggettiva, perlomeno negli schemi percettivi razionali” – semicit.) :

Per prima cosa non ho trovato molto corretta la tempistica, la maniera, con cui questo progettino è stato presentato. Con le macerie fumanti e questa connessione sentimentale diretta tra le istituzioni territoriali e l’architetto ( ..mi dicono che sopra i 40mila fanno la gara.. – semicit. 2 ) che risulta un poco stucchevole.
Ora penso che anche io, che ho uno studio specializzato in restauro, dovevo preparare subito un bel plastico della Basilica di San Benedetto a Norcia, crollata ad ottobre 2016. Dovevo andare con i miei collaboratori e bussare alle “dorate porte” con il nuovo progetto della basilica, dribblando di corsa le macerie. Chissà se ci avrebbero aperto? Mah (forse Piano ha già pronti i plastici delle strutture a rischio, tutti stipati in garage?) chi lo sa.

Caro diario: Raffaele ricordati di ultimare il plastico per la nuova torre di Pisa, non si sa mai, una botta oggi e una domani…

La seconda motivazione è l’impossibilità di un dibattito serio, di un concorso aperto, condiviso, internazionale, a cui tutti noi professionisti avremmo potuto partecipare. Fattore cruciale, spinta alla ricerca, alla discussione sul tema, ricettacolo di innovazione. Peccato davvero, perché anche soltanto in Italia è pieno di professionisti in grado di incidere veramente su questo tema.

La terza è la questione della gratuità. Bene, Piano offrirà il lavoro di progettazione per amore verso la sua città, ed è certamente nobile, ed è tutto vero e lodevole. Ma è anche palese che un qualsiasi studio vorrebbe lavorarvi, anche gratuitamente, immaginatevi solo la pubblicità!!! Immaginate quale impatto mediatico per un progettista!
– Ma guarda che Renzo Piano non ha bisogno di farsi pubblicità! –
Questo è certo caro lettore, parliamo di un vero maestro del ‘900, ma sicuramente per lui sarà un grande orgoglio mettere la firma di nuovo sulla sua città natale, cosa che ha già fatto egregiamente. Emerge però chiaramente la bramosia di appuntarsi un’altra medaglia sul petto.
Ma più di tutto è questa auto-imposizione che risulta davvero sgradevole, perché non cedere il passo?
Perché non si è invece proposto come guida della giuria esaminatrice di un sacrosanto concorso pubblico? Sarebbe stato eccezionale, con la sua esperienza!! Perché non lasciare il posto ad altri progettisti, magari più giovani, e contribuire al progetto con un ruolo “dirigenziale”? Vi provoco lo so.

In ultimo non voglio discutere del progetto sicuramente pregevole, ma l’idea di montare 43 lampioni su un cavalcavia la trovo veramente insopportabile, “pappa del cuore” direbbe Hegel. Un’idea melensa, e in parte tragicomica, talmente buonista che sembra ideata da Gramellini, o da Benigni mentre commenta i dieci comandamenti .

“Il ponte deve celebrare in modo sottile, ma non retorico, il fatto che la città è stata teatro di una tragedia.“ Questa è la frase pronunciata da Piano, forse l’avrà pensata mentre aspettava di conoscere il numero definitivo dei lampioni?

Dai si scherza!! Un poco di satira fa sempre bene!!

(Questo articolo era fatto per provocare gli imbecilli, a tutti gli altri buona lettura. – semicit. 3)

A proposito dell'autore

Architetto

Raffaele Rogaia nasce a luglio del 1989 in un paese minuscolo vicino Perugia. Si laurea in architettura alla Sapienza - Università di Roma. Nel 2012 fonda il sito Freemaninrealworld e più recentemente iMalpensanti.it con cui intervalla il lavoro di Architetto e le pubblicazioni scientifiche. Amante della letteratura mitteleuropèa, della pittura romanticista e dell'arte in generale. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi editore.

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