Nel corso della seconda metà del XIX secolo anche la letteratura e l’arte divengono mercati, e le loro creazioni prodotti e merci che si vendono e si comprano. Di conseguenza il pubblico si amplia, diviene così vasto come mai è stato in passato, ma, in modo direttamente proporzionale all’estensione, culturalmente limitato, sprovvisto di conoscenze approfondite, superficiale e facilmente abbindolabile – la stessa, identica situazione si ritrova oggi, persino peggiorata, se possibile -. Per incontrare i favori di un simile pubblico la merce prodotta in ambito letterario e artistico deve necessariamente de-culturalizzarsi, de-problematizzarsi, riprodurre determinati stereotipi, veicolare determinate strutture, tematiche, linguaggi, luoghi comuni. Come un vero e proprio oggetto industriale riproducibile in serie, insomma. Durante i primi anni del secolo successivo, il XX, tale processo di mercificazione, di uniformizzazione – di rettoricizzazione direbbe Michelstaedter – giunge all’apice. Ed ecco che esplode la rivolta della Cultura, con l’alternativa letteraria che vive il suo momento d’oro – per quanto riguarda l’alternativa letteraria italiana parliamo del primo quindicennio del Novecento, fino all’entrata in guerra -. Esplodono le avanguardie, le cosiddette avanguardie storiche: Espressionismo, Futurismo, italiano e russo, Dadaismo, Surrealismo. L’avanguardia distrugge il canale comunicativo – possiamo immaginarlo come un vero e proprio ponte – che lo lega, lo conduce al pubblico comune, a quel vasto e minorato pubblico che non sa spingersi oltre il banale e sciocco romanzo d’appendice – dei sottogeneri, oggi -. Lo scrittore e artista avanguardista – capita spesso che queste due anime, chiamiamole così, convivano nella stessa persona, visto l’atavico, genetico allargamento alle arti dell’avanguardia – si pone, e non perde mai di vista, altrimenti non sarebbe più tale, l’obiettivo di creare un’opera illeggibile e/o incomprensibile per il pubblico minorato. L’avanguardia rigetta con disprezzo i codici culturali vulgati, il gusto, o meglio cattivo-gusto dominante, il linguaggio consueto, comune, ordinario. L’avanguardista proclama la propria indipendenza dal diffuso asservimento – con conseguente decerebramento – al mercato che degrada, umilia, mortifica intellettuali, scrittori, artisti, proclama con forza, con gesto energico e irriverente la propria autonomia. Praticamente, la via principale di questa rivolta Culturale è rappresentata dallo sperimentalismo, con l’avanguardia che si scapicolla verso forme e linguaggi del tutto nuovi, inediti, audaci, talvolta sfacciati e dunque sconcertanti, scandalosi, scabrosi. Luoghi comuni e stereotipi vengono abbattuti, rasi al suolo, polverizzati. E l’artista e lo scrittore avanguardista creano, come scrive brillantemente Sanguineti, non a caso il più illustre esponente della Neoavanguardia italiana, «a futura memoria», per un fruitore nuovo, di là da venire, mirando ovviamente, o meglio contribuendo a crearlo questo fruitore nuovo, libero, ergendo un nuovo ponte: abbattuto il ponte con il presente, se ne costruisce uno verso il futuro. Ed è ciò che si trova costretto a fare oggi – evito di parlare d’arte perché non è il mio ambito – l’aspirante scrittore che rifiuta di piegarsi alle leggi idiote e stupide di un mercato editoriale che annega nell’ignoranza e nella superficialità, che rifiuta di inginocchiarsi alla dittatura nociva, distruttiva – politicamente e socialmente – del sottogenere. Scrivere «a futura memoria»: la sola cosa che resta da fare nell’epoca della morte della letteratura italiana.

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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