« La mia dottrina dei colori è antica quanto il mondo, e non si potrà a lungo respingerla e metterla da parte. »
(Johann Wolfgang von Goethe, Teoria dei colori, 1810)

Johann Wolfgang von Goethe, cerchio di colore a simboleggiare la vita mentale e spirituale dell'uomo 1809 Original: Penna di Tedesco - Francoforte Goethe Museum [1] Il diagramma illustra il capitolo "La allegorico, simbolico, l'uso mistico del colore" in teoria dei colori di Goethe. Trascrizione (anello interno) [red] "bella" [orange] "nobile" [giallo] "buona" [green] "utile" [blue] [viola] "inutili" (anello esterno) [rosso-arancio "comune" ] "ragione" [giallo-verde] "mente" [green-blue] "sensualità" [violet-red] "immaginazione"

Johann Wolfgang von Goethe, Cerchio di colore a simboleggiare la vita mentale e spirituale dell’uomo, 1809

Tutti saprete che Goethe è probabilmente il più grande scrittore, pensatore e intellettuale tedesco: lo si potrebbe paragonare ad un Leonardo germanico, con le dovute riserve e proporzioni. Ma non molti conoscono il lavoro che Goethe stesso valuta tra i più rivoluzionari dei suoi scritti, il saggio scientifico intitolato “La teoria dei colori” in cui si contrappone con la forza della ragione contro la teoria di Newton secondo cui la luce scaturisce dai colori. L’intuizione del poeta tedesco ha del profetico in realtà, tant’è che sarà lui stesso ad ammettere durante una conversazione con un amico di non provare “orgoglio per tutto ciò che come poeta ho prodotto. Insieme a me hanno vissuto buoni poeti, altri ancora migliori hanno vissuto prima di me, e ce ne saranno altri dopo. Sono invece orgoglioso del fatto che, nel mio secolo, sono stato l’unico che ha visto chiaro in questa difficile scienza del colore, e sono cosciente di essere superiore a molti saggi.”

Senza entrare troppo nel merito delle ricerche scientifiche, cerchiamo un attimo di far “luce” sull’assecondarsi delle teorie, partendo da un analisi del contesto contemporaneo: in Germania l’affermazione del pensiero idealistico schellinghiano, si pone in antagonismo con le teorie atomiste e meccaniciste di Newton, contro le quali si schiera anche Goethe.

Ancora va ricordato che lo scrittore tedesco nutriva un certo interesse per la pittura già al tempo del suo viaggio in Italia negli ultimi anni del ‘700, che ci fa capire le motivazioni profonde che muovessero il suo interesse, oltre ad essere un pittore sopra la media.

Entrando nel merito, il saggio è suddiviso in tre volumi con compiti diversi: nel primo volume si sofferma sulle “capacità” dei colori, classificandoli, studiandoli con lo scopo di mettere in risalto le complessità insite nel fenomeno cromatico e l’incidenza dell’organo stesso della vista. In questa disamina appare evidente l’influenza dell’idealismo tedesco, in cui è il soggetto che fa l’oggetto, poiché non esisterebbe l’uno senza l’altro.

Ad avvalorare la tesi secondo cui un colore può cambiare la sua percezione a seconda della luce e dell’intorno, dando un valore nuovo all’importanza delle ombre, in un passaggio afferma: « Quando siamo esposti all’influenza di un colore esterno, noi creiamo armonia ed equilibrio creandoci un colore complementare interno. Le ombre colorate non sono visibili da sole, ma soltanto nel contesto in cui appaiono. Non hanno lunghezza d’onda e non sono misurabili, quindi – secondo gli scienziati – non esistono e vengono quindi definite un’illusione ottica. Ciononostante noi li vediamo. »

Ancora in questo primo volume effettua degli esperimenti, analizzando in particolare il fenomeno dello spettro luminoso, che tanto incuriosirà Turner successivamente. Inoltre divide i suoi studi analizzando i “colori fisici”, ovvero tutti quelli che nascono dai fenomeni di interazione tra luce e tenebre: « Il giallo è una luce che è stata attenuata dalle tenebre; il blu è un’oscurità indebolita dalla luce. »

Nell’ultima sezione del primo volume infine specifica quali sono i “colori chimici”, ovvero quelli che indubbiamente hanno una chiave di lettura più semplice e oggettiva.7

Nel secondo volume si scatena la sua invettiva contro Newton, sviscerando in diversi punti le sue posizioni contrapposte con il fisico inglese: tra le più celebri vi è il passaggio dedicato alla luce, la quale secondo Newton è bianca ed eterogenea, mentre per il letterato tedesco si tratta, proprio perché più semplice e indivisa, la più omogenea. Ed ancora per Newton la luce si può suddividere in sette colori “puri”, mentre per Goethe i colori da desumere sarebbero solo due, il giallo e il blu, mentre tutti gli altri non sarebbero altro che gradazioni di questi. Infine il cerchio cromatico, che per il fisico inglese si suddivide in sette colori e presenta una composizione asimmetrica, per il tedesco invece è di sei colori componendo un cerchio simmetrico.

Nell’ultimo volume infine, si sofferma sugli aspetti storici dei colori, ripercorrendo l’evoluzione filosofica del pensiero, partendo dai greci fino ad arrivare a Galileo e Newton, soffermandosi sulle dichiarazioni degli uomini che hanno raggiunto l’eccellenza in materia.

Come vedremo nelle prossime uscite, la teoria di Goethe ha suscitato l’interesse di molti fisici, filosofi, ma soprattutto pittori suoi contemporanei che utilizzeranno la sua dottrina per approfondire con le loro opere degli studi sui colori e sulla luce.

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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