Michele Guyot Bourg è un fotoamatore di ottantotto anni, e alla fine degli anni Ottanta ha documentato la vita nelle case dei ferrovieri di Via Fillak, sotto il ponte Morandi: da questo viaggio fotografico durato quattro anni e consistente di un nucleo originario di quaranta fotografie, nacque una mostra dal titolo “Vivere sotto una cupa minaccia“.

La diffidenza che dovette combattere negli abitanti di Via Fillak per far sì che questo progetto fotografico prendesse vita ebbe invece la meglio sulla mostra che, come racconta il fotografo, ricevette una accoglienza da parte delle Istituzioni locali tutt’altro che affettuosa.

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Alla luce di quanto precedentemente detto, ed in generale in merito ai fatti di Genova, mi permetto di aggiungere un piccolo pensiero personale: mi ritornano in mente alcuni passaggi del “de bello Gallico”, diario di guerra redatto in terza persona da Giulio Cesare, letto tra i banchi del mio ormai lontano trascorso liceale. Durante il consolato Cesare si spinse verso la Gallia per acquietare la regione apparentemente con scopo difensivo – celando male i suoi fini imperialistici. Nel tragitto di andata avvenuto lungo l’Aurelia, camminando sul dissestato lastricato in basalto che segue la costa da Roma a salire, decise di lasciare alcuni uomini dove necessario per completare e sistemare la strada dove necessario, nonostante il numero di uomini facenti parte dell’esercito era molto importante in previsione della campagna di Gallia.

Quella che operò Giulio Cesare è un concetto di programmazione della manutenzione che a noi è totalmente sconosciuto, sia che si parli di beni culturali o di autostrade. Il perché è presto detto e va ricercato nella mediocrità del nostro intelletto. Viviamo in una società subitanea che non ha la lungimiranza di pensare al domani, e la nostra politica ne è il pieno riflesso in quanto fatalista. Ma nulla muove il fato come l’uomo.

Infine un popolo che non conosce il terreno su cui poggia i piedi, è un popolo che non ha molta strada ancora da percorrere prima di cadere in fallo. L’opera di Michele Guyot Bourg in questo caso dimostra che qualcuno traccia ancora mappe, che una strada è ancora praticabile.

 

Articolo a cura di Marco Zindato e Lorenzo Pica.
Fonti: Michele Guyot Bourg, La Repubblica.

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