Quello che vorremmo proporvi con questa rubrica è un esperimento del tutto inedito, un po’ rischioso probabilmente, ma sicuramente dal forte impatto emotivo. E’ stato il sogno di tutti, o quasi, quello di dialogare con i propri eroi di gioventù, inventando dialoghi impossibili, entrando così in intimità con il personaggio stesso, anche se solo per gioco. Il nostro intento è dunque quello di far rivivere il mito delle “Interviste impossibili”, storico programma radiofonico della Rai degli anni ’70, sotto forma di missive, scritte però dagli stessi personaggi che in tono confidenziale racconteranno tutte le loro sensazioni, i loro stati d’animo e le preoccupazioni che caratterizzeranno un determinato periodo che staranno vivendo. Le prime uscite saranno dedicate a personalità artistiche che con un occhio critico ci racconteranno la loro storia.
Infine una nota sul titolo della rubrica. Denis Diderot è famoso per essere un filosofo e uno scrittore, ma è meno noto come precursore di una critica libera dagli schemi accademici; infatti teneva uno scambio epistolare con l’amico Grimm, in cui tirava le fila di tutto ciò che veniva presentato al Salon di Parigi, aggiornandolo così sugli ultimi avvenimenti artistici che smuovevano gli animi francesi. Successivamente questi suoi reportage vennero pubblicati sul “Correspondance littéraire”, una rivista destinata a pochi nobili francesi, tedeschi e russi che desideravano tenersi informati sulla vita artistica parigina.
E’ in questo ricordo che inauguriamo la nuova “Corrispondenza letteraria”, utilizzando un mezzo ormai passato come quello dell’epistola, per presentarvi degli artisti incredibilmente moderni.

Nell’appuntamento di oggi ci faremo condurre dall’espressionista tedesco Ernst Ludwig Kirchner nel XX secolo, dopo aver attraversato l’800 con tutte le sue innovazioni e contraddizioni. Kirchner, insieme ad alcuni compagni di studi, fondò il movimento “Die Brücke” a Dresda, dove frequentavano la scuola di Architettura. Di lì a poco la loro arte avrebbe dato il via ad un movimento seguito in tutto il mondo, nonostante l’etichetta di “Arte degenerata” affibbiata a quasi tutti gli espressionisti dai nazionalsocialisti tedeschi.
Kirchner non superò la guerra, si suicidò nel 1938, ma quello che analizzeremo oggi è un quadro legato al suo primo periodo, il più fertile e ispirato. Lasciamoci dunque trasportare dalle fragili parole del pittore espressionista.

Ernst Ludwig Kirchner

Caro amico,
ne è passato di tempo da quando mi venisti a trovare a Dresda, quell’appartamento fumoso dove componevamo e smantellavamo i preconcetti a suon di pennellate forti e marcate ora è molto lontano. Ho cercato di ricostruire qualcosa di simile qui a Berlino, ma non posso dire di esserci riuscito, anche se sono ancora in contatto con i compagni del Die Brücke e non considero ultimato il nostro lavoro insieme. Certo ad oggi se ripenso a quei giorni ti confesso che provo un po’ di malinconia, quell’esplosione d’arte e ispirazione era palpabile e scintillava nei nostri occhi un’autentica fiamma indomita che bruciava tutto ciò che era il vecchio. L’arte stillava dai pennelli come in un flusso continuo tra spirito, animo e spazio, riempivamo la tela in un impeto di onnipotenza che ci rendeva immuni da quello che ci circondava.
Oggi posso dirti che molte cose sono cambiate, lo stato sociale in cui vive la Germania non mi rassicura, vi sono segnali per nulla confortanti che mi sembra di carpire. Non vivo bene la situazione, mi sto isolando sempre di più e sento che presto rimarrò solo. L’unico motivo per cui sto continuando ad uscire e vivere la mondana Berlino è per dipingere i paesaggi che più mi affascinano, quelli legati a questa nuova borghesia, i cambiamenti catturano la mia attenzione. Dipingo la realtà si, ma spogliata dalle sue ipocrisie e convenzioni, cercando di rappresentarla in tutta la sua verità. Per questo le mie persone sono spigolose, taglienti, ed i colori seguono la freddezza delle sagome definendole in maniera angosciante. Di recente ho dipinto “5 donne nella strada”: delle presenze inquietanti animano uno stretto marciapiede, le macchine sfrecciano di fianco come se nulla importasse loro; le figure scarne e poco femminili sono esattamente l’opposto di ciò che si può definire un prototipo di bellezza, la scelta è voluta ovviamente: è legata all’abitudine propria di questi borghesi che con tanta leggerezza sprecano splendide parole per i dipinti solo esteticamente “belli”. Dovresti vederli come girano per le gallerie, sornioni schiamazzano qualche cialtroneria e poi veloci abbandonano i loro ideali per seguire la prossima moda.
Tutto questo è squallido, ed è per questo che probabilmente nei prossimi tempi mi sposterò da qui, il mio umore peggiora e spesso ho crisi depressive che sfogo nell’alcool. Sarei felice se prossimamente mi potessi venire a  trovare, di spazio ne ho quanto ne vuoi e poi il mio studio ha sempre accolto tutti.
Un abbraccio fraterno,

 

Ernst Ludwig Kirchner, Cinque donne per strada, 1913, Olio su tela, 120×90 cm, Ludwig Museum

Link alle altre uscite:

“Correspondance littéraire” – Jacques-Louis David
“Correspondance littéraire” – Théodore Géricault
“Correspondance littéraire” – Gustave Courbet
“Correspondance littéraire” – Pierre-Auguste Renoir
“Correspondance littéraire” – Claude Monet
“Correspondance littéraire” – Paul Gauguin
“Correspondance littéraire” – Vincent van Gogh

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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