Come asserì Balla all’inizio dell’avventura futurista “data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa né può interessare più nessuno.” Vero, tant’è che l’avvento del nuovo strumento cambiò il mondo dell’arte radicalmente, tanto da sconvolgerne i suoi canoni. Ma come si raggiunse la consapevolezza che questo nuovo mezzo potesse essere qualcosa di più di una semplice trasposizione della realtà? Ovviamente questo passaggio è meno immediato e soprattutto troppo lungo per essere sviscerato in un solo articolo, ma quello che vorremmo fare è raccontarvi chi ha lottato perché questo accadesse, chi ha notato che grazie alla macchina fotografica qualcosa di diverso poteva essere impresso oltre ad una semplice immagine. E’ dunque con una frase di Henri Cartier-Bresson che vi invitiamo a scoprire insieme a noi alcuni dei maestri che hanno contribuito affinché questo accadesse: “le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento.”

Elliott Erwitt

Questa settimana entreremo in contatto con Elliott Erwitt, fotografo francese, nato a Parigi nel 1928, ma di origini ebraiche e russe, tra i più curiosi del secolo scorso, abile osservatore della propria contemporaneità, sempre originale nello scovare dei dettagli inusuali nei luoghi più comuni e monotoni.

Al compimento del suo primo anno di età la famiglia decise di spostarsi in Italia, dove rimasero per almeno altri dieci anni. Nel 1939 furono di nuovo costretti a spostarsi per via del regime fascista e delle conseguenti repressioni. A undici anni insomma, il piccolo Elliott (in realtà il nome di battesimo è Elio Romano) era già un cittadino del mondo. Ma prima che conosca la fotografia dovrà passare ancora un po’ di tempo. Nel 1942 cominciò a studiare al Los Angeles City College che frequenterà fino al 1944. Successivamente decise di seguire anche un corso di cinematografia alla New School for Social Research.

Elliott Erwitt New York, USA. 1955. © Elliott Erwitt | Magnum Photos

Nei primi anni ’50 Elliott decise di arruolarsi, e così seguì l’esercito statunitense da vicino e in prima linea. Girò la Francia e la Germania soprattutto, principalmente in missioni di pace. Questa esperienza gli permise di crescere e soprattutto di conoscere il meglio della fotografia contemporanea. Viene dunque fortemente influenzato dagli incontri con Robert Capa, che morirà proprio in guerra, Edward Steichen e Roy Stryker. E fu proprio quest’ultimo ad introdurlo ed assumerlo per un lavoro che stava svolgendo per la Standard Oil. Proprio grazie a questo lavoro Elliott si fa conoscere, diventò un freelance di successo e da allora lavorò con riviste del calibro di Holiday, Life, Collier’s e Look. La sua passione per il cinema rimase tale però, tanto da portarlo spesso sulla strada per Hollywood. Tra i vari film e documentari in cui svolge il ruolo di direttore della fotografia vanno annoverati Bob Dylan:No Direction Home nel quale ha collaborato con Martin Scorsese. Erwitt ha realizzato dagli anni ’70 ad oggi anche lungometraggi, cortometraggi, spot televisivi e documentari.

In questa lunga carriera Erwitt ha fatto di tutto insomma, dal fotografare una Marilyn Monroe inconsueta e ancora poco illuminata dalle luci dello spettacolo, al Ché Guevara sorridente e con un’innocenza sotterranea che in pochi sono riusciti a fotografare, ma non solo. Nelle sue opere ha sempre risieduto un’umorismo fanciullesco. Ciò nonostante non si è mai tirato indietro ai suoi doveri sociali ed è sempre stato in prima linea nel raccontarci i regimi totalitari in Unione Sovietica e in Ungheria, guerre in tutte le parti del mondo e il razzismo dilagante anche negli Stati Uniti. Insomma, un personaggio che ne ha viste di tutti i colori e che ha trasformato la sua passione in arte con un umorismo eclettico alla Woody Allen e con una pungente denuncia sociale degna della satira del miglior Burroughs.

Recentemente ha rilasciato un intervista per il Corriere della Sera, in occasione di una mostra tenutasi a Venezia proprio sulle sue opere, dove ha dichiarato:

“Dicono che faccio ridere ma non è vero. Per mia moglie, per esempio, non sono affatto divertente”.

Insomma ci ha regalato uno sguardo nuovo per osservare il mondo, un punto di vista ribaltato. Il vecchio maestro della fotografia, proprio oggi novantenne, gira ancora con la macchinetta fotografica al collo e dice “Non ci vuole poi molto: vedi una cosa che ti incuriosisce e scatti!”

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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