Quello che vorremmo proporvi con questa rubrica è un esperimento del tutto inedito, un po’ rischioso probabilmente, ma sicuramente dal forte impatto emotivo. E’ stato il sogno di tutti, o quasi, quello di dialogare con i propri eroi di gioventù, inventando dialoghi impossibili, entrando così in intimità con il personaggio stesso, anche se solo per gioco. Il nostro intento è dunque quello di far rivivere il mito delle “Interviste impossibili”, storico programma radiofonico della Rai degli anni ’70, sotto forma di missive, scritte però dagli stessi personaggi che in tono confidenziale racconteranno tutte le loro sensazioni, i loro stati d’animo e le preoccupazioni che caratterizzeranno un determinato periodo che staranno vivendo. Le prime uscite saranno dedicate a personalità artistiche che con un occhio critico ci racconteranno la loro storia.

Infine una nota sul titolo della rubrica. Denis Diderot è famoso per essere un filosofo e uno scrittore, ma è meno noto come precursore di una critica libera dagli schemi accademici; infatti teneva uno scambio epistolare con l’amico Grimm, in cui tirava le fila di tutto ciò che veniva presentato al Salon di Parigi, aggiornandolo così sugli ultimi avvenimenti artistici che smuovevano gli animi francesi. Successivamente questi suoi reportage vennero pubblicati sul “Correspondance littéraire”, una rivista destinata a pochi nobili francesi, tedeschi e russi che desideravano tenersi informati sulla vita artistica parigina.
E’ in questo ricordo che inauguriamo la nuova “Corrispondenza letteraria”, utilizzando un mezzo ormai passato come quello dell’epistola, per presentarvi degli artisti incredibilmente moderni.

Quest’oggi coinvolgeremo nelle nostre avventure di penna il pittore olandese Vincent van Gogh. L’artista può essere considerato tra i più famosi e amati di sempre anche se è singolare notare il paradosso che ha segnato la sua esistenza piena di povertà e commiserazione, il tutto sparito esattamente il giorno dopo la sua scomparsa. Basti pensare che l’unico quadro venduto in vita lo comprò il fratello Theo. Per van Gogh è più semplice, rispetto agli altri artisti che abbiamo incontrato finora, ricostruire una sua ipotetica corrispondenza, per via delle numerose lettere inviate al fratello e agli amici pittori (Gauguin e Bernard tra gli altri) che sono arrivate intatte ad oggi e pubblicate in diverse collane.
Vi lasciamo dunque in compagnia delle parole del maestro all’indomani della realizzazione de “I mangiatori di patate”.

Vincent van Gogh

Caro amico,
ti scrivo per informarti che è da poco scomparso mio padre, e dunque ho pensato che fosse opportuno avvisarti visto che eri un fedele e frequentante della sua chiesa. Devo confessarti che ultimamente non avevamo un buon rapporto, anzi non facevamo altro che litigare. Mi rimproverava ancora di aver abbandonato la strada per diventare pastore, ma quando ho sentito un altra vocazione, quella artistica, ho capito subito che era il momento di cambiare strada e intraprenderla con  tutto l’entusiasmo possibile.
Forse partirò da Nuenen ed ora che è venuto a mancare mio padre avrò un motivo in più per cambiare vedute. In questo ultimo periodo in paese sono visto come un matto e si vanno diffondendo maldicenze sul mio conto. Mi hanno accusato di aver causato l’attacco di cuore di mio padre, e questo mi fa male, e di aver messo incinta una ragazza che mi ha fatto da modella. Inoltre nessuno apprezza le mie opere ma ciò non mi fa arrabbiare poiché capisco da me che sto facendo molti passi avanti e sto segnando una strada. Credo che molto probabilmente più d’uno rimpiangerà un giorno quello che ha detto di me e di avermi ricoperto di ostilità e di indifferenza. Io, nel frattempo, mi paro dai colpi inferti isolandomi, al punto che non vedo letteralmente più nessuno.In questi giorni ho lavorato ad una tela in cui ho cercato di avvicinarmi per contenuti a quelle di Millett, prodigandomi per realizzare un dipinto sentito dedicato a questa umile gente che vive qui.”Ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Ho voluto che facesse pensare a un modo di vivere completamente diverso dal nostro, di noi esseri civili. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole. So benissimo che la tela ha dei difetti ma, rendendomi conto che le teste che dipingo adesso sono sempre più vigorose, oso affermare che I mangiatori di patate, insieme con le tele che dipingerò in avvenire, resteranno.”*
Anche essendo consapevole di produrre tele che possono avere difetti sostanziali nello stile, sono sicuro che in futuro non saranno guardati con un occhio critico ma verranno osservati per ciò che rappresentano, vivendo una nuova vita.
E’  dunque con questo monito che ti porgo i miei più cari saluti, ti invierò miei notizie appena mi stabilizzerò in una nuova meta.

 

 

Vincent van Gogh, I mangiatori di patate, 1885

Link alle altre uscite:

“Correspondance littéraire” – Jacques-Louis David
“Correspondance littéraire” – Théodore Géricault
“Correspondance littéraire” – Gustave Courbet
“Correspondance littéraire” – Pierre-Auguste Renoir
“Correspondance littéraire” – Claude Monet
“Correspondance littéraire” – Paul Gauguin
“Correspondance littéraire” – Vincent van Gogh
“Correspondance littéraire” – Ernst Ludwig Kirchner

*Testo originale tratto da una lettera di Vincent van Gogh al fratello Theo scritta nel maggio del 1885

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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