Come asserì Balla all’inizio dell’avventura futurista “data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa né può interessare più nessuno.” Vero, tant’è che l’avvento del nuovo strumento cambiò il mondo dell’arte radicalmente, tanto da sconvolgerne i suoi canoni. Ma come si raggiunse la consapevolezza che questo nuovo mezzo potesse essere qualcosa di più di una semplice trasposizione della realtà? Ovviamente questo passaggio è meno immediato e soprattutto troppo lungo per essere sviscerato in un solo articolo, ma quello che vorremmo fare è raccontarvi chi ha lottato perché questo accadesse, chi ha notato che grazie alla macchina fotografica qualcosa di diverso poteva essere impresso oltre ad una semplice immagine. E’ dunque con una frase di Henri Cartier-Bresson che vi invitiamo a scoprire insieme a noi alcuni dei maestri che hanno contribuito perché questo accadesse: “le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento.”

Questa settimana conosceremo Brassaï, altro emblema della fotografia parigina e degno prosecutore della ricerca di Nadar. Le sue opere notturne sono tra le più affascinanti immagini della capitale francese, tagliata, squarciata e analizzata dai fasci luminosi ai piedi dei lampioni. Niente sarà più come prima, la generazione Montparnasse sta passando e Brassaï ne è il degno protagonista.

Brassaï

Gyula Halasz è il nome di battesimo del più famoso fotografo ungherese, conosciuto con il nome di Brassaï. Nato nel 1899 a Brasov (paese che attualmente è in Romania, ma alla nascita del fotografo era nel territorio ungherese), si trasferì con tutta la famiglia a Parigi quando aveva appena tre anni per seguire il padre nel suo lavoro di professore universitario alla Sorbona. Durante la sua gioventù non visse a lungo a Parigi, trasferendosi prima a Budapest per studiare all’Accademia di Belle Arti, e, dopo la prima guerra mondiale a cui prese parte, a Berlino dove lavorò come giornalista oltre a proseguire gli studi iniziati.

L’anno decisivo per la sua formazione è il 1924, quando decise di ristabilirsi definitivamente a Parigi. Qui entrò nel giro di artisti che frequentavano Montparnasse, nuovo centro della vita artistica nella capitale francese. Strinse amicizia con pittori, poeti, letterati e artisti vari, ma la sua vera passione e passatempo preferito divenne girare per Parigi di notte. Tra la fine degli anni venti e l’inizio del decennio successivo realizzò una serie di istantanee dedicate alla città, con particolare attenzione alla luce creata dai vari lampioni e dalle attività della vita notturna, che gli valsero il soprannome “l’occhio di Parigi”. In merito a questo fascino nascosto che lo spingeva a vagare la notte per Parigi affermò: “La notte suggerisce, non mostra. La notte ci turba e ci sorprende per la sua stessa stranezza, libera quelle forze dentro di noi che di giorno sono dominate dalla ragione.” Ed è in questa affermazione che vi è racchiusa la poetica della sua fotografia, che pensava come un suggerimento e non una spiegazione, un abbandono conscio della ragione, una fascinazione assistita che porterà a compimento nella sua prima raccolta, datata 1933, intitolata “Paris de nuit”. In quest’opera il suo occhio viaggia leggero e moderno in un mondo surrealista: una città senza vita appare agli occhi degli spettatori a tratti spettrale e a tratti affascinante. Henry Miller lo definì “capace di portare ordine nel caos” proprio per questo motivo.

Nonostante il caloroso apprezzamento che ricevette nel mondo intellettuale e artistico del periodo, il successo nel mondo della fotografia arrivò molto più tardi, qualche anno dopo il termine della seconda guerra mondiale. Nel frattempo Brassaï ebbe occasione di approfondire altre passioni, come la scrittura e il cinema dove si cimentò sempre con ottimi risultati. Negli anni a venire arrivarono anche i primi successi e riconoscimenti, culminati con l’assegnazione del titolo di Cavaliere delle Arti e delle Lettere nel 1974. Morì dieci anni dopo e venne seppellito nel cimitero di Montparnasse. In quello stesso quartiere che aveva contribuito a rendere leggenda, che aveva ritratto più volte e che aveva attraversato nella notte più profonda. E’ ancora lì, tra la nebbia e le ombre.

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: