Quello che vorremmo proporvi con questa rubrica è un esperimento del tutto inedito, un po’ rischioso probabilmente, ma sicuramente dal forte impatto emotivo. E’ stato il sogno di tutti, o quasi, quello di dialogare con i propri eroi di gioventù, inventando dialoghi impossibili, entrando così in intimità con il personaggio stesso, anche se solo per gioco. Il nostro intento è dunque quello di far rivivere il mito delle “Interviste impossibili”, storico programma radiofonico della Rai degli anni ’70, sotto forma di missive, scritte però dagli stessi personaggi che in tono confidenziale racconteranno tutte le loro sensazioni, i loro stati d’animo e le preoccupazioni che caratterizzeranno un determinato periodo che staranno vivendo. Le prime uscite saranno dedicate a personalità artistiche che con un occhio critico ci racconteranno la loro storia.
Infine una nota sul titolo della rubrica. Denis Diderot è famoso per essere un filosofo e uno scrittore, ma è meno noto come precursore di una critica libera dagli schemi accademici; infatti teneva uno scambio epistolare con l’amico Grimm, in cui tirava le fila di tutto ciò che veniva presentato al Salon di Parigi, aggiornandolo così sugli ultimi avvenimenti artistici che smuovevano gli animi francesi. Successivamente questi suoi reportage vennero pubblicati sul “Correspondance littéraire”, una rivista destinata a pochi nobili francesi, tedeschi e russi che desideravano tenersi informati sulla vita artistica parigina.
E’ in questo ricordo che inauguriamo la nuova “Corrispondenza letteraria”, utilizzando un mezzo ormai passato come quello dell’epistola, per presentarvi degli artisti incredibilmente moderni.

 

Quest’oggi incontreremo Claude Monet che ci racconterà, a pochi giorni dalla prima mostra impressionista, le sensazioni che hanno spinto questo gruppo di esploratori artistici ad intraprendere una battaglia ideologica che ha destabilizzato le comode poltrone degli accademici e ha aperto gli occhi alla giovane generazione di artisti, accompagnandoli per mano nel futuro dell’arte.
Prima di iniziare però dobbiamo fare una piccola precisazione: pur sapendo che il quadro con il quale è riconosciuto “Impressione. Levar del sole” molto probabilmente non è il quadro che fu esposto alla prima mostra degli impressionisti, utilizzeremo comunque questa immagine come convenzione comune su tutti i manuali di storia e come immagine simbolo che ha dato il via al movimento stesso.

Claude Monet

Caro Amico,
la vita ad Argenteuil in questi ultimi tempi ha rinvigorito la produzione artistica donandomi una nuova linfa e ispirazione, insieme alla mia amata Camille che è spesso al centro delle mie opere, compagna fedele che mi ha seguito in questa pazza avventura. Certo non è facile sostenere una famiglia dipingendo, soprattutto in questo momento. Tra poco il piccolo Jean compirà 7 anni e questa instabilità economica mi ha messo in condizione  di dover scegliere se dar da mangiare a lui o comprare dei tubetti di colori e continuare a dipingere: ovviamente la scelta è scontata, ma penso che con i nostri sacrifici stiamo attuando un importante rivoluzione in pittura.
Ti avevo già raccontato qualche anno fa della mia partecipazione al Salon, poiché pensavo che fosse l’unica via per farsi notare nel mondo artistico. Oggi molte cose sono cambiate, siamo diventati un gruppo numeroso e soprattutto abbiamo imparato a muoverci fuori dall’accademia. Ultimamente raggiungo spesso il lungo Senna in cerca di ispirazione, a volte in compagnia di qualche amico e a volte solo con il mio cavalletto.
Poche settimane fa abbiamo inaugurato la “Societè anonyme des artistes, peintres, sculpteurs, graveurs”: è stata la nostra prima mostra da indipendenti, ma non ce l’avremmo mai fatta senza Nadar. Dovresti conoscerlo, è un personaggio davvero emblematico ed illuminato, pur essendo un fotografo ha capito che la pittura può e deve rinnovarsi. Ha messo a disposizione il suo studio al boulevard des Capucines, permettendo me e i miei compagni di esporre le nostre opere e guadagnare un po’ di visibilità. Il successo è stato enorme, anche se non tutti hanno avuto la lungimiranza di capire le nostre opere e i nostri intenti, ma non importa, l’obiettivo era gettare il seme che prima  o poi su qualcuno attecchirà, ne sono certo.
Ci tengo a raccontarti un aneddoto intorno ad una mia opera esposta che avevo realizzato un paio di anni fa al porto di Le Havre, Impressione. Levar del sole, così l’ho chiamata, ed è proprio a causa di questo dipinto che ci è stato affibbiato il soprannome di “Impressionisti” da alcuni critici che volevano offenderci utilizzando questo termine. Ho letto molto le critiche nei nostri confronti, a volte ho risposto sui giornali stessi, ma come ti dicevo sono felice che qualcuno abbia speso anche buone parole nei nostri confronti. 

Dipingere in maniera irreale è ciò di cui mi accusano, ma non capiscono che ci sono altre chiavi di lettura, c’è un altro modo di interpretare ciò che circonda l’uomo e io ho scelto la strada della natura, dell’impressione, dell’emozione e della novità.
E’ con questo monito che ti saluto, amico mio.
Con affetto,

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Claude Monet, Impressione. Levar del sole, 1872

Claude Monet, Impressione. Levar del sole, 1872

Link alle precedenti uscite:

“Correspondance littéraire” – Jacques-Louis David
“Correspondance littéraire” – Théodore Géricault
“Correspondance littéraire” – Gustave Courbet
“Correspondance littéraire” – Pierre-Auguste Renoir

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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