Il viaggiatore “auratico” per eccellenza. L’uomo che spinto alla ricerca delle più recondite cavità del proprio io decide di partire, decide autonomamente di viaggiare, di “andare” senza una meta fissa, con lo scopo unico di trovare se stesso.

Più noti in oriente con eccezioni differenti, Sannyasin o Samana, ancora più discosti gli Jurodivye, “i pazzi di dio” che scorrazzavano per le lande russe. Il Wanderer appartiene fermamente all’immaginario romantico tedesco, e in generale alla poetica europea. Nel mondo latino il termine viandante indica colui che si sposta da un posto all’altro seguendo il corso degli eventi, sempre conscio però che la civiltà e l’ambiente familiare sono la dogmatica essenziale della sua esistenza. In questo caso il viaggio è spesso forzoso, è dilacerazione e fuga. Non esiste ricerca morale ma solamente fuga dalla consuetudine, rottura della routine ed emancipazione. L’esempio più calzante di quest’ultima tipologia d’estraniazione sono i viaggi “on the road” descritti dalla beat generation, viaggi che hanno influenzato tutti gli anni sessanta, e generazioni d’adolescenti. Il cammino, anche più illuminato, è comunque un viaggio programmato, da compiere in un determinato lasso di tempo, in una direzione delineata. 

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ref=”http://freemaninrealworld.altervista.org/wp-content/uploads/2013/06/Gustave_Courbet_0201.jpg”> L’onda, 1870, Gustave Courbet[/ca

L’avventuriero dello spirito al contrario non segue un cammino fisico, non insegue un ideale tangibile o una metà, ma un traguardo indefinibile, lontano e sbiadito dalla foschia del proprio io. Un miraggio di cui solo il viandante può certificare l’esistenza. In seconda istanza la natura, la prorompente forza generatrice. Una natura che per il viandante spirituale è una realtà preponderante, l’immensità della materia è il campo d’azione di dio e dello spirito. La Wanderung è il fine stesso e non direttamente il mezzo, ed è nella natura che si concretizza la ricerca di una consapevolezza superiore. Per l’uomo romantico che viaggia con il bastone per rive boscose, villaggi innevati e rade colline, le mutevoli forme della natura sono tutte emanazioni della grazia universale, e il rapportarsi  con esse  avvicina lo spirito affine all’infinito, siano esse fiori e frutti deliziosi, oppure tremende tempeste, folgori o cataclismi. Questo rapporto di reverenza nei confronti dell’esistente è la caratteristica principale del periodo romantico a cavallo tra 700 ed 800, e questo idealismo si riflette nelle arti figurative in maniera lampante.

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“http://freemaninrealworld.altervista.org/wp-content/uploads/2013/06/Caspar_David_Friedrich_032_The_wanderer_above_the_sea_of_fog.jpg”> Viandante sul mare di nebbia, 1818, Caspar David Friedrich[/captio

L’esempio principe è il celeberrimo Viandante sul mare di nebbia di Caspar David Friedrich, che suggella in un dipinto tutti i temi appena trattati. Tuttavia l’intera opera del pittore di Griefswald è incentrata nel rapporto tra uomo e natura, in particolar modo le sfumature atmosferiche appaiono in tutta la loro bellezza. Esempio perfetto per dimostrare la qualità tecnica di Friedrich è  Monaco in riva al mare. In altre forme lavora invece il coetaneo William Turner, nel quadro Naufragio della minotauro l’eternità della natura si dimostra dominante sulla caducità dell’uomo, sulla stessa corda vibra L’onda di Gustavo Courbet.

Caspar_David_Friedrich_029 Monaco in riva al mare, 1808-10, Caspar David Friedrich

A proposito dell'autore

Architetto

Raffaele Rogaia nasce a luglio del 1989 in un paese minuscolo vicino Perugia. Si laurea in architettura alla Sapienza - Università di Roma. Nel 2012 fonda il sito Freemaninrealworld e più recentemente iMalpensanti.it con cui intervalla il lavoro di Architetto e le pubblicazioni scientifiche. Amante della letteratura mitteleuropèa, della pittura romanticista e dell'arte in generale. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi editore.

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