Come asserì Balla all’inizio dell’avventura futurista «data l’esistenza della fotografia e della cinematografia, la riproduzione pittorica del vero non interessa né può interessare più nessuno.» Vero, tant’è che l’avvento del nuovo strumento cambiò il mondo dell’arte radicalmente, tanto da sconvolgerne i suoi canoni. Ma come si raggiunse la consapevolezza che questo nuovo mezzo potesse essere qualcosa di più di una semplice trasposizione della realtà? Ovviamente questo passaggio è meno immediato e soprattutto troppo lungo per essere sviscerato in un solo articolo, ma quello che vorremmo fare è raccontarvi chi ha lottato perché questo accadesse, chi ha notato che grazie alla macchina fotografica qualcosa di diverso poteva essere impresso oltre ad una semplice immagine. È dunque con una frase di Henri Cartier-Bresson che vi invitiamo a scoprire insieme a noi alcuni dei maestri che hanno contribuito perchè questo accadesse: «le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento.»

Il fotografo che approfondiremo questa settimana su iMalpensnati è Henri Cartier-Bresson, il precursore del foto-giornalismo, che durante la sua lunga vita ha attraversato tutto il Novecento raccontando avvenimenti e realtà, guadagnandosi il soprannome di “occhio del secolo”.
Henri Cartier-Bresson

Henri Cartier-Bresson nasce in Francia, vicino Parigi, nel 1908, agli albori del nuovo secolo. Fin da giovane dimostra una spiccata sensibilità artistica che sfoga nella pittura, indirizzato dallo zio che lo faceva per mestiere. Quando inizia gli studi viene fortemente influenzato dalle correnti che circolavano nella Parigi degli anni venti e trenta, in particolare dal Surrealismo. Durante le sue esperienze giovanili si trova a lavorare anche come regista a seguito di Jean Renoir, figlio di Pierre-Auguste Renoir il pittore impressionista.

La scintilla della fotografia scatta solo nel 1932 quando compra la sua prima macchinetta fotografia. Nel 1934 conosce David Seymour, un fotografo e attivista polacco, che sarà per lui fonte di grande ispirazione culturale e che gli presenterà un mito della fotografia come Robert Capa. Durante la seconda guerra mondiale si unisce alle truppe della resistenza francese e guarda il mondo attraverso il suo obiettivo. Documenterà attivamente le azioni che si svolgevano sul fronte. Nel 1940 viene catturato dai soldati nazisti, da cui però riuscirà a fuggire al terzo tentativo di evasione.
Nel 1947 fonda insieme a Capa, Seymour, Rodger e Vandivert, l’agenzia Magnum che gli permetterà di girare il mondo facendo servizi fotografici che lo renderanno famoso. Nello stesso anno avvenne un fatto singolare: venne allestita una mostra postuma al Moma di New York perché credevano che Bresson fosse morto in guerra. Nel 1966 dopo anni di successi e capolavori, decide di abbandonare l’agenzia da lui stesso fondata per ritornare alle passioni primordiali per la pittura e il disegno.
Successivamente gli vengono intitolati numerosi premi e riceve molti riconoscimenti. Vive fino all’età di 95 anni, quando si spegne nel 2004 nella sua abitazione francese dopo una lunga vita d’assalto.

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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