Quello che vorremmo proporvi con questa rubrica è un esperimento del tutto inedito, un po’ rischioso probabilmente, ma sicuramente dal forte impatto emotivo. E’ stato il sogno di tutti, o quasi, quello di dialogare con i propri eroi di gioventù, inventando dialoghi impossibili, entrando così in intimità con il personaggio stesso, anche se solo per gioco. Il nostro intento è dunque quello di far rivivere il mito delle “Interviste impossibili”, storico programma radiofonico della Rai degli anni ’70, sotto forma di missive, scritte però dagli stessi personaggi che in tono confidenziale racconteranno tutte le loro sensazioni, i loro stati d’animo e le preoccupazioni che caratterizzeranno un determinato periodo che staranno vivendo. Le prime uscite saranno dedicate a personalità artistiche che con un occhio critico ci racconteranno la loro storia.
Infine una nota sul titolo della rubrica. Denis Diderot è famoso per essere un filosofo e uno scrittore, ma è meno noto come precursore di una critica libera dagli schemi accademici; infatti teneva uno scambio epistolare con l’amico Grimm, in cui tirava le fila di tutto ciò che veniva presentato al Salon di Parigi, aggiornandolo così sugli ultimi avvenimenti artistici che smuovevano gli animi francesi. Successivamente questi suoi reportage vennero pubblicati sul “Correspondance littéraire”, una rivista destinata a pochi nobili francesi, tedeschi e russi che desideravano tenersi informati sulla vita artistica parigina.
E’ in questo ricordo che inauguriamo la nuova “Corrispondenza letteraria”, utilizzando un mezzo ormai passato come quello dell’epistola, per presentarvi degli artisti incredibilmente moderni.

Jacques-Louis David

Di seguito dunque la lettera ipotetica di Jacques-Louis David, nella quale ci racconta cosa lo ha spinto a dipingere una delle sue opere più famose e perché la pittura neoclassica è da considerarsi rivoluzionaria e non reazionaria come si potrebbe credere. Leggiamo dalle sue parole la concitata situazione francese in quegli anni di fuoco.

Caro amico,
è in questi giorni difficili che trovo ancor più necessario continuare a sentirci, dopo le ultime tragiche vicende. In cuor mio sapevo che la rivoluzione sarebbe costata tante vite umane, ma dopo quattro anni mi trovo di nuovo a piangere la morte di un caro amico come Marat.
Ebbi la fortuna di conoscerlo quando decisi di prendere parte attivamente alla formazione di una nuova Francia, pensai che rappresentare il popolo nella Convenzione sarebbe stata un’esperienza al servizio del paese, ma poco tempo dopo mi resi conto che eravamo in troppi e i borghesi pretendevano ancora tanto.
Qualche ora prima che successe il fatto mi trovai proprio in casa di Marat, persona di una generosità fuori dal comune nonostante non fosse ricco, e discutemmo di alcune decisioni da prendere. Quella misteriosa malattia lo tormentava sempre di più ed ormai non riusciva più a muoversi dalla vasca per lenire i pruriti dell’anima. Quando me ne andai non potevo immaginarmi che il prossimo a morire sarebbe stato lui, “l’amico del popolo”. Lo rividi la sera stessa riverso nella sua vasca in una pozza di sangue, ucciso da una mano traditrice entrata in quella stanza con il volto dell’amica ed uscita come assassina antirivoluzionaria.
Da parte mia la decisione fu immediata: dipinsi la scena della sua morte ma non così com’era, sarebbe stato troppo scontato, bensì mettendo in luce il suo enorme eroismo.
Dopo il funerale, di cui mi presi particolare premura di organizzare, mi rinchiusi in casa deciso a realizzare il mio miglior lavoro per la memoria di un amico e di un grande uomo. La ricostruzione da me dipinta avrà il compito di far apprendere ad ogni cittadino corretto che nel giusto si è eroi. E’ l’etica il messaggio che deve passare, non la forma, è questo quello che sto cercando di far capire ai miei contemporanei che si ostentano a vedere la storia di Roma dietro i miei dipinti, quando quello che va capito è che dietro vi è una lezione che va interpretata nell’attualità. Non è tutto come lo vediamo, o meglio, lo è ma va interpretato, va decifrato e contestualizzato.
Ti chiedo scusa per questi chiarimenti che a te so per certo di non doverti fare, ma sento il bisogno di sfogarmi, penso di non essere compreso fino in fondo.
Tornando al mio amico Marat, dovresti vederlo come sta venendo il quadro in suo onore, che luci, che silenzi. Spero venga percepito a pieno il forte contrasto che ho cercato di inscenare, tra il bene e il male, dando valore alla sua grande forza, la potenza della parola rappresentata dalla piuma da calamaio e contrapposta alla violenza del coltello insanguinato. La speranza è che non ce ne sia più bisogno di sangue, che il suo sacrificio basti a rendere questa Francia più unita nel ricordo del dolore.
Vorrei tanto che fossi qui ora per vedere con i tuoi stessi occhi che Marat è vivo. Nel cuore della rivoluzione.
Nel frattempo ti mando i miei più cari auguri amico mio,
con la speranza di vederti presto qui a Parigi.

Con affetto

 

Parigi, ottobre 1793

 

Jacques-Louis David, La morte di Marat, 1793

 

Link alle altre uscite:

“Correspondance littéraire” – Jacques-Louis David
“Correspondance littéraire” – Théodore Géricault
“Correspondance littéraire” – Gustave Courbet
“Correspondance littéraire” – Pierre-Auguste Renoir
“Correspondance littéraire” – Claude Monet
“Correspondance littéraire” – Paul Gauguin
“Correspondance littéraire” – Vincent van Gogh
“Correspondance littéraire” – Ernst Ludwig Kirchner

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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