I lamenti, le voci, i suoni e le immagini di una vera epoca storica. Un’epopea culturale durata alcuni decenni che cambierà il volto della musica popolare americana, e non solo, soprattutto della musica del novecento tutto.

“My baby don’t stand no cheatin’, my babe
Oh yeah she don’t stand no cheatin’, my babe
Oh yeah she don’t stand no cheatin’,
She don’t stand none of that midnight creepin’
My babe, true little baby, my babe”
Little Walter – Willie Dixon 

Marion Walter Jacobs era un ragazzino curioso nella Louisiana degli anni quaranta, che era sempre confine, margine di qualcosa, anche residuo. A dodici anni aveva abbandonato la scuola e girovagava per le città facendo piccoli lavoretti, osservando quel mondo incredibile e attraversando New Orleans, Memphis, West Helena e mezza america. Una sola cosa era certa nella sua esistenza, l’armonica. A quindici anni nel 1945 era già il miglior armonicista che donna abbia mai partorito. Ogni strumento ha avuto il suo “eroe”, Clapton o Hendrix per la chitarra elettrica, Charlie Parker, Segovia, Ginger Baker sulla sua batteria, Niccolò Paganini, oppure Bach con il suo organo, non so forse quel puntuto salice piangente di Vladimir Horowitz, attaccato all’avorio del pianoforte.
Ebbene, Little Walter ha cambiato il modo di intender l’armonica  bocca, ha spinto in alto l’asticella del blues alla stregua di Muddy Waters e Robert Johnson. E’ proprio per questo che mi sono voluto solamente affacciarmi al racconto di Little Walter, affinché possiate sapere chi è l’uomo che ha spiegato al novecento come andava tenuta in bocca quella diavoleria metallica. Anche a me se è per questo, peccato non ci abbia capito molto.

Armonicisti fenomenali, che Little Walter incontrò nei suoi anni di pellegrinaggi, come Sonny Boy Williamson II influenzarono direttamente il suo stile e il suo approccio rivoluzionariamente solista. Ma il punto è che Jacobs era un bluesman di default, era meccanicamente creato per il blues, programmato, culturalmente creato per il blues, era bluesman nel suo vagabondare e nella sua irrequietezza, era cerebralmente preparato, come Michelangelo per scolpire.
Nella prima parte della carriera, in gioventù, il suo stile risultava classico, strepitoso e travolgente ma in linea con la storia degli “harp heroes” precedenti, solo in seguito con la prima maturità e l’arrivo a Chicago inizierà a sviluppare una nuova espressività. Il suo blues diventerà più armonico ed affilato, struggente e melodioso, diventa la vera icona dell’armonica, un vero mito vivente, che cambierà l’idea di armonicista, trasferendolo dal ruolo di spalla a quello di primo violino, diventando un vero solista e piazzandosi stabilmente al centro del palco. In seguito con l’arrivo alla Chess record e la collaborazione con Muddy Waters e Willie Dixon, i blues di Walter diventeranno celeberrimi in tutta america.
Little Walter ha portato alla ribalta successi come Just your foll, My babe e Blue and lonesome, per poi scomparire prestissimo come avviene spesso agli artisti del suo calibro.

 

A proposito dell'autore

Architetto

Raffaele Rogaia nasce a luglio del 1989 in un paese minuscolo vicino Perugia. Si laurea in architettura alla Sapienza - Università di Roma. Nel 2012 fonda il sito Freemaninrealworld e più recentemente iMalpensanti.it con cui intervalla il lavoro di Architetto e le pubblicazioni scientifiche. Amante della letteratura mitteleuropèa, della pittura romanticista e dell'arte in generale. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi editore.

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