Siamo al penultimo passaggio cronometrico, il “secolo breve” si avvia verso il termine: luci sfolgoranti e insegne luminose accendono questo tratto di cammino, mentre all’unisono la folla urla “Less is a bore!”. È la volta di Robert Venturi, maestro del caos, padre della ribellione – molto statunitense – agli schemi e ai canoni architettonici fin qui conosciuti. È il ghostbuster dell’architettura (definizione volutamente pop).

Non per questo però le sue teorie vanno prese sottogamba o valutate meno ingombranti di altre: Vincent Scully parlerà di “Complexity and contradiction in Architecture” come del libro più importante del ‘900 insieme a “Vers une Architecture” di Le Corbusier, seppur in piena contrapposizione.

Come già precedentemente anticipato (nell’ultimo articolo su “L’Architettura e la Città”) il 1966 segna una rottura nel percorso della teoria architettonica mondiale, in Europa con Aldo Rossi e oltreoceano con Venturi.

In queste sue costellazioni architettoniche Robert Venturi traccia un manifesto consapevole e sicuramente provocatorio, ma non volto a semplificare o scomporre i processi architettonici, come apparentemente potrebbe sembrare.

“questo libro è un tentativo di fare della critica architettonica ed al tempo stesso un’apologia”

Già dalle prime battute emerge il concetto chiave esposto in quel “manifesto gentile” che l’architetto scrive premendo forte la penna sul foglio: non è necessariamente semplificando i contenuti che si ottiene un’architettura di rilievo e rispettabile, ma è bensì superando questi concetti in favore complessità e contraddizioni che il risultato sarà più elevato.

Dunque seguendo la filosofia venturiana vi è un’architettura che opera per livelli, spesso in contraddizione tra di loro: in questo senso va letto la politica inclusiva dell’«e-e», abile nell’intervenire in rapporti come facciata-prospetto.
Venturi vede in quel tentativo di mascherare elementi poco interessanti o che interferiscono nell’ordine generale delle cose, un goffo modo di mascherare un problema. A suo modo di vedere invece quell’ambiguità, quella contraddizione è un modo, seppur violento, ma onesto per approcciarsi al progetto.

L’idea urbana invece, quella che verrà poi più ampiamente e meglio trattata nel libro “Learning from Las Vegas”, è strettamente legata all’interno, in quanto il dentro-fuori è un’elemento che può accentuare il contrasto e quindi le contraddizioni.

Il pensiero di Venturi risulterà estremamente moderno e rivoluzionario, tanto da fare breccia nella mentalità contemporanea, ma in questa sua forsennata ricerca della contraddizione nasconde anche il suo limite: spaccare i canoni di definizione progettuali complica un’analisi critica che può definirsi tutt’altro che analitica. Questo manifesto però, oltre a rimanere oggi uno dei più significativi del ‘900, è il padre della moderna architettura e inizio di un lento distaccamento dal contesto che diverrà in Koolhaas il nodo cardine del suo pensiero.

Letture consigliate:

Robert Venturi, Complexity and contradiction in Architecture, 1966
Robert Venturi, Learning from Las Vegas, 1972

Piano delle uscite

Novecentismi architettonici – Un secolo, i suoi padri e i suoi figli
Adolf Loos, Ornament und verbrechen, 1908
Frank Lloyd Wright, Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, 1910
Tony Garnier, Une Cité industrielle: Etude pour la construction des ville, 1917
Bruno Taut, Die Stadkrone, 1919
Le Corbusier, Vers une Architecture, 1923
Walter Gropius, Internationale Architektur, 1925
Henry-Russell Hitchcock, Philip Johnson, The International Style: Architecture Since 1922, 1932
Sigfried Giedion, Space, Time and Architecture. The Growth of a New Tradition, 1941
Aldo Rossi, L’Architettura della Città, 1966
Robert Venturi, Complexity and contradiction in Architecture, 1966
Rem Koolhaas, Delirious New York: A retroactive Manifesto for Manhattan, 1978 / S,M,L,XL, 1995

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