Dall’inizio del nostro percorso ancora non siamo passati in Italia, se non attraverso narratori stranieri. Oggi è la volta dell’architetto milanese Aldo Rossi, primo italiano a ricevere il Pritzker, nel 1990 a Venezia nella splendida cornice di Palazzo Grassi. Professore, professionista, abile disegnatore, con il suo “L’Architettura della Città” ha influenzato (ed influenza ancora oggi) generazioni di architetti.
« Come un dipinto, una costruzione o un romanzo, un libro diventa un’opera collettiva che ognuno può interpretare a suo modo oltre le intenzioni dell’autore. » Aldo Rossi, L’Architettura della Città
Pubblicato per la prima volta nel 1966 come saggio, il libro, come le sue teorie, ha cambiato pelle col passare degli anni in maniera camaleontica e adattiva. Questo ha garantito la sua longevità rendendolo nelle sue ultime stampe persino un libro “scolastico” (per ammissione dello stesso Aldo Rossi).
Aldo Rossi, Venezia Analoga, 1989
« La città, oggetto di questo libro, viene qui intesa come una architettura. Parlando di architettura non intendo riferirmi solo all’immagine visibile della città e all’insieme delle sue architetture; ma piuttosto all’architettura come costruzione. Mi riferisco alla costruzione della città nel tempo » Aldo Rossi, L’Architettura della Città
La struttura del saggio è suddivisa in quattro capitoli principali: la “Struttura dei fatti urbani”, “Elementi primari e aree abitative”, “Individualità dei fatti urbani”, “Evoluzione dei fatti urbani”. Uno degli aspetti più innovativi del saggio è legato proprio al primo capitolo, nel quale Rossi attacca duramente il funzionalismo imperante colpevole di essere il dio costruttore di una città per funzioni. Al contrario invece, le città evolvono intorno ai catalizzatori urbani, assorbendone tratti della forma con comportamento adattivo. Altro nodo chiave è il concetto di Locus, inteso come rapporto che si va ad instaurare tra l’elemento architettonico e il suo intorno. Questo punto è seguito dalla presa di posizione in favore della forma rispetto alla funzione: quest’ultima deve piegarsi al cospetto della prima. Infine nell’ultimo capitolo vengono affrontati i temi di scottante attualità, la città del divenire, quella veloce che dovrà permettere al moderno cittadino una nuova tipologia di vita, fatta di velocità, interazioni e pronta a crescere insieme agli aspetti economici che la condizionano, oltre alla politica. Un’analisi interessante è quella legata alle moderne “città satellite” che Rossi sintetizza in una parcellizzazione delle aree urbane, troppo divise e staccate per funzioni (zone abitative-zone lavorative-zone amministrative).
Aldo Rossi, Ora questo è perduto, 1975
Un grande merito che va riconosciuto senza dubbio all’architetto milanese è quello di rompere in maniera decisa con quel modernismo zoppicante arrivato agli anni ’70 col fiato decisamente corto. Questo libro, insieme al rivoluzionario “Complexity and contradiction in Architecture” di Robert Venturi uscito nello stesso anno, fissa al 1966 uno spartiacque per quanto riguarda la teoria architettonica internazionale. Letture consigliate: Aldo RossiL’Architettura della Città, 1966
Piano delle uscite
Novecentismi architettonici – Un secolo, i suoi padri e i suoi figli Adolf Loos, Ornament und verbrechen, 1908 Frank Lloyd Wright, Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, 1910 Tony Garnier, Une Cité industrielle: Etude pour la construction des ville, 1917 Bruno Taut, Die Stadkrone, 1919 Le Corbusier, Vers une Architecture, 1923 Walter Gropius, Internationale Architektur, 1925 Henry-Russell Hitchcock, Philip Johnson, The International Style: Architecture Since 1922, 1932 Sigfried Giedion, Space, Time and Architecture. The Growth of a New Tradition, 1941 Aldo Rossi, L’Architettura della Città, 1966 Robert Venturi, Complexity and contradiction in Architecture, 1966 Rem Koolhaas, Delirious New York: A retroactive Manifesto for Manhattan, 1978 / S,M,L,XL, 1995

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