Perché scrivere di teoria dell’architettura?
E’ doveroso iniziare la serie dei “Novecentismi” con questa domanda.
Perché interrogarsi e sentire il bisogno di scrivere il proprio pensiero, o il pensiero altrui, su quanto riguarda l’urbanistica, il paesaggio, la città e le nuove tendenze artistiche-architettoniche?
Quanto può interessare al nostro lettore un abecedario delle teorie, un catalogo evoluzionistico del pilastro in calcestruzzo?
Non molto, forse. Ma quanto deve interessare a tutti il ruolo dell’architetto nella società? Bene, a questa domanda non risponderei frettolosamente.

E’ dunque quasi un dovere, da parte nostra perlomeno, presentarvi i testi che hanno tracciato, scavato profondi solchi di aratro, dal quale poi, con una più o meno sana semina, sono germogliate le nostre case, le nostre strade, le città contemporanee.

In questo processo di sviluppo, riflettendoci, l’architettura si trova al centro di una serie di sistemi che da secoli influenzano la vita di ogni persona come la politica, il potere e i cambiamenti sociali e artistici, rendendola la sintesi di un insieme di conoscenze molto più ampia dei soli tecnicismi, situata geograficamente al confine tra ragione e utopia.

Dall’Alberti a Koolhaas, ogni architetto ha sentito il dovere di impugnare la penna e di raccontare la sua visione unica della città in tutte le sue scale, ma mai come nel ‘900 si è sentito il bisogno di guardare avanti in maniera decisa e a volte avveniristica: le avanguardie artistiche in questo hanno aiutato a distaccarsi dai classicismi che imperavano, occupando impetuosamente le menti del XIX secolo, aiutando l’uomo a rompere coraggiosamente le catene della storia (specialmente in Europa, dove la filosofia del ritorno ha sempre portato ad ammalarsi di una “sindrome dell’epoca d’oro”).

Il nostro compito è dunque quello di indicarvi alcune letture focali, che elencheremo in ordine cronologico, grazie alle quali cercheremo di comprendere chi ha preso il posto di Platone nell’ispirare la nuova “Città ideale” tanto cara ai rinascimentali, quali correnti hanno influenzato i “novecentismi” architettonici, e quali sono figlie di essi. Così allo stesso modo cercheremo di comprendere quali sono state le cause politiche e sociali che hanno permesso la nascita di una nuova utopia architettonica in un luogo anziché un altro.

Per questi e per altri motivi, che scopriremo insieme strada facendo, è arrivato il momento di realizzare una serie di uscite dedicate ai trattati che hanno maggiormente sconvolto, cambiato, influenzato il nostro secolo. Per cercare risposte su ciò che è stato, per comprendere ciò che sarà.

Piano delle uscite

Novecentismi architettonici – Un secolo, i suoi padri e i suoi figli
Adolf Loos, Ornament und verbrechen, 1908
Frank Lloyd Wright, Ausgeführte Bauten und Entwürfe von Frank Lloyd Wright, 1910
Tony Garnier, Une Cité industrielle: Etude pour la construction des ville, 1917
Bruno Taut, Die Stadkrone, 1919
Le Corbusier, Vers une Architecture, 1923
Walter Gropius, Internationale Architektur, 1925
Henry-Russell Hitchcock, Philip Johnson, The International Style: Architecture Since 1922, 1932
Sigfried Giedion, Space, Time and Architecture. The Growth of a New Tradition, 1941
Aldo Rossi, L’Architettura della Città, 1966
Robert Venturi, Complexity and contradiction in Architecture, 1966
Rem Koolhaas, Delirious New York: A retroactive Manifesto for Manhattan, 1978 / S,M,L,XL, 1995

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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