Edward Hopper, Nottambuli (1942) Olio su tela, 84 cm x 1,52 m, Art Institute of Chicago Building

L’arte è spesso soggetta ad un inquadramento obbligato da critici severi, che pretendono un’interpretazione univoca delle opere, a volte oltrepassando anche i pensieri dell’autore stesso. In quest’ottica ho pensato che sarebbe stato interessante proporre alcune delle opere tra le più discusse e famose della storia a persone estranee al mondo dell’arte, per scoprire cosa suscitasse in loro il dipinto in questione. Questo esperimento vuole interpretare e confrontare un pensiero sincero e libero da schemi formali legati allo studio delle opere d’arte ad una visione accademica della pittura, studiata e impostata per forza di cose.

L’esperimento consiste nel mostrare alcuni dipinti a persone che mai si sono scontrate con opere d’arte, per poi porgere loro alcune domande, a volte pertinenti alla lettura del quadro e altre meno, per trarre delle conclusioni.

Di chi è secondo te quest’opera?
Non lo so, ma l’ho vista tra gli sfondi del Machintosh.

A che periodo la assoceresti? A quale secolo? O se possibile a quale movimento artistico?
Lo assocerei alla fine dell’800, primi ‘900.

Cosa noti di questo quadro? C’è qualche dettaglio che ti colpisce?
L’atmosfera simile ad un film americano, e poi gli abiti dei protagonisti mi ricordano un periodo che mi piace.Nel complesso l’atmosfera è molto piacevole.

Cosa provi vedendo questo quadro e quali sentimenti suscita?E perché?
Suscita in me tranquillità, serenità, dovuta alla calma surreale che solo la notte si può vivere.

Ti piace questo quadro?
Si.

Quale sensazione vuole trasmettere il pittore con questo quadro?
Forse solitudine. Alla fine le persone nel bar sono tutte persone sole in un bar di notte, anche il barista è un ruolo importante nel leggere la solitudine, in continua attesa ad aspettare i clienti. Una prospettiva desolante in fin dei conti.

C’è un messaggio che trapela dal dipinto?
Forse colpevolizza il cambiamento di abitudini che ci sono stati proprio in quegli anni, i cambiamenti nello stile di vita. Mi fa pensare alla crisi del 1929 ripensandoci, è molto legato agli Stati Uniti penso.

Considerazioni:

Le risposte ottenute suscitano alcune riflessioni sull’opera di Hopper in particolare. La prima è senza dubbio che la forza espressiva dell’autore statunitense è eccezionale. Anche il nostro intervistato riesce a carpire il messaggio di solitudine che domina il quadro, ma è interessante come Hopper stesso affermò che la sua intenzione non era quella di denunciare una solitudine individuale quanto ad un sentimento dovuto dalla nuova concezione di città.

Molto interessante è invece il metodo di apprendimento dell’opera, ovvero il fatto che la nostra “cavia” è entrata in contatto con l’opera solo grazie al Mac e la tecnologia. Inoltre non sbaglia del tutto quando dice che l’atmosfera è simile ad un film, infatti questo quadro in particolare è stato spesso preso a modello o ispirazione per molte celebri scene cinematografiche. Infine è simpatica l’altra chiave di lettura data, ovvero quella della tranquillità, che nel dipinto effettivamente è una componente estremizzata.

Infine va affermato che è giusto dare un interpretazione personale, e che Hopper in questo caso ha colto talmente bene i problemi della società moderna che ormai sono argomenti radicati e di facile lettura nei suoi dipinti. Sarà più interessante avere un confronto su opere del passato di più complicata lettura…

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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