nella vita vicino ai grotteschi più buffi avvampano i drammi più spaventosi; nel ghigno delle maschere più oscene urlano talora le passioni più dolorose!… Ma noi non ne abbiamo colpa se la nostra allegrezza o il nostro dolore non bastano a colmare sia pure un attimo solo della nostra vita!…

Luigi Chiarelli, La maschera e il volto.

Luigi Chiarelli (1880-1947) fu tra i maggiori esponenti del “teatro grottesco” italiano, genere collocabile tra la classica commedia borghese e la drammaturgia pirandelliana. La sua opera più significativa è senza dubbio La maschera e il volto (1916), caratterizzata da un profondo contrasto tra la realtà e l’illusione, tra l’autentica natura dell’uomo e le ipocrite convenzioni sociali che lo rendono schiavo. L’individuo si adegua alle norme della collettività, dimenticando quella che è la sua vera essenza. Egli diviene così un ibrido essere sociale che, del tutto impersonalmente, vive in funzione della comunità. Chiarelli rappresenta con grande efficacia tale disagio, servendosi di soluzioni originali e stravaganti fino ad allora raramente adottate dagli autori teatrali italiani. Per questo motivo La maschera e il volto può essere considerata l’opera che fonda il genere grottesco, godendo peraltro ancora oggi di una grande stima, tanto da continuare ad essere rappresentata con grande successo.

Molto brevemente, la trama: il conte Paolo Grazia scopre il tradimento della moglie Savina e la costringe ad allontanarsi di nascosto. A questo punto l’uomo sostiene di aver ucciso la donna e di averla gettata nel lago. Al processo, assistito dall’avvocato Luciano Spina, ad insaputa del conte, amante della moglie, viene assolto poiché autore di un delitto d’onore. Paolo Grazia viene stimato ed ammirato per essere stato in grado di vendicare abilmente il grave oltraggio subito, ma sono onori effimeri, vacui, che hanno vita breve. Intanto, nel lago viene rinvenuto il cadavere di una donna inesattamente scambiata per Savina, la quale riappare di sorpresa, proprio mentre tutti si accingono a prendere parte alle sue false esequie.

Propongo una scena tratta dal terzo ed ultimo atto della commedia. In aggiunta ai protagonisti citati nella trama, compaiono qui degli amici di famiglia: Piero Pucci, il magistrato Marco Miliotti ed il banchiere Cirillo Zanotti, che nella vicenda svolge un importante ruolo chiarificatore.

SAVINA (entra da destra). Senti, Paolo!… (Vede Luciano e s’arresta; vorrebbe tornare indietro, ma Luciano, al suono della voce, si volge, la vede. Getta un breve grido soffocato, e in un gesto di terrore lancia in aria il cappello e il mazzo di viole. Poi, cercando di liberarsi dalla sua angoscia, fa alcuni gesti da allucinato, da folle. Gli occhi sbarrati, le labbra cascanti, tutto scosso da un tremito pauroso, egli arretra automaticamente di qualche passo, finché urta contro il pianoforte; e resta là come inchiodato, con le mani poggiate sulla tastiera, dalla quale, ad ogni sussulto, suscita accordi informi. È l’uomo che ha visto un cadavere resuscitare. Savina, che ha osservato Luciano nella sua sorpresa e nel suo terrore, sorride ironicamente; poi fa qualche passo verso un tavolinetto che le è vicino. Luciano fa un nuovo gesto di terrore. Ella prende un giornale, lo spiega, comincia a leggere con voce fredda ed ironica un passo dell’arringa che Luciano ha pronunciato alla Assise. A tratti ella distoglierà gli occhi dal foglio sapendo quasi a memoria le parole di Luciano. Egli l’ascolterà come fuori di sé, agghiacciato).
«Ebbene, signori giurati, quella donna che impiegava ogni arte più sottile per conservarsi il fiducioso amore del marito, mentre trascinava la sua bellezza lussuriosa nelle febbrili alcove del peccato e del vizio, quella donna non merita nessun compianto, nessuna scusa; donna avida di sensazioni morbose, malata di tradimento, priva d’ogni pudore e d’ogni senso morale»!… (Gualcisce lentamente il giornale, e lo getta ai piedi di Luciano, guardandolo dritto in volto beffardamente) Pezzente!… (Dopo qualche istante rompe in un riso stridulo e gli volge le spalle. Luciano fa una gran violenza su se stesso, si stacca dal pianoforte che dà ancora qualche nota, fugge atterrito verso la porta a sinistra. Ma sulla soglia s’incontra con Paolo che rientra. Luciano tentenna un istante, poi esce di corsa per il fondo).
PAOLO (si volge irritato a guardarlo, poi con voce concitata a Savina) Ti sei incontrata con quell’uomo?
SAVINA Rientrando l’ho trovato qui.
PAOLO E gli hai parlato?
SAVINA Non l’hai visto? Sembrava impazzito. L’ho annientato colle sue stesse parole, quelle della difesa!…
PAOLO Ah! E adesso?
MARCO (entra da sinistra, seguito da Cirillo e da Piero. Vedendo Savina dà un balzo, e resta un momento allibito. Cirillo e Piero sono sbalorditi dallo stupore. E restano tutti e tre come pietrificati)
Eh?!…
CIRILLO Eh?!…
PIERO Eh?!…
MARCO Che scherzo è questo?…
PAOLO (con calma e indifferenza) Mah!…
MARCO È viva?…
PAOLO Mah!…
MARCO C’è da impazzire!…
PAOLO Mah!…
MARCO E quel cadavere che stanno portando via, di chi è allora?!…
PAOLO Mah!…
MARCO (a Savina) E voi… voi!…
SAVINA Mah!…
PIERO Voce d’oltretomba!…
MARCO Mah!… Mah!… Che risposte sono codeste?!… Ti prego di spiegarti…
PAOLO Spiegare perché, che cosa?!… Hai gli occhi?… Hai visto? Ecco!…
(Cirillo si è seduto, e contiene a stento la sua ilarità).
MARCO Ah! se credi che basti!… Troppo comodo cavarsela così!…
PAOLO Scusa, chi sei tu?… Che c’entri, alla fine?… Rallegrati che sia viva, e basta!…
MARCO Ah, no!…
SAVINA (ironica) Vi ringrazio!…
MARCO Non è il momento di fare dello spirito!… (A Paolo). Ah, credi che sia lecito prendersi giuoco della gente in questo modo?
PAOLO Vuoi che l’ammazzi per farti piacere?
MARCO Ah, la prendi così alla leggera?…
PAOLO Oh, cominci a seccarmi!…
MARCO Ah, sì?!… […]
MARCO E tu supponi che sia permesso prendere così in giro la Legge?
PAOLO Oh! la prendete tanto in giro voi magistrati!…
MARCO Benissimo!… Ma però ti avverto che questa volta andrai in galera!…
PAOLO Eh?!…
MARCO Ah, sì, caro mio, proprio così!… Simulazione di reato!… (Quasi con gioia crudele e con aria trionfante) Articolo 211 del Codice Penale, 211… «Chiunque denunzia alla Autorità giudiziaria o ad un pubblico ufficiale il quale abbia obbligo di riferirne all’Autorità stessa, un reato che sa non essere avvenuto, ecc., ecc… sino a trenta mesi». Hai capito? Sino a trenta mesi! Che ne dici?
PAOLO (irritatissimo) Dico… dico… Ma come: l’ho ammazzata e mi assolvono… non l’ho ammazzata e mi mandano in galera?… Ah, ma è assurdo!!…
MARCO Articolo 211!…
PIERO Eh!… La Legge… non conosce legge!
MARCO Aspetta, aspetta!… Ora che ci penso… non basta!
PAOLO Ah no?!…
MARCO Falso in atto pubblico!… Capisci?… Falso in atto pubblico!… Tu hai dichiarato ad un pubblico ufficiale che tua moglie era morta; hai riconosciuto, ieri, in quel cadavere che è laggiù, la tua moglie defunta!… Articolo 279!… «Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, l’identità e lo stato della propria o dell’altrui persona, ecc., ecc., è punito colla reclusione da tre mesi a un anno; – attento! – da nove a trenta mesi, se trattasi di un atto dello stato civile o dell’autorità giudiziaria». – Hai capito?…
PAOLO È fantastico!…
MARCO Trenta e trenta, sessanta mesi, che, tutt’al più, potranno esser ridotti a quarantacinque!…
Sei contento?… Scherza, scherza!…
PAOLO Ah! ne go abbastanza!… Va sulla forca tu, la Legge, il Codice Penale, la Corte d’Assise, tutti…
Io me ne infischio!
MARCO Non sarà facile!… Reato d’azione pubblica! C’è l’arresto immediato!
PAOLO Me ne infischio!
PIERO Che delinquente!
MARCO E quel cadavere di chi sarà dunque? Bisognerà aprire una nuova istruttoria, bisognerà farne l’autopsia!… Suicidio od omicidio?… Questo è il dilemma!…
PAOLO Che conti di fare adesso?!…
MARCO Far sospendere i funerali, e procedere…
PAOLO Procedere a che cosa? Sei matto! Adesso lascerai che si portino via quel cadavere, perché qui in casa non ce lo voglio più; quando sarà al cimitero, poi, ne farete quello che più vi piacerà!…
MARCO Non posso mettere tempo in mezzo!…
PAOLO E che hai paura che ti scappi?… E… intendiamoci, quello che sarà, sarà in seguito, ma adesso niente scandali in piazza!… Hai capito?… E quindi silenzio con tutti, ora, anche con gli amici; saranno sempre in tempo a sapere!… Adesso lasciamo che la solennità dei funerali non trovi inciampi disgustosi. Ci siamo capiti?…
MARCO Va bene, va bene… Ti compiango!…
PAOLO Padronissimo, fa pure!…
MARCO (uscendo dal fondo) Di chi sarà quel cadavere?
PIERO Ah! com’è divertente la vita!…
PAOLO Ah, sì!… (A Cirillo). E tu che ne dici?
CIRILLO Io? Io sto facendo sforzi sovrumani per riavermi dalla sorpresa!… (Gli si avvicina) Sei stato grande!…
PAOLO Pensi che io abbia avuto torto?
CIRILLO Torto o ragione, non conta, oramai! Sono felicissimo che sia così.
PAOLO Ma ora accadrà uno scandalo!…
CIRILLO Che t’importa?… Quanti uxoricidi, potendolo, sarebbero felicissimi di far resuscitare le loro mogli!…
PAOLO Immagina come si riderà!…
CIRILLO Si stancheranno!…
PAOLO È così sempre!… Anche nei momenti più tragici siamo perseguitati dal ridicolo!…
CIRILLO Veramente sì; nella vita vicino ai grotteschi più buffi avvampano i drammi più spaventosi; nel ghigno delle maschere più oscene urlano talora le passioni più dolorose!… Ma noi non ne abbiamo colpa se la nostra allegrezza o il nostro dolore non bastano a colmare sia pure un attimo solo della nostra vita!…
PAOLO E allora subire?
CIRILLO Mettersi al di sopra delle nostre farse e delle nostre tragedie!
PAOLO Gli spettatori della nostra stessa vita?…
PIERO Già!… Ma l’articolo 211 e l’articolo 279? Non è facile essere lo spettatore anche del Codice Penale!…
CIRILLO Lo è stato una volta, lo potrà essere ancora!…
PAOLO Ma come?!… C’è l’arresto immediato, capisci?!… Ed io ne ho avuto abbastanza della prigione!… Tornare là dentro?… Ah, no!… Eppure… non sarà certo Marco quello che mi risparmierà!… L’avete sentito?!… Come fare?!…
CIRILLO Scappa!…
PAOLO Dove?…
CIRILLO Dove?!… Lontano!… Prendi la tua Savina e fila!…
PIERO Si salvano così tanti ladri, tanti assassini!…
PAOLO Fuggire!… Ah!… Andare raminghi pel mondo, io e lei, come due banditi!…
CIRILLO Quando si hanno molti quattrini si scappa… ed touriste!… Una giovane coppia in viaggio di piacere!…
PAOLO Ecco a che cosa sono ridotto: dovermi dare alla latitanza!… Cambiare nome, cambiare volto, correre di paese in paese, impallidire alla vista di ogni poliziotto!…
CIRILLO È un’avventura!…
PAOLO E dover nascondere il nostro amore legittimo!…
CIRILLO Hai perduto una moglie, ed hai trovato una amante!… Che cosa vuoi di più bello?… […]
SAVINA (entra da destra). Paolo, ebbene?…
PAOLO (scuotendosi) Ah!… Era là? Hai sentito?…
SAVINA Sì!…
CIRILLO Sigorina Savina, sono stato così sorpreso che non ho saputo trovare una sola parola!… Ma sono tanto felice che sia così!… Ritrovo una buona amica; e son certo che ora potrete esser felici!…
SAVINA Grazie!… Ma vedete quello che ci accade ora?!…
CIRILLO Se vi volete bene, tutto il resto non conta!… Quando si è in due!… Sentirsi soli, invece… è triste!… E la sola speranza non sempre è sufficiente a riempire le nostre ore!… Domani?… Fra un mese?… Fra un anno?… Mai?… Chi sa!… È triste!… (A Paolo). Addio!… E provvedi subito, non hai tempo da perdere, fila!… E, sopra tutto, non la uccidere più!… (A Savina). Addio, signora; vado al vostro funerale!… (Le bacia a lungo la mano commosso. Poi esce per il fondo lentamente).

L. Chiarelli, La maschera e il volto, in Teatro grottesco del Novecento, a cura di G. Livio, Mursia, Milano 1965.

La scena proposta è quella in cui i nodi vengono al pettine. I motivi della condotta dei personaggi si mostrano, e questi ultimi perdono irrimediabilmente dal loro «volto» la «maschera» dietro la quale si erano fino ad ora protetti. Una maschera fatta di consuetudini e falsità. Chiarelli esalta le contraddittorietà e le discordanze inserendole in sviluppi situazionali piuttosto paradossali, assurdi e, soprattutto, ironici, tanto che diverse volte i personaggi sono mossi al riso. Paolo Grazia, metaforicamente denudato, prova con vana, e forse neanche troppa convinta ostinazione, ad appigliarsi alla difesa della sua nomea e del suo onore, dimostrando una gran paura dell’eventuale diffusione dell’ignobile scandalo, e delle conseguenti, incontrollabili dicerie.

Cirillo ricopre in questa scena un ruolo straordinariamente importante. Egli è il personaggio-filosofo imparziale, che non ha preso parte all’azione e dunque può misurare, soppesare e giudicare giustamente. E la condotta critica, di distacco del banchiere, è quella che dovrebbe assumere ogni uomo dinanzi l’illogicità dell’esistenza, così da riuscire a dimostrarne menzogne ed inganni. Assieme a Paolo, l’amico colpevole, al quale suggerisce di fuggire e darsi con la moglie ritrovata alla latitanza, è protagonista dello scambio di battute che rappresenta il fulcro dell’intera commedia. Rileggiamolo:

PAOLO È così sempre!… Anche nei momenti più tragici siamo perseguitati dal ridicolo!…
CIRILLO Veramente sì; nella vita vicino ai grotteschi più buffi avvampano i drammi più spaventosi; nel ghigno delle maschere più oscene urlano talora le passioni più dolorose!… Ma noi non ne abbiamo colpa se la nostra allegrezza o il nostro dolore non bastano a colmare sia pure un attimo solo della nostra vita!…
PAOLO E allora subire?
CIRILLO Mettersi al di sopra delle nostre farse e delle nostre tragedie!

I due personaggi pronunciano sentenze esistenziali estremamente veritiere ed amare, le quali possono benissimo essere definite come le “leggi” che un drammaturgo deve seguire per creare un testo teatrale grottesco.

Meritano di essere sottolineati anche la splendida, ed al tempo stesso spietata, vendetta che Savina consuma contro l’amante Luciano, al quale rilegge con freddezza ed ironia l’arringa difensiva pronunciata in favore dell’assistito, e che getta ignobilmente fango sulla donna pur di salvare Paolo, e la citazione dell’Amleto di Shakespeare, pronunciata dal magistrato Marco Miliotti, che rielabora il celebre dilemma “Essere – Non Essere”, in chiave «Suicidio od omicidio?…», riferendosi al cadavere femminile ritrovato nel lago e scambiato erroneamente per Savina.

In chiusura, la versione televisiva della commedia di Chiarelli realizzata dal regista Flaminio Bollini nel 1965. Nel cast, oltre a Enzo Tarascio, Aldo Giuffrè, Elisa Mainardi, Renato Lupi, Gianna Giachetti, Feruccio Soleri, Paola Quattrini ed Edmonda Aldini, un giovanissimo Gigi Proietti. Buona visione.

 

In copertina: Hermann Stenner (1891-1914), Dama con maschere.

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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