La pittura nordica dell’800 è pressoché abbandonata dagli studiosi d’arte perché spesso relegata a delle categorie o delle correnti poco rilevanti nel corso della storia dell’arte e quindi prettamente anacronistica. Il discorso diventa più complesso se si cerca di indagare la natura espressionista di Edvard Munch, da dove derivano i suoi colori, e se ci sono dei precedenti o un seguito nella pittura norvegese. Per quanto non abbiano conosciuto la stessa fama del maestro, ci sono molti suoi contemporanei che hanno compiuto dei lavori eccelsi, e tra questi c’è sicuramente Harald Sohlberg.

Harald Sohlberg, Prato fiorito nel Nord (1905) Olio su tela, 111 x 96 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

Ottavo di undici figli nasce ad Oslo nel 1869. Il padre era un commerciante di pellicce oltre che artigiano. Fin da giovane manifesta i suoi interessi verso l’arte e in particolare la pittura, anche se viene prima indirizzato a proseguire l’apprendimento del mestiere di famiglia, poiché non veniva riconosciuto in lui un grande talento. A sedici anni inizia a prendere lezioni di pittura da Wilhelm Krogh, che lo introduce al mondo artistico. Successivamente ha l’occasione di studiare anche a Copenaghen, a Weimar e a Parigi.

Ma il suo periodo più prolifico e significativo si concentra nei primi anni del ‘900. Dopo il matrimonio decide di trasferirsi a Røros dove realizzerà una serie di suggestivi dipinti che possono essere considerati tra i migliori della sua carriera. Dopo il 1920 la sua produzione si ridusse notevolmente, fino alla sua morte avvenuta nel 1933.

Harald Sohlberg, Strada a Røros in inverno (1903) Olio su tela, 90,5 x 60,5, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

La sua opera si è concentrata sempre su soggetti naturalistici. Tra i lavori più famosi vi è un insieme di dipinti dedicati alle montagne di  Rondane, dove più volte in diverse fasi della vita si ritrovò per rappresentarle. Il misticismo e simbolismo è presentissimo nei suoi quadri, come a ricordare che non si limita a riprodurre la realtà che vede, ma dipinge l’anima della natura che lo circonda. A riconferma della sua spiccatissima sensibilità vi sono le preoccupazioni più volte espresse per via dell’aumento delle costruzioni di cemento che lo circondavano già agli inizi del ‘900.

Harald Sohlberg, Calore della sera (1893) Olio su tela, 62 x 79.5 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

Sohlberg, come anche Munch, era ossessionato dal negarsi a qualsiasi appartenenza pittorica, estraniandosi così da ogni movimento oltre che dalla storia dell’arte. Con questo ha intrapreso un cammino artistico personale, delineando i punti del suo stile in base ai suoi sentimenti verso la natura, scegliendo i colori in base alle emozioni che solo il paesaggio norvegese può regalare.

Una delle sue ultime dichiarazioni suona malinconica e profetica, per quello che subì in vita e per quello che la critica gli regalò successivamente: “È probabilmente vero che, per ragioni semplici e ingenue le mie opere hanno suscitato simpatia al pubblico, ma io sostengo che esse non sono state affatto ben comprese per i valori pittorici e spirituali su cui ho lavorato costantemente nel corso degli anni.” Questo basta per comprendere che gli intenti dell’artista erano ben maggiori di un qualsiasi neoromantico, ed è per questo che merita un palcoscenico di maggior prestigio tra i pittori moderni nordici.

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