“Uno sguardo verso Nord” è quello che un uomo in qualsiasi luogo volge in maniera del tutto ingenua verso un mondo quasi ignoto, poiché lontano dalla propria cultura, ma che getta un ponte per tentare di varcare l’argine utilizzando l’arte come zattera, in qualità ambasciatrice di quello che dovrebbe essere il Patrimonio storico e culturale di un luogo, e quindi la conoscenza del luogo stesso.

Il nostro sarà un viaggio attraverso i paesaggi, le luci, il tepore, il fumo dei camini e le debolezze dell’uomo, la resistenza della legna bagnata al fuoco e quella della neve ad un passo.

Theodor Kittelsen, Il ragazzo fruga sotto la cenere (1900) Olio su tela, 68.5 x 45.5 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

In questi mesi di peregrinazioni scandinave, mai ci siamo trovati di fronte ad un pittore così singolare. Forse chi più vi si è avvicinato fu Hugo Simberg, pittore finlandese che già abbiamo conosciuto per le sue tele cupe e tetre, che spesso hanno trovato la loro ispirazione dalle leggende scandinave. Kittelsen fa qualcosa di più, rappresentando la dimensione del sogno. Nelle sue opere il mito assume una dimensione diversa, sembra di trovarsi in una fiaba, e proprio come in una storia non è anomalo incontrare Troll, gnomi e leggende varie legate ai boschi del Nord.

Theodor Kittelsen nasce nel 1857 nella città costiera di Kragerø. Già dall’infanzia manifestò il suo talento artistico, ma i genitori, che non godevano di una situazione economica florida, lo costrinsero ad apprendere un lavoro e non proseguire gli studi accademici. Per sua fortuna durante il suo periodo da apprendista da un orologiaio conobbe un mecenate, Diedrik Maria Aall, che lo convinse ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Kristiania. Poco dopo si trasferì a Monaco dove smise di ricevere l’aiuto di Aall, nel 1879 cominciò a lavorare come illustratore per alcune riviste.

File:Kittelsen - Die Pest kommt - 1900.jpeg

Theodor Kittelsen, L’arrivo della peste (1900) Matita e carbone su carta, 27,1 x 22,4 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

Ma qui avviene il grande cambiamento, ovvero le radici, le origini del pittore tornarono a farsi sentire prepotentemente. Al suo ritorno in Norvegia infatti Kittelsen trovò uno scenario assolutamente fertile per la sua sfrenata fantasia. Ritornare alla solitudine dei boschi, al silenzio della natura, alla maestosità delle chiome innevate rappresenta un cambiamento importante per la sua vita. Proprio in merito alla sua esperienza scrisse : “Quello che mi strugge è il misterioso, romantico, e magnifico aspetto dei nostri panorami, ma se d’ora innanzi non riuscissi a combinare questo sentimento con un salubre studio della Natura, temo che mi incamminerò verso la stagnazione. Mi diventa sempre più chiaro quello che dovrò fare ed ho avuto molte ispirazioni – ma io devo, devo tornare a casa, altrimenti non produrrò nulla…”.

La sua pittura pur essendo legata alla tradizione folkloristica non è però da considerarsi di minor conto o, ancor peggio, non impegnativa. Un chiaro esempio è il forte segno che ha lasciato sull’artista la terribile piaga della peste, che in Norvegia ha mietuto un considerevole numero di vittime. In alcuni suoi disegni è possibile vedere ai lati delle strade corpi abbandonati, o cimiteri improvvisati in mezzo ai boschi, situazioni del tutto reali durante quel periodo.

La sua passione per le tradizioni ataviche e le leggende nordiche lo portò ad un abbandono da parte della critica contemporanea. Il sua lato apparentemente ludico o infantile lo ha portato ad essere dimenticato in un cassetto, anche se negli ultimi anni è stato riscoperto grazie anche ad alcune storielle che spesso affiancava ai suoi dipinti. Nel 1914 morì in seguito alle complicazioni di una tubercolosi che lo aveva colpito un paio di anni prima.

Theodor Kittelsen, Nøkken, Il mostro del lago (1904) 47,5 x 70,0 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

In conclusione  vi proponiamo un racconto collegato con uno dei suoi quadri più noti, “Nøkken. Il mostro del lago” :

Il Mostro del lago

Il mostro del lago è astuto.
Gli umani sono le sue prede.
Quando il sole tramonta, state in guardia.
Potrebbe nascondersi nei fiori di ninfea,
così grandi e brillanti che vi verrà voglia di raccoglierli.
Ma quando li toccherete,
il pantano si aprirà sotto di voi
e vi afferrerà con le sue mani viscide.
Oppure, se sarete seduti sulle sponde del lago verso sera,
i ricordi affioreranno sulla superficie, all’inizio uno ad uno,
poi tutt’insieme in un turbinio,
con lo stesso calore e fulgore della luce del sole che si riflette sulle foglie di ninfea.
State all’erta! Il mostro del lago sta giocando con i vostri sentimenti.
Il lago rievoca il passato e il mostro è in agguato.
Sa come è facile intrappolarci, abbagliandoci con riflessi incantati.

 

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A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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