“Uno sguardo verso Nord” è quello che un uomo in qualsiasi luogo volge in maniera del tutto ingenua verso un mondo quasi ignoto, poiché lontano dalla propria cultura, ma che getta un ponte per tentare di varcare l’argine utilizzando l’arte come zattera, in qualità ambasciatrice di quello che dovrebbe essere il Patrimonio storico e culturale di un luogo, e quindi la conoscenza del luogo stesso.

Il nostro sarà un viaggio attraverso i paesaggi, le luci, il tepore, il fumo dei camini e le debolezze dell’uomo, la resistenza della legna bagnata al fuoco e quella della neve ad un passo.

Harriet Backer, L’addio (1878) Olio su tela, 99 x 81.5 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

Holmestrand è un paese, una strada, un porticciolo con una sinfonia costante suonata dagli alberi delle barche a vela che tintinnano al vento e lo scricchiolio delle travi in rovere sforzate dal tempo e dal mare.
Oggi partiremo da questo paesino per raccontarvi la storia di una donna, tra le pioniere nell’arte femminile dell’Europa settentrionale.
La storia dell’arte, infatti, raramente ha conservato tra le pagine sbiadite dei libri i nomi di donne illustri che con i loro sentimenti colorarono superbe tele.
Oggi conosceremo Harriet Backer, pittrice brillante, luminosa esponente dell’arte norvegese, colei che tra le prime ha sfidato il pregiudizio di un mondo con i baffi e la pipa.

Harriet Backer, Blue Interior (1883) Olio su tela, 66 x 84 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

Nel nostro percorso nordico decidemmo di esordire la serie proprio con una donna, Fanny Churberg, coraggiosa e solitaria pittrice finlandese. Oggi riprendiamo da quel punto, seppur spostandoci in Norvegia, con Harriet Backer, leader incontrastata del movimento femminista nell’arte scandianava, oltre che erede naturale della pittrice di Vaasa.

Harriet Backer nacque ad Holmestrand nel 1845 da una famiglia benestante. Appena dodicenne si trasferì con l’intera famiglia ad Oslo dove ricevette la prima educazione artistica dai grandi maestri del suo tempo, come Eckersberg e Calmeyer. Successivamente cominciò a peregrinare per l’Europa in compagnia della sorella Agathe: prima si trovò a Monaco di Baviera, poi a Parigi dove entrò in contatto con le tecniche e lo stile impressionista, anche se il suo stile è più riconoscibile nel movimento realista.

Tra il 1878 e il 1888 visse a Parigi, pur muovendosi continuamente di città in città. Questa base però le fu di vitale importanza poiché riuscì ad ottenere una maggiore popolarità, essendo la capitale francese la patria della pittura, e di fuggire dalla difficoltà ad affermarsi che avrebbe incontrato invece in Norvegia per via di un’apertura mentale ben diversa. Successivamente invece, proprio grazie alla notorietà maturata all’estero, ebbe l’opportunità di insegnare ad una scuola di pittura in patria. Questo gli permise di lasciare un segno più deciso sulle giovani generazioni, insegnando il suo pensiero e la sua arte.

Dopo una lunga vita, morì ad Oslo nel 1932. La sua pittura, semplice ed diretta, guarda sempre dall’altro lato del mondo, entra nelle case della povera gente norvegese, i contadini, e la maggior parte delle volte rappresenta donne intente nelle faccende domestiche o in un attimo di contemplazione mentre scrutano la finestra. Il suo lavoro, chiaro ed efficace, diventa un pezzo di storia dell’arte scandinava e merita una nuova considerazione perché fa di lei una pioniera, esponendola a critiche e giudizi.

Harriet Backer, Alla luce della lampada (1890) Olio su tela, 44 x 36 cm, The National Museum of Art, Architecture and Design, Oslo

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A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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