Siamo sempre qui a ricordare cose meravigliose di autori mirabolanti, o al massimo a criticare cose terribili di autori orrendi, ma mai una volta che guardiamo il marcio nel buono, mai che ci ricordiamo che anche i grandi pensatori, filosofi, scrittori o artisti hanno preso delle cantonate decisamente importanti, oggi sepolte sotto la polvere del tempo o la luce del successo.

E allora riportiamo alla luce questi fallimenti personali, queste atroci nefandezze nascoste dai libri di storia per preservare un buon esempio, avviando un processo di demistificazione di un mito immobile e perfetto, a dimostrare che anche i più grandi sbagliano.

In tutti i campi ci sono esempi validi di scivoloni carpiati, di voli pindarici finiti con figure barbine o errori madornali, ma va fatta una precisazione sulle tipologie di sbandate suddividendole in due campi: il primo andrebbe chiamato “Le ultime parole famose”, dove il “santo” di turno agita la mano inquisitrice proferendo verdetti secchi ed inequivocabili, “decapitando” il povero malcapitato che gli passa sotto mano; il secondo campo invece è legato ai fallimenti personali e potrebbe essere intitolato “Non sono stato io a fare questo”, dove il grande intellettuale afferma o compie gesti che rinnegherà egli stesso, nascondendoli quando troppo compromettenti, o semplicemente omettendoli a fallimento compiuto per salvare la propria reputazione.

Partendo dalla prima tipologia vi è un caso curioso di bocciature reciproche, tutte illustri e storicamente sbugiardate dai tempi: il triangolo di diffamazione è formato da Baudelaire, Manet e Renoir. In un rapporto di amicizia come quello che legava i primi due, non mancavano piccoli diverbi e disappunti, tra il grande critico e poeta francese e il pittore moderno nel Salon: Baudelaire infatti, malgrado la sua incredibile capacità di interpretare i suoi tempi, non riuscì mai a vedere in Manet il guizzo di una giornata parigina, della vita che scorreva per le strade, preferendogli fino all’ultimo altri pittori, come Guys e Delacroix (da tempo passato di moda). A sua volta Manet fece un errore ancor più imperdonabile, forse questa volta dettato dalle antipatie reciproche, bocciando in maniera decisa il giovane Pierre-Auguste Renoir, arrivando ad affermare che “è un ragazzo senza alcun talento. Ditegli, per favore di smettere di dipingere.”

Per trovare poi delle assurdità di appena qualche decennio successive alle vicende dei tre sopracitati, basta interrogare il letterato Emile Zola, il quale in una lettera parlando di Cezanne afferma: “Paul puo’ anche possedere il genio del grande pittore, ma non avra’ mai il genio per diventarlo effettivamente. Il minimo ostacolo lo fa precipitare nella disperazione”.

Ancora nella stessa categoria ricadono una serie di stroncature letterarie illustri: tra le più eclatanti spicca il rifiuto, per mano del poeta T.S. Eliot, di pubblicare “La fattoria degli animali” di Orwell, bocciato proprio nel 1944 poiché “questo non è il punto di vista migliore per una critica alla situazione politica attuale”. Ancor più bruciante è la mancata empatia tra Goethe e Kleist, dove il più giovane invitò Goethe a partecipare alla sua rivista “Phöbus”, ma ricevette un rifiuto. Quindi gli inviò il primo numero, accompagnato dalla commovente dedica “sulle ginocchia del mio cuore”, ma ricevette solo critiche e disapprovazione.

Nella seconda categoria, quella dei divoratori del passato, gli esempi più congeniali sono diversi, ma tra i più sovversivi vi sono le vicende legate ai pochi sopravvissuti ai bagordi di inizio secolo tra Montmartre e Montparnasse: dopo la morte di Modigliani infatti, Utrillo, Kisling e lo stesso Soutine quasi rinnegheranno la loro amicizia, relegandosi ad una vita di abnegazione, come nel caso di Utrillo, o di sfarzo, come Soutine. Proprio quest’ultimo in merito all’amicizia con Modigliani affermerà stizzito a chi gli chiedeva di lui: “Non mi parlate di quell’italiano che mi ha quasi fatto diventare un alcolizzato”. Quasi.

E’ comprensibile accettare un’atteggiamento del genere da menti illuminate? Certo che si, come ogni uomo, anche i santi sbagliano e commettono errori, sono pieni di difetti e incappano nelle stesse trappole che colpiscono tutti noi, e questa serie di memorabili scivoloni ce lo dimostra.

 

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