La notte profonda e i “Notturni” di Chopin. E la Svezia ovviamente, unica cornice possibile per la sua produzione artistica. Parliamo di Eugène Jansson, pittore svedese, protagonista con la sua controversa vita personale di un capitolo felice dell’arte svedese, la quale ha visto sorgere per le sue opere una nuova alba blu, immutata ed eterna, come nelle più belle aurore scandinave.

Eugène Jansson nacque nel 1862 da una famiglia che disponeva di modestissime disponibilità economiche: nonostante ciò riuscì ad iscriversi e seguire gli studi all’Royal Swedish Academy of Arts, grazie al notevole sforzo dei genitori volto a garantire un’istruzione più che dignitosa per i propri figli. Il talento del ragazzo di Stoccolma lo avrebbe presto portato a Parigi, il tempio dell’arte nell’800, ma a cause delle ristrette possibilità economiche non poté intraprendere il viaggio che avrebbe concluso la sua formazione. 

La sua pittura nel frattempo intraprese la via maestra del secolo, ovvero dipinse ciò che lo circondava (nonostante in un primissimo periodo i suoi soggetti prediletti furono nature morte). Il paesaggio cittadino e le solitudini svedesi divennero presto il timbro della sua pittura, ma più di ogni altra cosa, ciò che caratterizzò le sue tele fu il blu.

I luoghi dipinti sono quelli dell’amata Stoccolma, dal quartiere di Södermalm, dove visse gran parte della sua esistenza insieme alla madre e al fratello, al quartiere dove visse successivamente, che si affacciava su Gamla stan. Come detto precedentemente, i suoi dipinti più significativi (in un periodo di tempo che va dal 1890 al 1904) sono vedute notturne blu dominanti, caratterizzate da pennellate nitidamente visibili, che si intrecciano e scontrano in maniera libera e naturale. Con l’avanzare del suo “periodo blu” si assisterà ad un’evoluzione grafica che porterà ad una semplificazione sempre maggiore delle sue vedute, che nelle ultime evoluzioni, molto più astratte, fuoriescono dalla tela solo alcune luci lontane, riflessi o lampioni.

Cosa è successo dopo quel 1904 è meno importante e soprattutto più monotono: Jansson comincerà a frequentare i bagni invernali (anche a causa della sua salute precaria) dove conoscerà molti giovani atleti che diverranno i suoi modelli. I ritratti diventano il suo motivo, i ragazzi la sua passione. Il blu che gli ha regalato il successo lascerà il passo, disponendosi sul fondo, dietro i volti giovani di nuotatori e marinai.

Ma è bene ricordarlo per il suo contributo molto personale e regionalista, che si pone in sintesi di un pensiero, quello nordico, che troverà nell’artista uno dei suoi massimi esponenti. L’Impressionismo compie un passo in avanti, rompendo il muro della metropoli con la luce interiore, assente negli artisti europei, avvicinandosi all’Espressionismo nordico, impiegando uno sforzo (fisico e mentale) non indifferente, che lo porterà ad abbandonare estenuato i temi “aulici” della sua pittura. Gli scandali successivi alla sua morte, rispetto alla sua presunta omosessualità ed alla promiscuità tenuta con i giovani modelli, interessano poco, è gossip sulla sua vita privata. Basta la sua arte e questi quindici anni di produzioni.

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