Un corso di letteratura italiana contemporanea interamente dedicato alla poesia di Giorgio Caproni.

Una docente che oltre ad essere docente è anche poetessa, scrittrice e giornalista: Biancamaria Frabotta.

Uno studente: io.

E poi? Cos’altro? Appunti. Una pioggia di appunti.

In una lettera a Betocchi del 1960, Caproni parla di una fede poetica e intermittente.

Riguardo al poemetto Congedo del viaggiatore cerimonioso, il primo della raccolta ad essere scritto, nel 1960, Betocchi avrebbe voglia di accusare Caproni di crepuscolarismo, ma si rende conto che il crepuscolarismo non basta. Betocchi capisce di trovarsi davanti un fantasma. D’altra parte è un personaggio narrativo (e viene in mente Čechov). Betocchi accenna inoltre al quindicesimo Preludio di Chopin, che gli ricorda proprio la poesia di Caproni. Sensazione di gelo. Discorso poetico fantomatico, allucinato, quotidiano. Viaggiatore fratello di tutte le alienazioni, egli accoglie la sofferenza dell’epoca. Caproni nella risposta ammette di aver scritto questi versi ascoltando proprio il quindicesimo Preludio di Chopin. Parla di preludio recitato, di calata nel Limbo. La valigia ricorda da vicino il fagottino di Annina.

Caproni vuole dare un’ambientazione cinematografica oltre che teatrale.

Il libro è legato ad una profonda crisi religiosa di Caproni. E la paura sta dietro i poemetti della raccolta.

Libro dedicato ad Achille Millo, attore. È il grande interprete della poesia di Caproni.

Titolo: il congedo è il tema; allegoria del distacco (Calvino); il viaggiatore (tradizione romantica del viandante); aggettivo cerimonioso, c’è qualcosa di liturgico; prosopopea: figura con cui si introduce a parlare persone lontane o morte, ma anche cose inanimate, concetti inanimati, Caproni la utilizza per non parlare direttamente, le interposte persone parlano al suo posto, e non sono personaggi, ma maschere che monologano, senza mai essere interrotte, con un tono cerimonioso (fortissima presenza dell’ironia, che è la figura retorica più propria del Congedo e viene introdotta come atteggiamento retorico).

CONGEDO DEL VIAGGIATORE CERIMONIOSO

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.

Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.

Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. È una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.

Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento. [1]

Un uomo taciturno che inizia a parlare di colpo; fluire di versi affabili (Calvino).

L’inizio ricorda l’inizio delle Stanze della funicolare. Qui non ci sono più domande, e se ci sono hanno un valore esclusivamente ironico.

Rispetto alla poesia Ad portam inferi la drammaticità si è diluita.

Viaggio del tutto indeterminato, insicuro, ma ci sono «sicuri segni» (si tratta di voci, di brusii).

Nella seconda strofa il tono cerimonioso domina incontrastato.

Secondo la definizione di Calvino, questo personaggio è un taciturno ciarliero.

Monologo interiore di chi sogna di parlare. Il desiderio di parlare di chi conosce il silenzio. Questo porta ad un’atmosfera rarefatta. Anche il ritmo è rarefatto, e non è possibile dimenticare il significato.

Calvino considera il Congedo un racconto simbolico. Secondo Calvino Caproni è il poeta del poco.

Non può parlare di ciò che verrà dopo la discesa dal treno.

«Disperazione calma», non si tratta di angoscia e non è un merito.

Sgomento/proseguimento: evidente esempio di ironia; colloquialità che non ha un gran senso.

NOTE

[1] Giorgio Caproni, Poesie 1932-1986, Garzanti, 1989, pp. 255-258.

Gli appuntamenti precedenti:

Caproni in itinere. Parte I
Caproni in itinere. Parte II
Caproni in itinere. Parte III
Caproni in itinere. Parte IV. Introduzione ai Lamenti
Caproni in itinere. Parte V. I lamenti
Caproni in itinere. Parte VI. Le biciclette
Caproni in itinere. Parte VII. Stanze della funicolare
Caproni in itinere. Parte VIII. Il passaggio d’Enea
Caproni in itinere. Parte IX. L’ascensore
Caproni in itinere. Parte X. Litania
Caproni in itinere. Parte XI. Il seme del piangere, 1
Caproni in itinere. Parte XII. Il seme del piangere, 2
Caproni in itinere. Parte XIII. Il seme del piangere, 3
Caproni in itinere. Parte XIV. Il seme del piangere, 4
Caproni in itinere. Parte XV. Il seme del piangere, 5

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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