Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio!

Charles Baudelaire, Abele e Caino.

I fiori del male (1857) è il racconto in versi di una vicenda esistenziale fuori dall’ordinario, vissuta da un’anima complessa, turbata e lacerata. La sezione della raccolta nella quale tale complessità, tale turbamento e tale lacerazione si manifestano nel modo più feroce e violento è quella emblematicamente intitolata Rivolta, contenente tre componimenti provocatori e splendidi: Il rinnegamento di san PietroAbele e Caino Le litanie di Satana.

Dopo aver letto e analizzato, brevemente, Il rinnegamento di san Pietro [1], passiamo ad Abele e Caino. Il soggetto della poesia è noto, caro in particolar modo alla tradizione letteraria romantica. Ma Baudelaire, dall’alto del suo genio poetico, ne attua una singolare e originale rielaborazione.

Lungo tutto il componimento serpeggia sotterranea e sinistra una domanda: per quale motivo Dio preferisce Abele a Caino? Una domanda inquietante, ancor più inquietante perché priva di risposta. È da questa decisione del tutto arbitraria, ingiustificata e assurda di Dio che scaturisce l’omicidio, che il sangue di Abele sgorga e bagna la primitiva terra.

In questi versi di straordinaria intensità, dal ritmo incalzante, il poeta si scaglia violentemente contro la scelta divina. È velenosa e offensiva la rabbia, causata dall’ingiustizia, che prorompe nei versi conclusivi: «Razza di Caino, sali al cielo / e scaraventa sulla terra Dio!». Versi nei quali il poeta invasato incita Caino ad arrampicarsi fin sulla volta celeste e commettere, dopo il fratricidio, anche il parricidio, completando in un certo senso l’opera di distruzione di ciò che, forse con eccessiva facilità e credulità, si considera Bene.

È singolare notare come Baudelaire parli di una razza d’Abele che in realtà non esiste, di cui nella Genesi non c’è traccia. Individuare la ragione di tale contraddizione non è semplice. Si possono fare ipotesi, più o meno fantasiose. Personalmente intravedo nella creazione d’una razza d’Abele un motivo di scherno, di derisione nei confronti della vittima, almeno nella prima parte del componimento. Una sorta di infida vendetta contro il preferito dei fratelli. In tal senso straripano d’ironia i primi due versi, e via via tutti gli altri: «Razza d’Abele, dormi, bevi e mangia: / con che compiacimento ti sorride Dio!». Ironia che nella seconda, breve parte muta in chiaro, spietato e trionfante disprezzo.

Attenzione però – e questo è un aspetto del mito biblico che bisogna tenere sempre presente -, se è vero che Dio privilegia Abele, è altrettanto vero che quest’ultimo muore ammazzato. La vita è di Caino, egli addirittura procrea, ed è dall’assassino, dal fratricida, punito con il celebre segno, che sa tanto di una tardo e inutile mea culpa, che discende l’uomo. Sì, l’uomo è figlio del Male (il Male ha pur sempre i suoi fiori, no?), se di Male effettivamente si tratta – è l’arbitraria decisione di Dio a mettere in discussione tutto -, e questo provoca nell’animo del poeta ribelle, dell’ebbro cantore della Rivolta, una gioia febbrile e maligna, che attraversa e scuote come una scarica elettrica l’intero, meraviglioso componimento.

ABELE E CAINO

I.

Razza d’Abele, dormi, bevi e mangia:
con che compiacimento ti sorride Dio!

Razza di Caino, striscia
nel fango e muori miserabile!

Razza d’Abele, il tuo sacrificio
accarezza il naso ai Serafini!

Razza di Caino, il tuo supplizio
potrà mai avere fine?

Razza d’Abele, guarda prosperare
il tuo bestiame e le tue semine!

Razza di Caino, le tue viscere
urlano di fame come un vecchio cane!

Razza d’Abele, scaldati il ventre
al focolare patriarcale!

Razza di Caino, trema di freddo
nel tuo antro, povero sciacallo!

Razza d’Abele, ama e prolifica!
Anche il tuo oro si moltiplica!

Razza di Caino, guardati
dalle grandi brame, cuore ardito!

Razza d’Abele, tu cresci e ti pasci
come le cimici dei boschi!

Razza di Caino, trascina per le strade
la tua famiglia disperata!

II.

Razza d’Abele, la tua carogna
ingrasserà la fumante terra!

Razza di Caino, il tuo compito
non è ancora finito!

Razza d’Abele, vergognati!
il ferro è vinto dallo spiedo!

Razza di Caino, sali al cielo
e scaraventa sulla terra Dio! [2]

NOTE

[1] Si veda l’articolo Charles Baudelaire – Rivolta – Il rinnegamento di san Pietro.

[2] Charles Baudelaire, I fiori del male e tutte le poesie, a cura di Massimo Colesanti, traduzione di Claudio Rendina, Newton Compton editori, Roma 2014, pp. 293-297.

In copertina: William Blake, Adamo ed Eva trovano il corpo di Abele, 1826 circa.

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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