Nulla, vuoto, vacuità, non esistenza?
Al contrario. Qui si parla del cuore pulsante del mondo. Rossi frutti pulsanti gettano un grido ancestrale dal passato e dal futuro del genere umano. Ciò che vedremo è appunto il passato della vita sulla terra, il suo presente e il suo futuro. L’obiettivo è dimostrare ai freddi macchinari industriali dell’occidente, che questo ovale lanciato a cannone nell’universo non si adeguerà mai completamente ai suoi ideali.
Usi oramai abbandonati e culture quasi sconosciute, un tramite per scoprire la chiave dei nostri istinti più puri. Canti e riti tribali, corteggiamento, cosmesi, inclinazioni e tradizioni di popoli lontani, ma vicini a noi fin dentro le fibre dei muscoli.

Gli Huli sono i moderni rappresentanti di antichi popoli indigeni che abitavano le regioni di Tari, Koroba e Komo nella Papua Nuova Guinea. Le recenti stime valutano la loro popolazione in circa sessantamila abitanti divisi in diverse etnie, che  parlano principalmente la lingua Huli e Surroundingi e vivono da mille anni le regioni dei loro avi, con atteggiamenti e comportamenti assimilabili.
Esattamente come avveniva per tutti i popoli della terra anche la cultura Huli si tramanda oralmente attraverso aneddoti e canti popolari. Tra gli Huli si tramandano lunghe storie orali relative alle persone defunte e ai loro clan adesso scomparsi, questi sono i maggiori documenti che abbiamo per narrare le caratteristiche della loro tradizione. La stessa cosa è avvenuta anche qui da noi, ricordiamo che Iliade ed Odissea non sono che la trascrizione di storie popolari, e che solo 50-60 anni fa era naturale che le persone anziane tramandassero la loro cultura attraverso racconti e canti.
Da sempre gli Huli sono
 viaggiatori molto esperti, soprattutto per ciò che riguarda il commercio, negli spostamenti a terra ma soprattutto nella navigazione. La popolazione è divisa in sottoclan, ovvero gruppi più piccoli all’interno di clan più grandi, questa è l’unità di base della loro società, è il contenitore che delimita le attività e le parentele nella cultura Huli. Questi sottoclan funzionano in modo autonomo, possono infatti decidere le loro attività senza consultare il clan più grande, che solitamente si riunisce attraverso i rappresentanti di ogni singolo sottoclan.
Un Huli può appartenere a diversi sottoclan, a seconda della sua parentela e discendenza. Le parentele e i rapporti familiari sono molto più stretti ed evoluti di quelli occidentali. Tutte quelle persone che  negli ambiti familiari occidentali vengono chiamate “zio” o “zia” qui vengono riconosciute come “padri” o “madri“, lo stesso avviene con i cugini che divengono “fratelli“. Meraviglioso. Chiaramente i rapporti sociali restano differenziati con i genitori naturali ed i fratelli di sangue, ma la concezione familiare Huli è molto più omogenea e serrata della nostra, e in generale la parola comunità ha un valore enorme.
Tutti i clan praticano l’agricoltura ciclica, e spesso questa loro attitudine comporta lo spostamento in una nuova area dopo che il terreno ha esaurito la sua carica fertile, questo avviene anche per consentire un rimboschimento ed un recupero dell’area precedentemente abitata, e già “sfruttata” nella sua ricchezza. Un comportamento che dimostra la sensibilità naturale di queste culture ecologicamente evolute. 

La cosmesi nella cultura Huli è fondamentale, come in tutti i popoli “tribali” anche fra gli Huli il corpo diventa il primo mezzo di espressione. Attraverso i pigmenti e le decorazioni comunicano con un metalinguaggio comune a tutti i clan, una forma di comunicazione che l’occidente scimmiotta con tatuaggi e piercing indegni.
Nelle cerimonie più importanti indossano gli abiti tradizionali, gli uomini decorano il proprio corpo con argilla colorata e indossano copricapi elaborati.
 Le acconciature vengono lungamente preparate, con grande minuzia e attenzione. Sin dalla pubertà i maschi si lasciano crescere i capelli lunghi in modo da poter ornare i propri capi per le cerimonie. In queste occasioni decorano ed  abbelliscono non solo i capelli, usando pigmenti, piume di uccelli
 ( uccelli del paradiso ) e fiori come caratteristiche ornamentali, ma l’intero volto.

La cosa più interessante, oltre a bombardamento nozionistico, è notare come in questo esatto momento l’essere umano ha sviluppato culture e modi di vivere estremamente variegati. Mentre gruppetti di Huli perlustrano la foresta alla ricerca di piume colorate per i loro cappelli, nell’orbita bassa del nostro pianeta  ci sono astronauti che galleggiano nella stazione orbitale a 27.000 chilometri all’ora. Ci sono forse ottomila anni di divario evolutivo e tecnologico tra di loro, ma il pianete ospita entrambi i gruppi umani, senza problemi. Tutto questo è confortante.

 

 

A proposito dell'autore

Architetto

Raffaele Rogaia nasce a luglio del 1989 in un paese minuscolo vicino Perugia. Si laurea in architettura alla Sapienza - Università di Roma. Nel 2012 fonda il sito Freemaninrealworld e più recentemente iMalpensanti.it con cui intervalla il lavoro di Architetto e le pubblicazioni scientifiche. Amante della letteratura mitteleuropèa, della pittura romanticista e dell'arte in generale. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi editore.

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