Nessuno.

Credevate davvero che avrei perso del tempo a stilare una graduatoria tra i vari Baricco, Carofiglio, Benni, Brizzi, Ammaniti, De Cataldo e compagnia bella?

Ma per favore!

Volente o nolente, ognuno è figlio del proprio tempo, è così, punto e basta, che piaccia oppure no, senza se e senza ma. La nostra è un’epoca misera, meschina, mediocre, va da sé che è misero, meschino e mediocre tutto ciò che creiamo, tutto ciò che produciamo, anche, e forse soprattutto, in letteratura. E ciò che è misero, meschino e mediocre non merita di essere letto. Lo sarebbe se gli scrittori contemporanei fossero consapevoli della propria miseria, della propria meschinità e della propria mediocrità, ma sono tutti così arroganti, scrivendo romanzetti da quattro soldi credono di rendere un servizio necessario all’umanità intera. Sono convinti di avere talento, in un’epoca in cui il talento non esiste e non può esistere. Se si avesse la consapevolezza di essere copie sbiadite di qualcosa che c’è già stato, di qualcosa che è già stato creato e prodotto, se si avesse l’intelligenza di essere ironici, soprattutto nei confronti di se stessi, di non prendersi troppo sul serio, forse si riuscirebbe a creare e produrre qualcosa di interessante.

Siamo miseri, siamo meschini, siamo mediocri, siamo superflui (citando Pasolini, «[…] i beni superflui rendono superflua la vita», e forse in tutta la storia dell’umanità non c’è mai stata una vita superflua tanto quanto la nostra), bene! Cantiamo questa miseria, questa meschinità, questa mediocrità, questa superficialità senza sforzarci di dare una parvenza di straordinarietà, di necessità ad una vita che non è affatto straordinaria e necessaria.

Prego tutti i lettori di quegli autori citati in apertura di questa breve nota di non offendersi, e mi permetto di dargli un consiglio: accantonate scrittori del genere, accantonate i loro libri, in essi non c’è nulla di buono, nulla che meriti la vostra attenzione e soprattutto il vostro tempo, così prezioso. Amate leggere? Benissimo, mi congratulo con voi, ma vi consiglio di concentrarvi su altri Autori e su altre Opere, Autori ed Opere con la A e con la O maiuscole. Acquistate un’Opera di Pasolini, di Moravia, di Calvino, di Pavese, di Svevo, di Gadda, di Fenoglio, di Vittorini eccetera eccetera. Acquistate un Classico perdio!, che è anche più economico (potete trovare facilmente Opere di tali Autori in una qualunque di quelle bancarelle che vendono libri usati, senza spendere quelle cifre esorbitanti che vi spillano Einaudi, Mondadori e Feltrinelli per i romanzetti insignificanti degli scrittori, o meglio, scribacchini contemporanei), e vedrete che non saranno solo le vostre tasche a trarne dei benefici, ma anche, e soprattutto, la vostra testa ed il vostro animo.

E non mi si dica che i Classici sono complicati! Non sottovalutatevi a tal punto! Oggetto dei Classici è l’uomo nella sua universalità, l’uomo di ogni tempo e di ogni luogo, dunque anche voi stessi, anche noi stessi. L’inaccessibilità di un Classico è una menzogna, una vile menzogna, basta saper leggere per potervicisi avvicinare. Non c’è cosa peggiore di una lettura improduttiva, che non lascia traccia. E gli scrittori – ah, ci sono cascato di nuovo! – gli scribacchini contemporanei non producono nulla né lasciano traccia nell’animo del lettore. Non svelano, non educano, non formano come svelano, educano e formano i Classici. I Classici recidono le palpebre e spargono semi.

P.S. A proposito delle bancarelle che vendono libri usati. A causa di un funesto esame di letteratura contemporanea, sostenuto oramai parecchi anni fa (peraltro con eccellenti risultati, ironia della sorte!), la mia casa è infestata da quattro o cinque romanzetti recenti, che preferisco non citare per evitare di attaccare qualcuno in particolare quando l’oggetto della mia critica è l’intera letteratura italiana contemporanea in generale. Ebbene, ogni qualvolta che mi cade l’occhio su questi libracci mi viene il mal di stomaco. Lo giuro, è qualcosa di naturale, o meglio, di fisiologico. A lungo ho pensato cosa farne, e spesso mi è venuta in mente l’idea di portarli a qualcuna di queste bancarelle con lo scopo di ricavarne almeno qualche misero spicciolo, ma non l’ho fatto, per evitare il contagio, per evitare che qualche lettore sprovveduto li potesse far suoi. Non me lo perdonerei mai. E allora cosa ne farai?, mi chiederete voi. Credo proprio che li brucerò, come un tempo la Chiesa bruciava i libri messi all’indice.

P.S.S. A proposito dell’autoironia. Sono il primo a ridere di queste mie parole, le quali non sono altro che una vana provocazione reazionaria. So benissimo che questa mia nota non servirà a redimere il baricchiano convinto, ma si tenta in ogni modo, e spesso con risultati mediocri, talvolta imbarazzanti e persino umilianti, di riempire questa parentesi senza senso tra due infiniti nulla chiamata vita. C’è chi si abbandona alla gozzoviglia manco fosse un cosacco gogoliano, c’è chi si concentra sullo studio manco fosse un Copernico destinato a rivoluzionare l’intera astronomia, e poi c’è chi, come me, scrive brevi a caustici pamphlet contro la letteratura italiana contemporanea manco fosse un critico affermato. Non me ne vogliate, è un’occupazione come un’altra, senza alcuna pretesa.

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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