Adalberto Libera – Villino tipo B, Roma

zIMG_4975-1024x682

Adalberto Libera – Villino tipo B, Roma, 1935

Sul malinconico lungomare di Ostia all’altezza di piazzale Magellano spiccano una serie di “palazzine” dal tratto deciso e razionale, specchio di un progettista geniale qual è Libera. Da un concorso indetto nel 1933 vennero realizzati tra gli altri tre tipi di edifici denominati dall’architetto “A”, “B” e “C”, dove i primi due, similari per composizione, corrispondono ad eleganti villini su tre piani e posti dunque in prima fila sul disegno urbano, mentre l’ultima tipologia è una palazzina di cinque piani arretrata rispetto al lungomare.
L’eleganza delle forme classiche che diventeranno tipiche della trama di Libera definiscono una fase di evoluzione, poiché si tratta dei primordi della sua esperienza progettuale romana, fondamentale per capire l’intera evoluzione del suo pensiero.
Nel libro “Adalberto Libera” (Garofalo/Varesani)  viene giustamente affermato a riguardo delle architetture di Ostia:“[…] realizzati in quella che la critica ha unanimemente riconosciuto come la fase di maturazione del linguaggio di Adalberto Libera, i villini di Ostia sono le sue prime opere romane. Nonostante il degrado e le manomissioni subite, rimangono tra gli esempi più significativi del razionalismo a Roma”.

 

Adalberto Libera – Villa Malaparte, Capri

Schermata-2015-06-21-alle-23.28.011-1024x769

Adalberto Libera – Villa Malaparte, Capri, 1938-42

Non poteva mancare il simbolo, l’emblema dell’architettura razionalista (almeno per quanto concerne l’edilizia privata). La star di questo quintetto è proprio l’integrata villa caprese di Curzio Malaparte, scrittore italiano oltre che giornalista e intellettuale della prima metà di novecento.
Sulla paternità del progetto ancora si discute: mentre critici e cultori continuano ad attribuirla a Libera, canali sotterranei (nemmeno troppo profondi in realtà) recuperano frasi e discorsi dello scrittore italiano in cui afferma di aver partecipato attivamente alla progettazione della casa, quasi portando avanti autonomamente il progetto. La realtà probabilmente è una via di mezzo, ovvero Libera progetto la villa pur seguendo ben precise indicazioni del poliedrico committente.
Comunque a parte i fantasiosi dibattiti, la Villa risulta una delle più iconografiche della storia italiana: copertine, pubblicità, film, libri e quant’altro, senza contare che oggi probabilmente in quel luogo non si sarebbe mai potuto costruire in maniera “regolare” (neanche all’epoca in realtà, ma l’amicizia con Ciano sembra abbia agevolato il proprietario per alcuni permessi…).
Profetiche le parole dello scrittore descrivono però la sua futura abitazione:“Le case le vorrei tutte di bella pietra, ben squadrate, con le altane aperte sui golfi del cielo..”.
Rimarrà eterna, la casa-scogliera, come un panteistico esperimento di onnipotenza.

 

Gruppo 7 – La casa elettrica, Monza, 1930

Vista-Sud-Est

Gruppo 7 – La casa elettrica, Monza, 1930

La casa elettrica, il modello e prototipo della casa razionalista, il simbolo della casa moderna, fu presentata ed esposta in occasione della triennale Internazionale delle Arti Decorative ed Industriali Moderne di Monza nel 1930. Non è sopravvissuta che qualche mese purtroppo.
La casa-padiglione venne progettata dal Gruppo 7, in particolare dal duo Figini-Pollini, i quali si cimentarono nella riproduzione dell’edilizia moderna con tutti i suoi pregi e difetti: la scelta di sfruttare al meglio e in maniera “razionale” gli spazi a disposizione, l’utilizzo di materiali e oggetti di design che si integrano all’interno dell’edificio massimizzando la fruizione, sono decisioni dettate dalle problematiche del proprio tempo.
Il nome è ovviamente ancora una volta omaggio all’efficienza dovuta dai moderni apparecchi elettrici presenti all’interno della casa.
In finale le grandi aperture che attraversavano la casa e i materiali utilizzati (metallo cromato, linoleum, eternit, celluloide) hanno dato una linea guida per la progettazione che ha segnato gli anni a venire.

 

Luigi Moretti – Palazzina della Cooperativa Astrea, Roma

9423188

Luigi Moretti – Palazzina della Cooperativa Astrea, Roma, 1947-51

“Spazio”, storica rivista di Architettura fondata da Luigi Moretti, aprì così un articolo dedicato alla prima opera realizzata a Roma dall’architetto: “La dignità della casa, intesa come ambito geloso e proprio dell’uomo, come mitica fortezza contro cui cadono le avventure e i fatti estranei del mondo, è in questo edificio fermata con rapporti e misure di spazi, del tutto diversi da quelli usuali e usurati dalla dilagante “edilizia” […].”
C’è un conflitto di interesse, si, è vero, ma mai parole potevano risultare più verosimili e azzeccate.
Luigi Moretti raccoglie la difficile eredità lasciatagli dal secondo conflitto mondiale: il gruppo dei razionalisti è smembrato (molti morti, alcuni scappati, altri non lavoreranno più), mentre in Italia si lavora per ricostruire una nazione in ginocchio dopo la delusione fascista e le barbarie della guerra.
E’ un architettura sociale quella proposta da Moretti, che toccherà livelli elevatissimi di poesia negli anni successivi.

 

Luigi Moretti – Palazzina “Il girasole”, Roma, 1947-50

DSCN1816-ridimensionata-1024x768

Luigi Moretti – Palazzina “Il girasole”, Roma, 1947-50

L’apoteosi dell’architettura morettiana, capace di valicare il limite del razionalismo moderno, ma comunque significativa da essere inserita in questa speciale selezione dei “Fondamentali”.
La palazzina “Il Girasole”, situata ai Parioli, è il simbolo della funzione unita al gusto. Il complesso abitativo, rialzato dal livello stradale con un elegante basamento in travertino, cattura con i suoi panneggi che increspano le pareti laterali i raggi del sole generando e accentuando le variazioni luminose: da queste caratteristiche ne deriva il soprannome di “Girasole”.
Moretti compone il suo capolavoro soprattutto nel prospetto principale: la composizione è plastica e razionale, la facciata risulta rigidamente scomposta. Con il progetto dell’edificio, Moretti rinnova radicalmente il tema della palazzina, interpretando in maniera anticlassica alcuni degli elementi peculiari di questa tipologia edilizia.
E’ dunque ancora una volta l’ambiguità di questi elementi, il fascino sublime del disegno morettiano, a rendere il progetto l’apice ed al tempo stesso l’epilogo di un percorso iniziato anni prima.

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: