All’interno del vasto e variegato panorama filosofico del Seicento, il pensiero di Cartesio (1596-1650) rappresenta probabilmente l’esperienza più significativa. Tra i molti meriti del filosofo francese, il fondatore del razionalismo, al quale si fa risalire inoltre la nascita della filosofia moderna, quello di aver suscitato una serie di pensieri, e dunque di pensatori, a lui affini oppure opposti. Tra i filosofi appartenenti a questa seconda schiera, spicca senza dubbio Blaise Pascal (1623-1662), illustre precursore dell’esistenzialismo.

Per Pascal, anch’egli come Cartesio matematico oltreché filosofo, il problema fondamentale sul quale si deve concentrare l’indagine speculativa riguarda il senso della vita. È quanto emerge con chiarezza da alcune significative e celebri pagine tratte dai suoi Pensieri (1669), appunti che avrebbero dovuto comporre una ben più ampia opera intitolata Apologia del Cristianesimo, in realtà mai realizzata a causa della prematura morte dell’autore:

«Non so chi mi abbia messo al mondo, né che cosa sia il mondo, né che cosa io stesso. Sono in un’ignoranza spaventosa di tutto. Non so che cosa siano il mio corpo, i miei sensi, la mia anima e questa stessa parte di me che pensa quel che dico, che medita sopra di tutto e sopra se stessa, e non conosce sé meglio del resto. Vedo quegli spaventosi spazi dell’universo, che mi rinchiudono; e mi trovo confinato in un angolo di questa immensa distesa, senza sapere perché sono collocato qui piuttosto che altrove, né perché questo po’ di tempo che mi è dato di vivere mi sia assegnato in questo momento piuttosto che in un altro di tutta l’eternità che mi ha preceduto e di tutta quella che mi seguirà. Da ogni parte vedo soltanto infiniti, che mi assorbono come un atomo e come un’ombra che dura un istante, e scompare poi per sempre. Tutto quel che so è che debbo presto morire; ma quel che ignoro di più è, appunto, questa stessa morte, che non posso evitare» [1].

In una dimensione esistenziale colma di punti interrogativi, al centro della quale domina una sola certezza, la morte, Pascal rivendica l’assoluta importanza dello studio dell’uomo. Non si può prescindere da ciò, e tutto il resto non è che «svago», «esercizio intellettuale», «inutile curiosità».

Il filosofo francese considera l’uomo, e dunque la vita, come una sorta di mistero, o meglio, di enigma, la cui soluzione non può essere rappresentata che dalla fede. In tal senso, lo scopo di Pascal è dimostrare come il cristianesimo sia l’unico mezzo attraverso il quale sciogliere l’eccezionale rompicapo. Solamente tramite la fede si può giungere alla risoluzione del problema fondamentale, come abbiamo già visto, quello relativo al senso della vita.

Pascal si rivolge al libero pensatore miscredente caratteristico della propria epoca, sforzandosi di dimostrandogli con la massima chiarezza la logica e la sensatezza della soluzione cristiana in merito alla questione esistenziale.

Quello di Pascal è un pensiero decisamente religioso, e questo perché egli fu animato da una ardente vocazione cristiana, esplosa in seguito ad una improvvisa illuminazione la cui testimonianza il filosofo portava cucita nel proprio vestito. Una piccola pergamena, un breve scritto datato 23 novembre 1654 e denominato Memoriale, che segna la svolta decisiva all’interno della vicenda biografica, e dunque filosofica, dell’importante pensatore francese precursore dell’esistenzialismo moderno:

«L’anno di grazia 1654,

Lunedì, 23 novembre, giorno di san Clemente papa e martire e di altri nel martirologio,
Vigilia di san Crisogono martire e di altri,
Dalle dieci e mezzo circa di sera sino a circa mezzanotte e mezzo,

Fuoco.

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, non dei filosofi e dei sapienti.
Certezza, Certezza. Sentimento. Gioia. Pace.
Dio di Gesù Cristo.
Deum meum et Deum vestrum.
“Il tuo Dio sarà il mio Dio”.
Oblio del mondo e di tutto, fuorché di Dio.
Lo si trova soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.
Grandezza dell’anima umana.
“Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto”.
Ch’io non debba essere separato da lui in eterno.
Gioia, gioia, gioia, pianti di gioia.
Mi sono separato da lui.
Dereliquerunt me fontes aquae vivae.
“Mio Dio, mi abbandonerai?”.
“Questa è la vita eterna, che essi ti riconoscano solo vero Dio e colui che hai inviato: Gesù Cristo”.

Gesù Cristo.
Gesù Cristo.

Mi sono separato da lui; l’ho fuggito, rinnegato, crocifisso.
Che non debba mai esserne separato.
Lo si conserva soltanto per le vie insegnate dal Vangelo.
Rinuncia totale e dolce.

Sottomissione intera a Gesù Cristo e al mio direttore.
In gioia per l’eternità per un giorno di esercizio
sulla terra.
Non obliviscar sermones tuos. Amen» [2].

NOTE

[1] B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino 1962.

[2] Ivi.

In copertina: Augustin Pajou (1730-1809), Blaise Pascal (particolare), Museo del Louvre.

A proposito dell'autore

Classe 1989, dopo il diploma di liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", dove mi laureo nel luglio del 2015 con la tesi "Figlie della crisi. I personaggi femminili di Heinrich von Kleist", pubblicata sulla rivista «Le rotte - Il porto di Toledo». Sempre presso lo stesso ateneo, nel settembre del 2017, conseguo la laurea magistrale in Filologia Moderna, con la tesi "Con le parole guerra alle parole. Linguaggio e scrittura in Carlo Michelstaedter". Sul blog bazzecole.altervista.org i maldestri tentativi di scrittura creativa.

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