L’aspirazione più alta e ancestrale che può avere un architetto è quella di costruire e progettare la propria abitazione. La volontà di creare un luogo tengibile e trascendente al contempo, un bisogno antico che ci arriva diritto dagli albori del uomo sulla terra, e argomento topico che rappresenta sicuramente l’atto primo dell’architettura sulla terra.

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Lo stesso discorso vale per l’abitazione progettata da Mario Ridolfi in località Marmore vicino Terni. Un tributo dell’architetto alla casa come rifugio, e soprattutto un sentito dono a sua moglie Adelina, moglie a cui è intitolata la casa con il suo nomignolo “Lina”. L’enorme sforzo progettuale da parte dell’architetto è testimoniato dal grande numero di disegni ed elaborati, ciò testimonia una grande ricerca del dettaglio architettonico e della compiutezza formale dell’opera. E’ proprio la qualità dei dettagli architettonici che dimostra gli intenti e le capacità dell’architetto. Tutto scaturisce da un importante mole di disegni che descrivono addirittura nove soluzioni di progetto, un iter progettuale che è più interessante dell’oggetto stesso, schizzi prospettici, planimetrie, assonometrie sezioni e studi minuziosi del particolare. Ad ogni soluzione e ad ogni fase successiva il disegno affronta e scandaglia l’idea materica delle sue volontà progettuali, un percorso che porta alla volumetria definitiva della stella a dieci punte. Il faldone dei disegni contiene inoltre undici studi riguardanti un possibile ampliamento della casa, un operazione mai effettuata che ci riporta però l’intenzione da parte di Ridolfi di creare una zona-studio dove lavorare e trovare la concentrazione adatta alla progettazione.

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Per i profani è sicuramente più semplice apprezzare i disegni di dettaglio per le finiture e per gli arredi: i comignoli, la copertura, la scala a chiocciola, le pavimentazioni, gli infissi e le celeberrime realizzazioni in ferro battuto. Le ultime testimoniano la vicinanza dell’architetto alle creazioni artigianali e ai manufatti, in un connubio tra industrile e artigianale di stampo “arts and crafts” ( sottolineo il famoso “nodo d’amore” ricavato nella ringhiera). Casa Lina possiede uno schema planimetrico formato dalla rivoluzione di due pentagoni inscritti in una circonferenza di sette metri di diametro, osservando la pianta sono subito lampanti le sponde e i rimandi con le costruzioni planimetriche barocche, oppure azzardando, con la grande sala della piazza d’oro di villa Adriana. Proprio quel tipo forze magnetiche che deformavano le strutture barocche rientrano nella casa di Ridolfi, descrivendo ambienti calibrati dalla geometrie del disegno. Proprio l’interno viene diviso in aree d’uso distinte ma in continua comunicazione con il vano centrale, questo assetto spaziale conferiva alla casa una  continuità visuale, ed al tempo stesso una ben delineata divisione tra i vari ambiti. Purtroppo negli anni successivi alla costruzione l’abitazione venne suddivisa con aggiunte posteriori che deturperanno l’idea iniziale. L’esterno è rivestito di pietra “sponga” alternata a delle fasce parallele di mattoni rossi. Importante è il contributo della lanterna pentagonale posta in sommità del tetto, che illumina gli ambienti interni e in particolare lo spazio centrale  che viene determinato dalla luce della lanterna stessa. Ridolfi abiterà casa Lina fino alla sua morte nel 1984, tutto lo sforzo progettuale e formale legherà alla casa il simbolo dell’amore per la moglie e della volontà dell’uomo di crearsi un angolo protetto di mondo.

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A proposito dell'autore

Architetto

Raffaele Rogaia nasce a luglio del 1989 in un paese minuscolo vicino Perugia. Si laurea in architettura alla Sapienza - Università di Roma. Nel 2012 fonda il sito Freemaninrealworld e più recentemente iMalpensanti.it con cui intervalla il lavoro di Architetto e le pubblicazioni scientifiche. Amante della letteratura mitteleuropèa, della pittura romanticista e dell'arte in generale. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi editore.

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