La scuola di Amsterdam faceva la voce grossa in Olanda, sembrava non avere rivali nei primi decenni del ‘900. I loro miti erano Berlage e Sullivan, e la loro sperimentazione architettonica sulle nuove tipologie popolari si poneva come la creazione di “edifici educati”. Sempre ben inseriti nel contesto, accortezza nei materiali, spesso e volentieri l’uso(e forse l’abuso) dei classici mattoncini olandesi e funzionali nella loro semplicità. Poi un giorno è arrivato Rietveld.

Gerrit Rietveld, nativo di Utrecht nel 1888, assistette alla crescita della scuola di Amsterdam da molto vicino ma nonostante ciò non ne rimase influenzato. Decise di seguire un altra strada, più riconducibile al percorso intrapreso dal pittore Piet Mondrian e da Theo van Doesburg, poi sfociato nella nascita del De Stijl. Ed è proprio in quest’ottica che pone la sua architettura più importante, il suo piccolo capolavoro, Casa Rietveld Schröder.

La casa si trova ad Utrecht, al termine di un complesso di case a schiera in mattoncini rossi, in posizione di rilievo dato che è situata all’incrocio di due strade. Chiunque, a prima vista, può capire che l’intenzione suscitata da Rietveld non è quella di porgere la mano agli edifici confinanti, ben più simili alla scuola di Amsterdam che al Neoplasticismo del De Stijl. Qui rompe il formalismo contemporaneo stravolgendo le leggi architettoniche classiche e avvicinandosi di più ad una riproduzione di un quadro di Mondrian in tre dimensioni che ad una casa contemporanea. Verticale e orizzontale, due segni sono più che sufficienti per fare un architettura Rietveldiana.

L’interno è ancora più sconvolgente se vogliamo. Le stanze non esistono materialmente, ma si compongono attivamente. E’ il frutto di un arguto open space che si compone a seguito dello slittamento di pareti, volumi e separé. Un continuo con la facciata esterna in un certo senso, poiché le pareti non essendo “pesanti”, ma anzi leggere e mobili quando ci sono, accentuano le verticalità e le orizzontalità nelle loro contrapposizione. Inoltre l’architetto di Utrecht, essendo anche un falegname di formazione, decise di progettare appositamente per la casa i tavoli, le sedie e molti altri arredamenti che mantengono fede all’intero edificio.

Di recente la casa Schröder è stata inserita tra i patrimoni dell’Unesco, e a seguito della morte della proprietaria è divenuta un museo, oggi visitabile. Di Rietveld cosa è rimasto? L’irriverenza con la quale si è posto di fronte alla tradizione, il coraggio di spostarsi decisamente dall’altra parte, senza creare equivoci. Ha stupito, e stupisce ancora oggi, gusti a parte. Rietveld è stato la benzina nei motori, la spinta delle generazioni successive di architetti olandesi, e che ha reso i Paesi Bassi una fucina di idee architettoniche sempre innovative e interessanti.

 

 

 

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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