Le premesse dichiaratamente utopiche ci proiettano fino ai primi esperimenti realizzati. Per arrivare ad esempi significativi bisognerà analizzare i resti delle cittadine etrusche e greche, le quali spesso (per lo meno in quelle ritrovate in età moderna) sembrano tradurre un progetto politico oltre che urbanistico: in questo senso le città di Marzabotto e Gonfienti, realizzate intorno al VI secolo a.C., e la città di fondazione di Thurii (agglomerato urbano creato per volere di Pericle nel 444 a.C.), rappresentano dei validi esempi di centri nati con intenti coloniali, ed è proprio intorno alle loro edificazioni che aleggiano le idee visionarie e matematiche di Ippodamo da Mileto.

Il piano di Mileto, attribuito tradizionalmente a Ippodamo

L’architetto greco è considerato il padre di molti nuclei abitativi rivoluzionari e presi ad esempio nell’arco dei secoli successivi: le forme rigidamente disegnate e tradotte in percorsi urbani, i lotti precisamente affiancati e ugualmente suddivisi, si ispirano alla teoria protagoriana secondo cui “l’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono”. Ancora va rimarcato l’aspetto geometrico e dunque anche un’influenza pitagoriana nei suoi disegni matematicamente perfetti: in questo schema si riflette architettonicamente l’isonomia, un concetto vicino all’assimilazione ai cittadini di pari prerogative e potenzialità, un’atteggiamento democratico che vede l’uomo al centro della “polis” moderna.

L’opera dell’architetto di Mileto appare profetica nonostante la sua estrema semplicità, la quale verrà ripresa più volte durante la storia dell’urbanistica, con risultati completamente diversi: da una parte Barcellona, con la sua stretta maglia di strade e palazzi che mantengono però un aspetto ancora umano, orizzontale, conservando tutto sommato un rapporto onesto tra uomo e città; un caso completamente diverso è quello di Manhattan, luogo in cui le teorie ippodamee sono state stravolte a beneficio di uno sviluppo totalmente verticale e lontano.

Tornando al percorso intrapreso seguendo una linea temporale, dobbiamo dire che l’importanza dell’uomo e il susseguirsi del dibattito sulla “città ideale” riprenderà in maniera significativa con esperimenti concreti nel pieno Rinascimento, dove l’impegno di molti artisti, architetti e filosofi troverà nella città ideale un’utopia comune. Da lì ripartiremo nel prossimo articolo.

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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