La violenta trasformazione della città mi appare come la metamorfosi di un giocoliere, cento cattivi giornali sono cresciuti come funghi e sono strillati in tutte le strade. Un invasione di venditori e ciarlatani riempie le piazze. Tutti i monumenti si innalzano bandiere, si fanno dimostrazioni. Roma perderà l’aria di repubblica mondiale che ho respirato per 18 anni, essa discende al grado di capitale degli italiani, i quali per la grande situazione in cui li hanno posti le nostre vittorie, son troppo deboli. È una fortuna che io abbia quasi completato il mio lavoro, oggi non potrei più sprofondarmi in esso. Il medioevo è come spazzato via dalla tramontana con tutto lo spirito storico del passato. Roma ha perduto per sempre il suo incanto.
Ferdinand Gregorovius

Un mese dopo la breccia di Porta Pia, lo storico e medievista tedesco Gregorovius appuntava sul suo diario questo pensiero amaro in merito all’aria di cambiamenti che si respirava nella capitale. Roma non sarebbe stata più la stessa, aveva ragione, un altro volto si preparava ad accogliere turisti e visitatori, completamente nuovo e lontano dall’incanto medioevale.

Ettore Roesler Franz, acquarellista romano, ebbe il merito di descrivere con più evidenza di mille parole i cambiamenti che si avvicendavano non lasciando spazio al ricordo di ciò che viveva precedentemente in quei luoghi, tranne che in piccoli totem isolati. In un articolo di Bellinzoni apparso nel 1881 sul “Popolo romano” venne lodato apertamente l’operato del pittore riconoscendogli il merito di aver “abbandonato le vie del commercio […] ha compreso che la sua città natale andava a perdere per le esigenze della vita moderna e de’ suoi nuovi destini, la caratteristica sua più impressa di romanticismo, che oltre al formare l’incanto dei “touristes” ed adescare le voglie del pittore, serve di delucidazione storica ai tempi bui del medioevo”. 

Dal 17 dicembre 2014 fino al prossimo 28 giugno 2015 saranno esposte nuovamente, dopo un doveroso restauro avvenuto negli ultimi anni, quaranta opere della serie “Roma pittoresca”, nota anche come “Roma sparita”, che in questo caso saranno affiancate dalle immagini storiche della capitale prima dei massicci lavori che hanno sradicato gran parte della città medioevale. Al museo di Roma in Trastevere potrete dunque osservare con rinnovato splendore il documento artistico restituito alla città di Roma, romantiche visioni che altrimenti sarebbero andate perdute.

Concludiamo infine con le parole di Ferdinand Gregorovius in merito alle opere dipinte dal pittore romano, alle architetture che non ci sono più e alla sua capacità di raccogliere con uno sguardo tutto il pittoresco che vi era in questa città: “una vista originale ed attraente quale non esiste forse la seconda in questa città delle memorie. Di là si scorge il pittorico Trastevere, colle sue antiche architetture, colle sue torri rovinate […] in faccia le file delle case del Ghetto costruzioni quasi a foggia di torri, e bizzarre colle finestre ornate di vasi di fiori, e dalle mura delle quali pende ogni sorta di masserizie, la quale fila di case scende fino al fiume le cui onde torbide ne lambiscono le mura. Allorquando lo visitai per la prima volta il Tevere era straripato e le sue acque scorrevano per la strada più bassa detta la Fiumara”

A proposito dell'autore

Architetto

Lorenzo Pica nasce il 15 Febbraio 1989. Frequenta il liceo Scientifico, senza infamia né gloria, ed in questo stesso periodo di formazione conosce le meraviglie dell'arte e decide di frequentare in un prossimo futuro la facoltà di Architettura. Dopo essersi iscritto all'università Sapienza di Roma, concluderà i suoi studi con la laurea nel 2015. Successivamente si trasferisce a Milano, dove porterà a termine il Master in Lighting Design al Politecnico. Ha pubblicato nel 2017 il libro "Coloreria Schamash" per Morlacchi. Appassionato di viaggi, musica e letteratura.

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